Montagna: un sogno del 2007 non ancora realizzato. Qualche passo è stato fatto.

Il testo che segue  è una LETTERA che volevo mandare alla Gazzetta per sostenere la campagna Pro Parco nel comune di Berceto nel FEBBRAIO 2007.  Allora si parlava di 400 firme raccolte nel paese contro l’entrata nel parco.

Battaglia purtoppo persa.

Berceto non fa parte del parco … ma gli argomenti della lettera sono ancora attualissimi ed in parte premonitori.

Quindi buona lettura.

 

 

Egregio direttore,

ho trentacinque anni, sono laureato, assieme ad amici abbiamo deciso di costruire una cooperativa sociale in montagna. Vogliamo vivere e continuare ad avere un futuro in montagna costruendoci la possibilità di fare un lavoro adeguato al nostro titolo di studio.

Le difficoltà sono tante, gli stipendi non sono un granchè e la voglia di andarsene ogni tanto fa capolino, ma si stringono i denti e si va avanti.

A volte ci arrabbiamo per le scelte dei politici e degli abitanti dei paesi di montagna, non hanno una visione di sviluppo di medio periodo, capace dare alla montagna delle reali possibilità di sviluppo basate sullo sfruttamento delle tipicità del territorio e non sul copiare quello che fanno in città.

Non si può pensare allo sviluppo delle terre montane  applicando modelli di aziende e cooperative cittadine. Questi modelli da noi non funzionano, impoveriscono la montagna di soldi e persone.

Dare i lavori più importanti a realtà di città, vuol dire mandare in città:

  • margini,
  • profitti,
  • lavoro impegatizio
  • le nostre migliore menti. 

Il commercio non tira più, il turismo sta migrando verso posti più attraenti, e l’agricoltura sta esalando gli ultimi respiri (in montagna è già morta), il quadro non è confortante.

Ho lavorato dal 1998 al 2005  a Berceto, ho avuto modo di conoscerlo, di viverlo e di amarlo. Ho avuto modo di vederlo lentamente morire. Negozi che chiudono, turisti che se ne vanno, aziende che si spostano a valle, agricoltori che smettono le attività, caseifici che hanno ottenuto importanti riconoscimenti che abbassano le serrande, abitanti che se ne vanno. Tutto questo anche perché i turisti non vengono più, perché non c’è più nulla che possa attirare i fari dei media su  Berceto, nulla che associ il nome di Berceto a qualcosa di famoso in tutta Italia. Il turismo funziona grazie a questo. Essere conosciuti ed al centro dell’attenzione è la base del turismo ed il parco potrebbe dare una mano.

Sono, nonostante tutto, diventato un imprenditore ed ho imparato a vedere cosa va e cosa non va, ho pensato molto anche a Berceto. Mi sono chiesto cosa si potesse fare? E mi sono dato delle risposte.

 

 Bisogna togliere la retro marcia ed innestare la prima: creare servizi per le famiglie (l’educatore famigliare è una buone idea), tenere i nostri soldi putando sui giovani e sulle NOSTRE (con nostre intendo quelle delle valli del Baganza, del Taro e del Ceno, perchè quelle di un solo comune non sarebbero sufficienti) imprese.

Ma come e su cosa? il Parco!!! una buona idea, risorse economiche che arrivano, contributi e finanziamenti per gli agricoltori, turismo che ritorna a fiorire.

Per Berceto stare nel parco sarebbe una grande possibilità perchè:

  • ha l’uscita dell’autostrada, 
  • ha un paesaggio stupendo,
  • dei cittadini ospitali,

Il parco sarebbe una buona idea per far rinascere Berceto (magari arrivano anche i soldi per far ripartire le piste del Cervellino). Perchè i Bercetesi non lo capiscono?

Io non abito a Berceto, non vivo lì, vivo in val Ceno.  Bardi, Bore, Varsi, Pellegrino farebbero carte false per avere una opportunità come quella che ha Berceto.

Gli amministratori di Varano che stanno lavorando molto bene da diversi anni, avrebbero fiutato subito l’ottima opportunità per il loro territorio, avrebbero lavorato tra la gente per far capire quanto fosse grande questa opportunità. Magari avrebbero trovato grosse opposizioni, come è stato per il castello, ma avrebbero avuto la consapevolezza che stavano lavorando per il futuro del paese.

Consapevoli che la loro scelta avrebbe  trasformato i  400 contro l’idea, ( quando i risultati saarebbero stati evidenti) in 10; i dieci che fanno caciara e che hanno trascinato i 400.

Gli agricoltori avrebbero solo vantaggi da questa opportunità:

  • i contributi della CEE sulle aree di parco sono molto più alti,
  • i soldi per ristrutturazioni e per la creazione di agriturismo arriverebbero per tutti.
  • La gestione agro forestale di un area di parco nazionale darebbe tante opportunità di lavoro, ecc.

Oggi quelli che vivono di agricoltura in montagna sono molto pochi e sempre meno. Non penso che siano 400, così come non sono 400 i cacciatori (che non penso creino opportunità di sviluppo economico per la montagna).

Chi ha raccolto le firme ha amici, parenti, la sa contare e la gente in un paese in cui poco accade, un firma non la nega a nessuno. Tutto per cosa per fare gli interessi di poche decine di persone a discapito degli interessi di tutta la comunità.

Conosco amministratori di Berceto capaci e preparati che credono nel paese e nella montagna, nella possibilità che torni a vivere, ma so che nonostante tutto non avranno la forza di andare contro i fischi e le firme. I

o dico non abbiate paura di perdere i voti, non abbiate paura di perdere il saluto di qualcuno, dalle vostre scelte dipende il futuro del vostro paese, delle vostre montagne, della maggior parte dei vostri abitanti.

Guardate a quello che potrebbe essere e non a quello che è ora. Abbiate il coraggio di sfruttare le opportunità che vi si presentano…. Le opportunità in montagna non sono tante o meglio la nostra mente, figlia delle luci delle città, non le vede. Apriamo gli occhi guardiamo ad un nuovo futuro per la nostra montagna.

Dobbiamo avere il coraggio di prendere anche decisioni impopolari  perché il tempo ci darà ragione e ne raccoglieremo i frutti.

 

 

25 febbraio 2007″

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