BORGOTARO Recupero TEATRO FARNESE “il futuro per i giovani del paese” – intervista a Don Angelo Busi

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TEATRO FARNESE BORGOTARO

BORGOTARO 11-7-2026 – PALAZZO MOLINARI

“C’era una volta il Cinema in Montagna”, è stato lo spunto non solo per ricordare, ma soprattutto per progettare il futuro aggregativo della comunità Borgotarese, incentrato sul recupero sociale della struttura, (attualmente privata), del Teatro Farnese. Chiuso da anni. Un luogo multimediale ideale per i giovani. 

Nella luce soffusa del cortile di Palazzo Molinari hanno dato il loro contributo al racconto storico:

  • per Bardi la giornalista Laura Caffagnini
  • Per Berceto Vittorio Cagna
  • Per Borgotaro Marcella Brugnoli
  • Per Bedonia una lettera di Gigi Cavalli.

A condurre la serata Salvatore Oppo dell’Associazione ricerche Valtaresi.

Conclusioni del Sindaco Marco Moglia, disponibile ad approfondire un eventuale progetto di utilità e sostenibilità economico-sociale.

DON ANGELO BUSI  IL TEATRO FARNESE PER IL FUTURO – PER I GIOVANI – INTERVISTA

È stato soprattutto l’occasione di un confronto, perché questo volevamo fare in un luogo che si presta come il cortile interno, il chiostro, lo chiamiamo di Palazzo Molinari, dove le persone, ascoltandosi reciprocamente, hanno potuto prendere coscienza di una storia che ci precede e anche dare uno sguardo a una storia che può essere il futuro. Si è parlato di una struttura che è inerte, cioè vuol dire il contrario dell’arte. L’arte è viva, l’arte diventa musica, danza, diventa parola.

L’inerte è morte. Allora questa struttura (ndr I Teatro Farese)  non può morire, deve trovare però il modo di vivere e sopravvivere. Abbiamo proposto questa riflessione e l’adesione del pubblico è stata interessante, cioè tutti hanno colto che in effetti in questo tempo di intelligenza artificiale ci vuole anche la possibilità di coltivare l’intelligenza dell’uomo.

Il problema è che bisogna comprendere che la cultura, che è un modo di guardare la vita, va incrementata, va coltivata, va trasmessa e questo ha dei costi. Dovremmo riuscire a capire quali risorse possono essere finalizzate a questo scopo, perché un paese non muoia nell’inerzia, nella trascuratezza, nella indifferenza totale.

Si pensava di creare una consulta di gruppi, di persone già interessate a questi linguaggi, anche qualche giovane che si occupa di musica, di teatro e di cose affini, per elaborare dei contenuti che possono poi essere articolati in programmi. Allora a quel punto lì avere anche una struttura di supporto per il futuro, parlo, sicuramente è importante e essenziale. I giovani ne parliamo perché appunto mancano.

Ma perché mancano? I giovani sono il risultato di una società che ha rinunciato ai linguaggi, ha rinunciato a comunicare a loro il senso. Ma il senso, per essere appetibile per un giovane, deve avere una visibilità, una estetica, una bellezza. Ecco allora il discorso teatrale, il discorso musicale.

Bisogna far capire ai giovani che, anche divertendosi, si può trovare il senso della vita. Questo è l’impegno che degli adulti come noi possono assumersi.

Inviteremoci qualcuno di loro perché toccherebbe a loro.

Ecco lì vogliamo coinvolgere, questa è un’idea che coltiviamo già da tempo. Non è facile perché i giovani sono il risultato di queste tecnologie, di questi modi, di abbandonarli in questo mondo tecnologico che però ha dimenticato il senso del vivere.

GROPPI CESARE TG PARMENSE

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