L’Atomo Italiano tra Ambizione e Realtà: Una Prospettiva Industriale – di Pierangelo Panozzo

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L’Atomo Italiano tra Ambizione e Realtà: Una Prospettiva Industriale – di Pierangelo Panozzo

L’attuale dibattito sul ritorno del nucleare in Italia, culminato nella costituzione di Nuclitalia S.r.l. il 14 maggio 2025, richiede un’analisi che superi la superficie dei comunicati stampa per addentrarsi nella pragmatica dei cantieri. Chi ha frequentato per motivi professionali le poche realtà italiane e i grandi giganti stranieri sa che la sfida non è più solo scientifica, ma squisitamente legata alla capacità di esecuzione e alla scelta dei partner tecnologici corretti.

Oggi, una centrale di quarta generazione può essere realizzata in un arco temporale compreso tra i cinque e i sette anni, a patto di rivolgersi a chi possiede l’esperienza consolidata nel “fare”. In questo scenario, la convenienza risiede nell’acquistare tecnologia da chi ha mantenuto le linee di produzione attive e ottimizzate. L’eccellenza mondiale si trova a Västerås, in Svezia, sede di Westinghouse Electric Sweden. È qui che risiede l’eredità tecnica dei sistemi ATOM e BWR dell’ex divisione nucleare di ABB, rappresentando ancora oggi il polo di progettazione dei sistemi e del combustibile più avanzato per affidabilità e integrazione digitale. In alternativa, la Francia con EDF rimane il punto di riferimento naturale, essendo la più grande realtà operativa in Europa, sebbene caratterizzata da una complessità burocratica superiore a quella scandinava.

Il quadro normativo italiano, pur segnando passi avanti con il disegno di legge delega A.C. 2669 e le audizioni in commissione, sconta ancora una certa timidezza finanziaria. Il budget previsto di 60 milioni di euro per il triennio 2027-2029 è una cifra simbolica, utile appena a finanziare studi di fattibilità e attività preparatorie. Sebbene produrre energia elettrica dal nucleare sia economicamente vantaggioso nel lungo periodo per la stabilità del paniere energetico, gli investimenti necessari per la messa a terra di nuovi reattori sono dell’ordine di decine di miliardi, risultando strutturalmente incompatibili con le sole risorse pubbliche ordinarie.

Sotto il profilo degli obiettivi temporali, l’auspicio di vedere i primi 300-600 MW operativi entro il 2035 rappresenta uno scenario estremamente ottimistico, un traguardo auspicato che si scontra con l’attuale stato dell’iter parlamentare e le lungaggini autorizzative tipiche del territorio nazionale. Perché tale visione si concretizzi, Nuclitalia dovrà evolvere rapidamente da società di studio a polo di coordinamento industriale, capace di integrare le competenze di Enel, Ansaldo Nucleare e Leonardo con la tecnologia d’importazione già validata.

In conclusione, l’Italia si trova di fronte a un bivio strategico. La via del nucleare di quarta generazione e dei modelli modulari (SMR) offre una flessibilità inedita. Tuttavia, senza un impegno finanziario proporzionato all’entità degli investimenti richiesti e senza una partnership profonda con le realtà di Västerås o di EDF, il rischio è che l’ambizione di coprire fino al 22% della domanda elettrica nazionale entro il 2050 rimanga confinata nei documenti programmatici, anziché tradursi in chilowattora immessi in rete.

Pierangelo Panozzo

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