FORNOVO il gruppo Alpini incontrano le scolaresche dell’Istituto Comprensivo Malerba – intervista al capogruppo Nicola Bondi
NICOLA BONDI CAPOGRUPPO SEZIONE ALPINI DI FORNOVO TARO
IN BAITA CON LE SCOLARESCHE DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO MALERBA
“Questa mattina sono venuti i ragazzi delle seconde e medie dell’Istituto Malerba, è un programma che va avanti da due anni, quest’anno si è sviluppato, mentre l’anno scorso si è sviluppato classe per classe, quest’anno invece si è sviluppato per annate e abbiamo fatto per adesso due incontri all’interno dell’Istituto, una volta con le prime e medie, una volta con le seconde e la settimana prossima ci sarà l’incontro con le terze, ma oggi abbiamo avuto la fortuna e l’onore di ospitare tutti i ragazzi delle seconde e medie, che poi accompagneremo anche in gita a Belluno, qui nella nostra baita, è stato un momento molto molto bello, i ragazzi sono disponibili, sono pronti, sono attenti, divertenti e si dimostrano anche molto curiosi ed è una cosa che a noi piace molto, è un progetto che noi portiamo avanti veramente con tanta cura, con tanto impegno e in cui crediamo veramente tanto, anche complici gli insegnanti dell’Istituto che comunque ci mantengono coinvolti, sono loro i primi a mettersi d’accordo per quando deve partire il progetto, che lezioni, che tipo di lezioni fare, una cosa molto molto molto molto bella.
LA BAITA – abbiamo parlato prima di tutto di alpini, ma soprattutto di baita, di quello che è il significato della baita per noi alpini e una cosa a cui noi alpini teniamo molto è l’insegnare a questi ragazzi a parlare di noi e mai di io, mettere sempre il noi davanti all’io è qualcosa di fondamentale per tutto il gruppo, per gli alpini in generale, si è parlato di servizio militare, si è parlato di guerra e di quello che vuol dire guerra, nella parte più brutta del termine, io sono convinto che sia qualcosa da spiegare ai ragazzi senza edulcoranti, senza censure, i ragazzi devono capire che la guerra è sempre la soluzione sbagliata.
LE DOMANDE DEI RAGAZZI – on essendo più ragazzi abituati a vivere un certo tipo di ambiente come potevo esserlo io, per noi era normale avere un cappello alpino in casa, del papà, del nonno, anche dei fratelli, adesso si trovano completamente spiazzati, chiedono che cosa sono le medagliette appese al muro, che cosa sono i gagliardetti appese ai travi della baita, ma poi anche domande più profonde del tipo che cosa facciamo, cosa abbiamo fatto, cosa ci spinge a fare un determinato tipo di scelta, anche perché stamattina ai ragazzi è stato presentato anche il gruppo di protezione civile, eravamo presenti in tre unità e quindi interviene anche tutto il discorso del volontariato che è un altro aspetto che vede impegnati noi alpini su più fronti.
Parlare con i ragazzi è veramente qualcosa di splendido perché è come se noi volessimo lasciare a loro qualcosa che loro porteranno avanti, spiegargli la storia e in particolare quando gli si parla di guerra non vuol dire portarli su quel tipo di strada, anzi tutt’altro fargli capire quanto le soluzioni sbagliate che ci sono state non bisogna ripeterle e vederli attenti quando gli si raccontano determinate cose, ci sono stati due momenti stamattina molto belli in cui prima io poi un altro alpino del mio gruppo ci siamo commossi nello spiegare alcune cose, ecco vedere i ragazzi fermarsi e avere rispetto di questi occhi lucidi è qualcosa di veramente bello, è qualcosa che fa sperare veramente che questi ragazzi possono mandare avanti tutto senza problemi, ecco noi stiamo cercando questo, stiamo cercando di lasciargli il nostro mattoncino che loro porteranno poi per tutta la vita.
PROTEZIONE CIVILE ANA – E’ il mio sogno avere tanti ragazzi giovani in protezione civile perché si fa sempre molto alla svelta dire che i ragazzi sono tutti fannulloni e sono disinteressati, non è vero, i ragazzi se coinvolti sono energia fantastica e soprattutto come dico sempre ai ragazzi quando se ne parla io gioco a fare il giovane ma non lo sono, invece loro vedono questo 2026 con gli occhi di ragazzi che stanno vivendo il 2026 quindi con occhi nuovi, con idee nuove che se noi ascoltiamo queste idee, le confrontiamo alla nostra esperienza possiamo arrivare ad un pensiero veramente grandioso e soprattutto mettiamo questi ragazzi in condizione di poter gestire la cosa quando noi poi non ci saremo più perché fino adesso ho scoperto che non siamo eterni.“.
GROPPI CESARE
