Anziani, tra la Carta dei diritti e il caso Domus Mitreo: la distanza fra i principi e la realtà delle case di riposo di Pierangelo Panozzo
Anziani, tra la Carta dei diritti e il caso Domus Mitreo: la distanza fra i principi e la realtà delle case di riposo
di Pierangelo Panozzo
Roma, 19 luglio 2026 — C’è una distanza, a volte drammatica, tra i principi solennemente scritti nelle carte istituzionali e ciò che accade ogni giorno dentro le strutture che dovrebbero prendersi cura degli anziani più fragili. Lo dimostra il caso della Domus Mitreo di Grottaferrata, nei Castelli Romani, finita al centro di un’inchiesta dei Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Roma e della Procura di Velletri, mentre a Roma prosegue, su un binario parallelo, il lavoro istituzionale guidato da Monsignor Vincenzo Paglia per costruire una tutela giuridica organica della terza età.
L’indagine sulla struttura di Grottaferrata, avviata dopo la denuncia di un familiare che aveva notato lividi sul corpo di un proprio congiunto ospite della comunità alloggio, ha portato lo scorso gennaio all’esecuzione di sette misure cautelari — sei interdittive dall’esercizio della professione e un divieto di dimora — disposte dal Gip del Tribunale di Velletri su richiesta della Procura, nei confronti di operatrici socio-assistenziali e del responsabile della struttura. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alcuni ospiti sarebbero stati lasciati per intere notti nei propri letti, esposti a condotte vessatorie e sottoposti a sedazione farmacologica e a mezzi di contenzione non autorizzati. Ulteriori cinque persone hanno ricevuto avviso di conclusione delle indagini. Va precisato, per correttezza informativa, che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che la struttura, tramite il proprio legale, ha respinto le accuse, sostenendo che i trattamenti farmacologici siano sempre stati prescritti da personale medico e che gli strumenti di contenimento fossero destinati unicamente a prevenire cadute e traumi in pazienti fragili, senza alcuna finalità coercitiva. Nessuna responsabilità, dunque, può dirsi allo stato definitivamente accertata.
È proprio la Fondazione Età Grande, presieduta da Monsignor Paglia, ad aver segnalato pubblicamente il caso tra le notizie più recenti del proprio osservatorio dedicato agli abusi sugli anziani, a conferma di come il tema della vigilanza sulle strutture residenziali resti uno dei nodi più delicati del sistema assistenziale italiano, accanto a quello, più ampio, del riconoscimento dei diritti della persona anziana.
È in questo contesto che si inquadra il lavoro pluriennale dell’arcivescovo, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Nato dall’urto della pandemia da Covid-19 nelle residenze per anziani, l’impegno di Paglia ha preso corpo nel 2021 con la Carta dei Diritti degli Anziani e dei Doveri della Società, elaborata dalla Commissione ministeriale da lui coordinata e presentata all’allora presidente del Consiglio Mario Draghi. Il documento, articolato in tre capitoli dedicati alla dignità della persona, alla responsabilità dell’assistenza e al diritto a una vita di relazione attiva, ha ispirato la legge delega 33/2023 e il successivo decreto legislativo 29/2024, che ha introdotto il primato della domiciliarità, le cure palliative a casa e il diritto, dagli 80 anni, a una visita periodica di un’équipe multidisciplinare. Sul piano economico, fino al 31 dicembre 2026 resta attiva, in via sperimentale, la prestazione universale INPS destinata agli ultraottantenni non autosufficienti con redditi più bassi.
Il progetto di Paglia, tuttavia, guarda oltre i confini nazionali: la Carta è pensata come base per una futura Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti degli anziani, sul modello di quelle già esistenti per l’infanzia e per le persone con disabilità. Un percorso che ha già trovato una sponda nel Gruppo di lavoro intergovernativo ONU sull’invecchiamento, il quale ha recentemente raccomandato di valutare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante, la cui trattazione passa ora all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
È questo doppio binario — la costruzione dall’alto di un impianto di diritti e la cronaca quotidiana di episodi come quello di Grottaferrata — a definire la sfida reale delle politiche per la terza età in Italia, Paese che secondo i più recenti dati ISTAT conta circa 14,5 milioni di over 65, quasi un quarto della popolazione. Le norme e le carte dei principi, per quanto solide, restano infatti strumenti incompleti se non si accompagnano a un sistema di controllo capillare sulle strutture residenziali e a un investimento reale sulla domiciliarità, l’unica strada, secondo la stessa impostazione della Commissione Paglia, capace di ridurre l’istituzionalizzazione degli anziani fragili e, con essa, il rischio di abusi come quelli oggi al vaglio della magistratura.
