Il Surfer contro la Plastica Da Oslo al Vaticano: Merijn Tinga, l’uomo che sfida i governi europei a bordo di una tavola fatta di rifiuti – di Pierangelo Panozzo

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OSLO MANGIA PLASTICA

Il Surfer contro la Plastica

Da Oslo al Vaticano: Merijn Tinga, l’uomo che sfida i governi europei a bordo di una tavola fatta di rifiuti

di Pierangelo Panozzo

Special Advisor del Presidente dell’IIHL di Sanremo | Press Club Brussels Europe | 1° maggio 2026

Un biologo olandese percorre oltre 4.500 chilometri in windsurf e SUP attraverso l’Europa — da Oslo a Londra, da Parigi a Nizza, ora da Nizza a Roma — portando con sé una tavola costruita con bottiglie riciclate e un messaggio urgente per i governi: i sistemi di deposito cauzionale funzionano e l’Italia non può più permettersi di aspettare. Il 21 maggio incontrerà Papa Leone XIV in Vaticano. Una storia di attivismo, diplomazia informale e cambiamento sistemico.

Un uomo, una tavola, un continente

C’è qualcosa di insieme paradossale e potente nell’immagine di Merijn Tinga che solca le acque del Mar Ligure a vele spiegate. La sua tavola da windsurf non è un prodotto commerciale: è un manifesto politico galleggiante, in parte realizzato con bottiglie di plastica che lui stesso ha recuperato dal Tevere in una fredda mattina di dicembre 2025, durante la sua visita di lancio a Roma. Ogni onda che attraversa è una dimostrazione silenziosa che quei rifiuti avrebbero potuto — e dovuto — avere un destino diverso.

Merijn Tinga (Leeuwarden, 1972) è biologo di formazione, surfer per vocazione e attivista per necessità. Nel 2014 costruì la sua prima tavola da surf con detriti plastici raccolti lungo le spiagge olandesi e belghe, e con essa completò un viaggio di kitesurf di 350 chilometri lungo le coste del Nord Europa. Da quell’atto fondativo nacque un’organizzazione — Plastic Soup Surfer — che oggi unisce ricerca scientifica, citizen science e advocacy politica ad alto livello. La rivista internazionale TheFifty lo ha inserito tra i cinquanta atleti più interessanti al mondo. Eppure l’etichetta di “atleta” è riduttiva: Tinga è, prima di tutto, un negoziatore in muta.

L’odissea pluriennale: Oslo–Londra–Parigi–Nizza–Roma

La spedizione che lo porta a Roma nel maggio 2026 non è iniziata ieri. È il capitolo finale di un’odissea europea avviata nel 2023 e che ha già coperto oltre 4.500 chilometri tra windsurf e stand-up paddle.

Da Oslo a Londra nel 2023 — 1.800 chilometri in trenta giorni — consegnando una lettera a un ministro al Palazzo di Westminster ancora con la muta bagnata, episodio che catturò l’attenzione dei media britannici. Da Londra a Parigi nel 2024, dove incontrò la sindaca Anne Hidalgo e partecipò alla Conferenza ONU sugli Oceani. Da Parigi a Nizza nel 2025 — 1.250 chilometri per la Ocean Conference — incontrando il Principe Alberto II di Monaco, da sempre impegnato per la tutela dei mari.

Ora l’ultimo tratto: da Nizza a Roma, circa 750 chilometri lungo le coste liguri, toscane e laziali, con tappe quotidiane — Sanremo, Albenga, Noli, Genova, Recco, Sestri Levante, Riomaggiore — prima di risalire il Tevere fino al cuore della capitale. Con lui, lettere di sostegno firmate dai sindaci di Amsterdam, Rotterdam e Utrecht, a testimonianza del successo del modello olandese. Non è un turista dell’ambientalismo: è un lobbista del mare.

Deposito cauzionale: un’idea semplice dagli effetti rivoluzionari

Al centro di ogni chilometro percorso, di ogni incontro diplomatico e di ogni fotografia virale, c’è un meccanismo di politica pubblica apparentemente semplice: il sistema di deposito cauzionale (DRS). Il principio è tanto lineare quanto efficace: quando si acquista una bottiglia o una lattina, si paga un piccolo deposito — generalmente tra i venti e i trenta centesimi — che viene restituito quando il contenitore vuoto viene riportato a un punto di raccolta.

Non costa nulla al cittadino, è finanziato dall’industria delle bevande secondo il principio della responsabilità estesa del produttore e genera flussi di materiale pulito ideali per un riciclo di alta qualità.

I risultati nei Paesi Bassi parlano da soli. Dopo anni di campagne — una petizione firmata da oltre 60.000 cittadini, una risoluzione parlamentare redatta dallo stesso Tinga e una pressione politica e mediatica costante — il sistema di deposito per le piccole bottiglie di plastica è diventato realtà nel 2021. In sei mesi, la loro presenza in strade, fiumi e coste è diminuita dell’80%. Nessuna campagna di sensibilizzazione, nessuna multa, nessun appello civico aveva mai ottenuto risultati simili. Le lattine sono state incluse nel 2023. Oggi i Paesi Bassi sono un modello studiato a livello globale.

Italia: l’urgenza diventa opportunità parlamentare

La spedizione di Tinga arriva in Italia in un momento senza precedenti per la politica ambientale nazionale. Per anni il tema del deposito cauzionale è rimasto marginale nel dibattito parlamentare, frenato dalle resistenze di parte dell’industria delle bevande e dall’inerzia istituzionale. Ma qualcosa è cambiato.

Tra settembre e dicembre 2025, tre forze politiche — Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia — hanno presentato tre proposte di legge distinte ma convergenti per introdurre un DRS in Italia. Il 19 gennaio 2026, la proposta del Partito Democratico, guidata dall’onorevole Silvia Roggiani, è stata assegnata alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, avviando formalmente l’iter legislativo.

I numeri sono chiari. Ogni anno circa 8 miliardi di bottiglie e lattine si disperdono nell’ambiente; un terzo dei contenitori sfugge completamente alla raccolta differenziata. Il tasso di intercettazione si attesta intorno al 68% — ben al di sotto del 77% richiesto dalla Direttiva europea sulla plastica monouso entro il 2025, e lontano dall’obiettivo del 90% fissato per il 2029.

Nel frattempo, il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), in vigore da febbraio 2025 e applicabile da agosto 2026, impone a tutti gli Stati membri di raggiungere tali obiettivi o di introdurre un DRS. L’Italia è su una traiettoria di infrazione. Non è più una questione di volontà ambientale: è una questione di conformità al diritto europeo.

Tinga lo sa — e si è preparato. Nel dicembre 2025 ha incontrato a Roma rappresentanti dei principali partiti politici italiani, presentando l’esperienza olandese e la sua imminente spedizione. Porta con sé anche un progetto di citizen science, “Rifiuti in Vista”, che invita i cittadini a fotografare i rifiuti lungo le coste, utilizzando l’intelligenza artificiale per identificare marchi e materiali, costruendo una banca dati da presentare a decisori politici e giornalisti.

Genova: la tappa simbolica

Tra tutte le tappe italiane, Genova assume un significato particolare. Il 3 maggio è previsto il suo arrivo alla spiaggia di Boccadasse, accolto da istituzioni locali, Marevivo e Lega Navale Italiana. Ma il vero momento centrale è il giorno successivo.

Il 4 maggio, alle ore 18:30 al Galata Museo del Mare, Merijn Tinga sarà protagonista della settima edizione di “Incontri in Blu — Uomini, donne e storie di mare”, rassegna culturale curata dal giornalista e scrittore Fabio Pozzo, in collaborazione con il Mu.Ma — Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni.

A Genova, Tinga raccoglierà anche messaggi ambientali dai cittadini da portare fisicamente a Roma, trasformando i passanti in partecipanti attivi di una missione diplomatica. Questa partecipazione collettiva trasformata in argomentazione politica è uno degli elementi più originali del metodo Tinga: non un attivismo che cerca solo consenso emotivo, ma un sistema strutturato di pressione fatto di dati, firme, lettere e testimonianze da portare sui tavoli parlamentari.

L’udienza papale: una reverse vending machine in Vaticano

Il finale della spedizione è degno di un romanzo d’avventura con ambizione diplomatica. Il 21 maggio, al termine del viaggio, Merijn Tinga avrà un breve incontro informale con Papa Leone XIV a Roma. Non è un dettaglio minore: chiude un arco narrativo di quattro anni, quattro Paesi, due oceani e due pontificati.

L’incontro con il Successore di Pietro rappresenta anche una continuità spirituale: la spedizione si colloca nel solco dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco e del suo seguito Laudate Deum, che hanno posto la cura del creato al centro del magistero della Chiesa.

La proposta che Tinga porterà è tanto concreta quanto visionaria: installare una macchina per il deposito cauzionale nella Città del Vaticano — lo Stato più piccolo al mondo, con un unico punto vendita per bottiglie e lattine. Un gesto apparentemente modesto ma dal valore simbolico enorme. Il Vaticano non ha un problema statistico di rifiuti plastici, ma possiede una visibilità globale senza pari. Se il Papa abbracciasse fisicamente il concetto di deposito cauzionale, l’impatto comunicativo sulla campagna europea sarebbe incalcolabile.

Analisi: l’attivismo come diplomazia di sistema

Osservata in chiave geopolitica, la storia di Merijn Tinga rivela un modello che merita attenzione più ampia. Non è semplicemente un attivista che compie gesti spettacolari per attirare l’attenzione dei media. È l’architetto di una strategia di cambiamento sistemico che applica — consapevolmente o meno — i principi della diplomazia a bassa intensità: costruzione di coalizioni tra settori, uso strategico della narrazione, pressione incrementale sui decisori, raccolta di evidenze empiriche e progressiva escalation della visibilità istituzionale.

Il percorso Oslo–Londra–Parigi–Roma non è solo geografico: è una mappa di alleanze costruite passo dopo passo. Ogni sindaco incontrato, ogni ministro raggiunto con la muta ancora bagnata, ogni lettera consegnata davanti alle telecamere è un tassello di una costruzione politica che punta a rendere il DRS in Europa inevitabile, non solo desiderabile.

Il suo arrivo in Italia proprio mentre proposte bipartisan sono all’esame parlamentare non è casuale; è il risultato di mesi di lavoro preparatorio, svolto con discrezione durante gli incontri romani del dicembre 2025.

A livello europeo, 19 Paesi hanno già implementato sistemi DRS; Grecia e Regno Unito seguiranno entro il 2027. L’Italia resta tra i grandi assenti. Con il PPWR che impone obiettivi vincolanti da agosto 2026, il ritardo rischia di tradursi in sanzioni finanziarie. La campagna di Tinga trasforma un obbligo burocratico in una storia umana — e le storie umane cambiano le leggi più velocemente delle clausole giuridiche.

Conclusione: il vento giusto

C’è un ultimo aspetto che emerge nella storia di Merijn Tinga, ed è qualcosa che lui stesso sottolinea quando gli si chiede se il suo metodo funzioni. Non rivendica vittorie personali. Dice che il cambiamento richiede tempo — nei Paesi Bassi sono serviti sei anni tra la prima petizione e la prima legge — e che ogni tappa è “solo una piccola parte” di qualcosa di più grande.

È una postura rara nell’attivismo contemporaneo, spesso guidato dall’urgenza di risultati immediati e amplificato dai social media.

Mentre scriviamo, Tinga sta attraversando le acque del Golfo di Genova. Tra poche settimane sarà a Roma, dove incontrerà il sindaco Roberto Gualtieri, interverrà al Senato e stringerà la mano a un Papa. La sua tavola, costruita con la plastica recuperata dal Tevere, tornerà al fiume da cui proviene — questa volta come simbolo di un ciclo compiuto e di un’Europa che — lentamente, faticosamente, ma inesorabilmente — sta imparando a fare i conti con i propri rifiuti.

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