Voto all’estero, la riforma rischia di indebolire il legame tra eletti e territori
Le ripartizioni della Circoscrizione Estero passano da quattro a due alla Camera e vengono eliminate al Senato. A Montecitorio, Africa, Asia, Oceania e Antartide confluiscono con le Americhe in un’unica, enorme area elettorale. – di Pierangelo Panozzo
La Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale giovedì 8 ottobre. Per gli italiani nel mondo cambia l’architettura della rappresentanza: le attuali quattro ripartizioni, cioè Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide, diventano due alla Camera, mentre per il Senato è prevista un’unica Circoscrizione Estero senza suddivisioni territoriali. Il numero dei parlamentari resta invariato, otto deputati e quattro senatori, così come la possibilità di esprimere preferenze.
Il nodo non è soltanto tecnico. Nel sistema attuale ciascuna delle quattro ripartizioni elegge almeno un deputato e un senatore. Alla ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, già vastissima, spetta un seggio per ciascun ramo del Parlamento: due eletti chiamati a confrontarsi con le esigenze delle comunità di quell’area del mondo. Con la riforma, alla Camera, questa ripartizione si fonde con le due delle Americhe: Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Australia, Sudafrica e Paesi asiatici confluiranno nello stesso ambito elettorale. Al Senato l’accorpamento sarà completo, Europa compresa.
La maggioranza presenta la riforma come uno strumento di chiarezza e stabilità. Sul voto all’estero, uno degli argomenti a favore della revisione riguarda gli effetti del taglio dei parlamentari: con quattro ripartizioni e pochi seggi, la distribuzione della rappresentanza può risultare squilibrata rispetto alla consistenza delle diverse comunità.
Le opposizioni leggono la riforma in modo opposto. Luciano Vecchi, responsabile per gli Italiani nel Mondo del Partito Democratico, sostiene che abbia l’obiettivo di annullare la rappresentanza dei sette milioni di italiani all’estero, come riportato da La Voce d’Italia il 9 ottobre. Già in estate Federica Onori, deputata di Azione eletta in Europa, aveva criticato una revisione delle ripartizioni dettata, a suo giudizio, dalla convenienza elettorale e basata su criteri geografici diversi fra Camera e Senato, come riferito da El Itagnol.
La riforma si avvia inoltre verso una contestazione giudiziaria. Lunedì 12 ottobre, alla Camera, i promotori illustreranno le iniziative previste. I ricorsi saranno depositati nei tribunali dopo l’entrata in vigore della legge, con l’obiettivo di ottenere una pronuncia della Corte costituzionale prima delle prossime elezioni.
Al di là delle posizioni politiche, resta un cambiamento concreto: il nuovo assetto non garantisce più una rappresentanza distinta a ciascuna delle quattro ripartizioni attuali. Gli eletti potrebbero concentrarsi in alcune aree, lasciandone altre senza un parlamentare direttamente legato alle proprie comunità. Non è un esito inevitabile, ma un rischio che dipenderà dalle candidature, dalla partecipazione al voto e dalla distribuzione delle preferenze.
Per gli italiani in Africa, Asia e Oceania, il tema è particolarmente sensibile: comunità già lontane fra loro dovranno condividere la competizione elettorale con quelle delle Americhe. I seggi restano dodici; ciò che rischia di indebolirsi è il legame riconoscibile tra chi vota e chi viene eletto.
Pierangelo Panozzo

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