Nella casa di Madiba: un viaggio tra memoria e rinascita a Houghton Di Pierangelo Panozzo

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MADIBA S.AFRICA

Nella casa di Madiba: un viaggio tra memoria e rinascita a Houghton

Di Pierangelo Panozzo

Varcando il cancello di Sanctuary Mandela, a Houghton, il rumore di Johannesburg resta fuori, oltre il muro di cinta. Dentro, tra il verde del giardino e la sedia sulla quale Nelson Mandela era solito leggere il giornale al mattino, non si ha l’impressione di entrare in un albergo o in un’attrazione turistica. Si entra in una casa che ha attraversato uno dei passaggi più delicati della storia contemporanea.

Al numero 4 di 13th Avenue, Mandela si trasferì nel 1992, dopo la separazione da Winnie Madikizela-Mandela, e vi abitò fino al 1998, quando, sposato Graça Machel, si spostò nella vicina casa di 12th Avenue. Furono gli anni dei negoziati che posero fine all’apartheid e delle prime elezioni democratiche del 1994, che lo portarono alla presidenza. Nel 1993, insieme a F.W. de Klerk, ricevette il Premio Nobel per la Pace per il lavoro compiuto in quella transizione. Questa casa non fu quindi soltanto l’abitazione di un ex prigioniero diventato presidente: fu uno dei luoghi in cui quella trasformazione prese forma, giorno dopo giorno.

Camminando oggi negli stessi ambienti, questa dimensione storica non si impone. Emerge piuttosto nei dettagli: la sedia all’ingresso, il giardino, gli spazi domestici restituiscono l’immagine di un uomo che, mentre il Paese cambiava, continuava a leggere il giornale, ricevere ospiti, vivere la propria quotidianità. Oggi la struttura è un boutique hotel di nove camere, con la Mr President Suite ricavata dalla sua camera da letto, e un percorso di visita dedicato alla sua vita.

Rimasta vuota per circa un anno dopo il trasferimento di Mandela, la casa divenne nel 1999 sede della Nelson Mandela Foundation, costituita da lui stesso come ufficio post-presidenziale. Nel 2002 la Foundation si trasferì nella sede attuale, al 107 di Central Street, sempre a Houghton: il Nelson Mandela Centre of Memory.

Qui il registro cambia. Se Sanctuary Mandela restituisce la dimensione quotidiana di Madiba, il Centre of Memory ne custodisce quella documentale: un archivio di scritti e materiali sulla lotta contro l’apartheid e sulla costruzione della democrazia sudafricana, e l’ufficio in cui Mandela lavorò dal 2002 al 2010, con la sua scrivania e i suoi libri.

È difficile visitare questi due luoghi senza pensare al significato attuale di Ubuntu, l’idea di umanità condivisa che accompagna la sua eredità. Sanctuary Mandela la traduce nell’ospitalità e nel racconto; il Centre of Memory nell’archivio e nel dialogo. Due modi diversi di trasmettere la stessa lezione, in un momento in cui l’Africa torna al centro di nuovi equilibri internazionali e vale la pena ricordare che la politica, prima che di interessi, è fatta di persone e di fiducia costruita nel tempo.

Uscendo da Houghton, mentre il rumore della città torna a farsi sentire, resta una consapevolezza precisa: non un mito da celebrare, ma un metodo da comprendere.

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