MEDESANO Mostra di Flavio Cantoni “IN PUNTA D’ARGENTO” nel corridoi del Municipio dal 7 al 26 Marzo 2026 – organizzato dalla sezione arte del Cercalibro

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Medesano Municipio , 7-3-2026 – FLAVIO CANTONI mostra  – IN PUNTA D’ARGENTO

Sono nato a Medesano e ho frequentato il Toschi a Parma, naturalmente poi una volta diplomato ho insegnato educazione artistica in diverse scuole di Parma e provincia, Medesano, Medonia, Noceto, Salimbene a Parma, diciamo poi tutta la provincia. Nel 1976 ho realizzato la mia prima mostra proprio qui a Medesano al vecchio polmonatorio quando c’era Tivoli come sindaco e nel tempo ho proseguito con dei concorsi diciamo regionali di pittura, ho vinto il premio a Noceto, premio Anta, dove c’era in giuria Nando Negre che è uno dei pittori più famosi parmensi. Ecco zucchi d’albero, zucche nature morte realizzate con una tecnica antica cinquecentesca, la punta d’argento.

La punta d’argento è una tecnica antichissima che sostituisce la matita e che mi è stata così consigliata dal mio maestro a cui devo molto che è Federico Bellicchi di Parma, conosciutissimo artista. È una tecnica particolare, difficile, diciamo che bisogna preparare naturalmente il foglio, non la tavola, bisogna fare una preparazione particolare in maniera che poi l’argento lascia un segno come quello della matita. Quella è la diversità che il segno della punta d’argento non si può cancellare, quindi se uno sbaglia deve rifare il disegno.

Nel tempo poi la punta d’argento prende un colore più caldo, perché si ossidano nel tempo e prende quasi un colore sepiato, un grigio sepiato. È una tecnica per me molto raffinata, perché là si ha un segno molto soffuso, delicato, non si arriva mai al nero assoluto, è tutta una serie di grigi, di sfumature molto delicate. Federico Bellicchi mi aveva portato di ritorno dal Messico, una cosa molto particolare dal Messico, e mi ha regalato praticamente questa barretta d’argento che non sapevo cosa fosse.

Questa tecnica è stata utilizzata da artisti come Leonardo da Vinci, grandi del passato, un po’ il torno, Dürer, eccetera. Diciamo che è una tecnica che io amo molto, perché la mia tecnica preferita è il disegno, più che la pittura. E qui il titolo è Agglomerazione.

Io amo molto la natura, dove vivo vicino in campagna, dello scorso anno. Comunque è Agglomerazione, diciamo che i boschi, generando per i boschi, eccetera, una natura un po’ trascurata, c’è questa agglomerazione dei sassi, di questi tronchi morti, orrosi, eccetera. Mi affascina appunto questa composizione.

Io ho cercato di ricreare, di reinventarmi una composizione su queste forme di alberi sospesi nel tempo, perché nel tempo i segni cambiano. Addirittura nel caso di questo, che è un tronco che ho ripreso lungo il fiume, eroso dal fiume, è come se il tempo si fermasse e i segni lasciano questa testurna particolare che mi affascina. Diciamo che le cose semplici della natura sono i miei soggetti preferiti.

Questo non è ancora sepiato, perché io lo fisso. Se lo fisso, altrimenti cambia colore nel tempo, però ci vuole un mese, diventa sepiato, diventa… Ecco, qui invece, ad esempio, abbiamo tutta una serie di nature morte. Soprattutto sono fiori appassiti.

Quando viaggio, vado a giro per la campagna, a volte vedo dei fiori lasciati per terra. Quando questi fiori muoiono, prendono architetture particolari, forme particolari e soprattutto poi il colore è molto soffuso. A mio avviso l’assia è questo colore quasi, direi, poetico, secondo me.

Io cerco quindi di dare questa sensazione di vanessenza e mi affascino queste architetture che si formano con il fiore che si accartoccia e crea una nuova forma. Poi qui ci sono altre forme, sempre con questi fiori, queste erbacce, ad esempio, cose insignificanti per la gente. Quando vedo queste forme così, cerco di ridare vita a questi fiori appassiti.

Ad esempio, in quel caso, questo era un fiore dentro una pozzanghera, questi petali piegati, diciamo, piegati dal vento, lasciati così quasi morire. Mi piace ridare vita con dei colori che, diciamo, poeticamente hanno questa delicatezza, hanno questo addirittura bagliore con dei colori. E queste sono composizioni, sono composizioni, cerco di, diciamo, l’ho introdotto, diciamo, in uno schema un po’ astratto, se vogliamo, per l’arricchimento del disvegno.

Anche questo, ecco, qui, ad esempio, sono due opere particolari, anche queste, sono due, diciamo, alberi che si incontrano, ma da dove ho preso spunto? Erano praticamente due, c’erano in un parcheggio, c’erano due strisce, quelle strisce gialle del parcheggio e c’erano queste forme, diciamo, avevano questa forma strana, avevano questa forma strana, diciamo, la strada con delle crepe, aveva creato questa forma particolare e io l’ho trasformata, ecco, un po’ difficile di spiegare, l’ho trasformata in due alberi con questi colori delicati, questo è un albero, un albero che, diciamo, che il tempo sospeso lo ha trasformato in questa, diciamo, questa forma, questa forma dove c’è il… No, no, no, addirittura Castellarquato, praticamente poi io mi sono inventato questa, come se fosse su un lago, no, praticamente, è un albero, diciamo, dove l’Ederano, diciamo, l’ha cerchiato e l’ha fatto morire, diciamo, a certo punto. Era un tramonto, era il tramonto, la serata dove c’era questo tramonto e mi ha affascinato molto questa atmosfera particolare, insomma, forse un po’, diciamo, triste un po’, forse, e l’ho realizzato con dei colori, diciamo, molto delicati, molto soffusi e questo è il mio modo di vedere le cose, anche nella figura umana, ho realizzato una mostra da Forni a Bologna, ho fatto una mostra alla Libreria Bocca Milano Torino e qualche, e due mostre anche in Belgio, dove ho sposto delle punte d’argento e questa è un po’ la mia storia, diciamo. Adesso io, diciamo, ho smesso di farlo professionalmente, però sto continuando ancora a lavorare e a realizzare queste opere qua.

E la prima che fai? Sì, la prima, la seconda, la seconda, ho dimenticato che la prima l’avevo fatta nel 1975.76, è stata la mia prima esperienza, diciamo, pittorica. Altre mostre dove le hai fatte? Sì, sì, fuori dall’Italia, fuori dall’Italia, ho esposto in una galleria di JESI le punte d’argento, poi ho realizzato, ho partecipato ad Arte Fiere di Bruxelles con un’opera e il resto ho fatto a Torino, Milano, la Libreria Bocca, a Bologna, la Forni e poi delle collettive, una a Roma, eccetera, eccetera, eccetera.

Il suo ultimo quadro è proprio questo qua, è questo il mio ultimo quadro, diciamo che dove c’è anche degli elementi astratti, diciamo, queste linee che si incrociano, eccetera, insomma, prima ero molto più figurativo e qui invece sono composizioni un po’ più reinventate, insomma. Allora, non solo punte d’argento ma anche un’altra tecnica? Sì, tutti questi dipinti sono stati realizzati con una tecnica mista e naturalmente dopo il disegno utilizzo l’acquerello, un fondo d’acquerello, poi lo fisso e ripasso con dei pastelli e delle matite colorate, anche dei colori acrilici e naturalmente se non sono soddisfatto rifaccio, diciamo, delle sfumature di nuovo con l’acquerello, naturalmente l’acquerello sull’acrilico non prende, quindi devo usare il fiele di bue che è una sostanza che mi dà la possibilità di riprendere e colorare il fondo. In questa foto qualcuno si chiede se sembra una foto? Perché è un modo, l’inquadratura stessa, no? Perché qualcuno dice che sembrano delle goccioline d’acqua, eccetera, eccetera, è un’immagine che io, diciamo, ho trovato questo fiore qua sempre nel terreno, in un terreno, diciamo, dove c’era il stradale praticamente e ho ripreso, diciamo, dall’alto questa immagine qua, qual’era l’immagine? L’immagine era questa forma qua, poi ho introdotto questo fiore qua.

GIOVANNI GROTTI – CRITICA

Allora, punta d’argento è un tratto leggero, come un artista? Assolutamente sì, abbiamo appunto questa volta Flavio Cantoni, artista medesanese che vive adesso a Lugagnano Val d’Arda, un grande artista, oggettivamente dal curriculum artistico significativo, esposto in Italia, esposto all’estero, è stato, come dire, componente di scuderia di importantissime gallerie d’arte degli anni 80 e 90 italiane, come appunto abbiamo titolato la mostra in punta d’argento perché è un’arte che arriva poeticamente a chi la osserva, sono tecniche molto delicate che presuppongono tantissima attenzione da parte dell’artista, un tratto leggero, sofisticato, raffinato, poetico, rarefatto.

GIUSEPPINA BRUNO ASSOCIAZIONE CERCALIBRO

Allora, sì, questa è la quinta mostra per l’Associazione Il Cerca Libro con il progetto arte che è nato da meno di un anno e quindi questo ci rende davvero molto orgogliosi e ce ne sono già altri in programma, sempre di fotografia, non solo di pittura, c’è già stata la fotografia, continueremo con la fotografia e toccherà tematiche anche sociali e quindi appunto l’arte che parla del sociale, ce ne sono altre quindi in calendario e questo ci fa ben sperare insomma di poter continuare e anche il riscontro che sta avendo da parte del pubblico insomma ci incoraggia parecchio a continuare su questa strada.

Sarà aperta fino al 26 marzo come si vede dalla locandina e subito dopo ne verrà organizzata ed inaugurata un’altra mostra

GROPPI CESARE

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