VALMOZZOLA – Dalla Voce degli Anziani – il Dialetto dell’Appennino In Fumetti – DAVIDE ASTORI – LINGUISTA –
DAVIDE ASTORI LINGUISTA
“Parto dai ringraziamenti. I ringraziamenti sono io che ringrazio per essere qua, ringrazio sempre per la seconda volta e ricordo assolutamente quella bella giornata che fu, che l’anno scorso chiudevo il mio breve intervento con la speranza di G, che sarebbe stato uno successivo icono, per cui è un ringraziamento doppio.
Tra l’altro voi mi avete dato un tema molto particolare, il senso di questo momento per l’Università di Parma. Allora io sono un usurpatore, sono un uomo fortunato nella mia vita, mi sono trovato in più di un’occasione a ricevere, a essere seduto qua, e poi ci sono tante altre persone che lavorano, invece qualcuno, magari tutti gli altri, ha la visibilità. Allora qui l’Università di Parma da subito ha creduto a un progetto, e quindi, oltretutto, la cosa straordinaria, che credo che emerga sempre a te e alla tua squadra, è la parola che ha usato il sindaco prima, entusiasmo.
Il tuo entusiasmo è importante, non si può non lavorare con voi, perché io vengo qua e mi sento a casa, e perché fate delle cose belle, e perché non si può non credere alle cose che fate. L’Università da questo punto di vista non può fare altro che ringraziare, perché sul territorio ci sono persone che credono e che continuano a portare avanti delle cose. Tra l’altro l’Università di Parma non ha più un dialettologo da qualche anno, e paradossalmente siete voi a stimolarci di anno in anno e a ricordarci che sarebbe tanto bello riuscire a aumentare sempre più questo impegno.
Per cui, che cosa avete fatto per l’Università di Parma? Quale è che avete adottato? Per due anni un nostro studente, Alessandro, che è bravissimo, che è sicuramente aiutato, ha imparato tante cose, e io che mi lasciavo raccontare il lavoro, è arrivata l’idea che lavorare può essere bello, divertente, piacevole, si imparano delle cose. Anche questo. Grazie a voi, grazie a tutti.
Il titolo che avevate dato, sono parole sensazionali. Io faccio un linguista, e oltretutto avete ricordato questo corso sulle lingue dei segni, a cui io tengo particolarmente, perché credo che sia un momento eloquente, del valore che hanno le lingue minoritarie. E qua viviamo in una terra che è piena di lingue minoritarie, che sono quelle cose che noi chiamiamo dialetti, ma sono lingue a tutti gli effetti.
E sono le lingue che hanno fatto, che fanno il tessuto sociale, culturale, storico, tradizionale del nostro paese. Ora, la lingua dei segni è una lingua di minoranza. Noi viviamo in un posto, stranamente, così ricco di bellezza, e sto parlando d’Italia, non sinceramente del locale, dove il concetto di minoranza diventa il concetto del minoritato.
E ci dimentichiamo delle minoranze. Le minoranze sono quelle che fanno la differenza. Cioè, la musica, oltre ad avere le pause, perché queste terre sono così belle, perché ci sono pause, la musica è fatta di suoni, di pause, la musica è fatta di voci che fanno sinfonie.
E le lingue locali sono la cosa più importante che abbiamo, e se non riusciamo a ricordarci, noi non dobbiamo fare il nostro imposto. Per cui io concludo davvero, perché concludo portando in grazie della mia università, per quello che fate, confido davvero, sono sicuro, perché siete una squadra bellissima, anzi, mi ci metto dentro anche io, anche se non ho fatto proprio niente, perché siete bravissime, quindi sicuramente l’anno prossimo saremo qua, se mi onorerete l’invito, verremo ancora ad abbracciarvi, se no verrà lo stesso. E da questo punto di vista, continuate a tutelarla, la bellezza del territorio, perché è fondamentale, è straordinario, e voi tutti, perché poi le cose si fanno insieme come comunità, ma continuiamo a parlare di comunità, questa è la comunità, la vera comunità è quando ci si trova, volendosi bene, cercando di mantenere la qualità della vita, che c’è davvero, quando c’è il cuore c’è la qualità della vita”.
CESARE GROPPI
