Columbus Day, la memoria degli italiani oltre la disputa su Colombo
L’assenza di Mamdani alla parata di New York riaccende il confronto: celebrare una comunità significa necessariamente condividere ogni aspetto del simbolo che la rappresenta?
di Pierangelo Panozzo
Il 12 ottobre 2026 la Fifth Avenue di New York ospita l’82ª parata del Columbus Day. Tra gli assenti c’è il sindaco Zohran Mamdani. La sua decisione riapre una questione che va oltre la cronaca cittadina: che cosa si celebra davvero in questa giornata? Un navigatore, l’inizio della colonizzazione europea o il contributo di milioni di italiani alla storia americana?
Mamdani ha espresso apertamente la propria ostilità verso Cristoforo Colombo. Nel giugno 2020, quando era candidato all’Assemblea dello Stato di New York, pubblicò una foto con un gesto di scherno rivolto alla statua di Astoria e un invito inequivocabile: «Take it down», abbattetela. Nei giorni precedenti la parata ha invece reso omaggio al patrimonio italoamericano, ricordando il contributo degli immigrati e la figura di Vito Marcantonio, senza nominare Colombo.
Una distinzione intenzionale, che alcuni rappresentanti della comunità non hanno considerato sufficiente. Per loro, l’assenza del sindaco significa soprattutto mancato riconoscimento di una storia collettiva. Eppure la stessa Columbus Citizens Foundation lo aveva invitato, anche per costruire un rapporto con il municipio: segno che la comunità italoamericana non parla con una voce sola.
Sul confronto pesa anche la polemica per l’esclusione di Little Italy da una mappa cittadina dei quartieri degli immigrati. Mamdani ha risposto che l’elenco non era esaustivo e che il quartiere sarebbe stato aggiunto. Ma la sensibilità ferita aiuta a comprendere perché un’assenza possa assumere un significato più ampio delle intenzioni di chi la decide.
Il dibattito, del resto, attraversa le Americhe. Negli Stati Uniti il Columbus Day resta una festa federale, confermata anche dalla proclamazione di Donald Trump per il 2026. In diverse realtà locali viene affiancato o sostituito dall’Indigenous Peoples’ Day. In Messico, dal 2020, il 12 ottobre è ufficialmente il Día de la Nación Pluricultural; in Argentina richiama il rispetto della diversità culturale. La stessa data racchiude memorie differenti.
Per comprendere quella italoamericana occorre ricordare anche la discriminazione. Le celebrazioni di Colombo negli Stati Uniti sono documentate già nel 1792. La proclamazione nazionale del presidente Benjamin Harrison arrivò un secolo dopo, per il quattrocentesimo anniversario del viaggio, l’anno successivo al linciaggio di undici italiani a New Orleans. Per una comunità spesso trattata con sospetto e ostilità, il riconoscimento pubblico aveva un valore profondo.
È questa memoria che molti portano oggi in parata: famiglie, lavoro, sacrifici, appartenenza. Ridurla a un’approvazione delle violenze coloniali sarebbe ingiusto. Altrettanto ingiusto sarebbe chiedere ai popoli indigeni di accantonare le proprie sofferenze per non disturbare una festa.
Un sindaco rappresenta anche i cittadini dei quali non condivide tutti i simboli. Partecipare può offrire l’occasione di ascoltare e spiegare, senza rinunciare alle proprie convinzioni.
La storia di Colombo e quella degli italiani d’America si intrecciano, ma non coincidono. Riconoscerlo permette di discutere il primo senza sminuire i secondi. Una memoria pubblica matura dovrebbe riuscire a fare entrambe le cose.

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