MONTECHIARUGOLO – Associazione “AMIAMOLENZA” e vogliamo la Diga di Vetto – intervista al presidente Carlo Bertani

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CARLO BERTANI AMIAMOLENZA

Parma sede della  Provincia,  24-2-2026 –  Dal virtuoso esempio della Diga di Ridracoli, e passata l’emotività del disastro del Vajont,  c’è chi vuole a tutti i costi il benessere del fiume Enza, e sicurezza dalle sue piene. Questo, possibile solo con la costruzione di una diga a monte. 

CARLO BERTANI AMIANO L’ENZA VICE PRESIDENTE

Siamo un’associazione di frontisti a cui poi si sono iscritti tantissimi cittadini, autorità.

La nostra associazione è nata per cercare di sviluppare tutto il corso del fiume dal punto di vista artistico, sportivo, camminate, storia, arte, sicurezza, soprattutto la sicurezza, perché purtroppo nella nostra zona sono già avvenuti diversi disastri, sapete benissimo cosa è successo a Lentigione, cosa è successo, purtroppo causa un fiume che non è stato curato come avrebbe dovuto essere, come merita di essere, anche perché è un patrimonio quasi incredibile, sin dal tempo dei Romani, ancora prima i precedecessori degli Etruschi avevano colonizzato questa roba, i palafitticoli si chiamavano, ecco finalmente, avevano colonizzato questa roba e solo quando il fiume un po’ è andato in secca e un po’ avevano già sfruttato il terreno disponibile si sono poi trasferiti in Toscana e è nata la civiltà etrusca e tutto quello che ne segue. Si sta battendo già da quando è stata fondata per avere una possibilità veramente ecologica di energia e per avere la sicurezza di tutto il corso, quindi l’unica cosa che è possibile realizzare è una diga a Vetto della più grande capacità possibile e con almeno 30 milioni di capacità di laminazione dell’eventuali piene, già dai tempi del vecchia diga cioè quella che era stata progettata negli anni 80 e poi purtroppo ha fatto la miseranda fine che sappiamo per motivi politici, già a quei tempi il ministro Ripa di Meana aveva chiesto che alla strettoia di Vetto potessero venire laminati, era previsto che potevano uscire dalla strettoia di Vetto, 2.500 metri cubi di acqua al secondo, se lei pensa che tutti i ponti compreso quello di Montecchio hanno una capacità di smaltimento massima di 500 o 600 metri cubi al secondo, lei immagina che cosa avverrebbe di paesi tipo San Polo, Montecchio, Montechiarugolo la parte bassa, sarebbe un disastro tremendo, molto peggio di quello che è successo in Romagna, quindi adesso il nostro sforzo è concentrato sullo spingere per una diga che possa portare un’economia alle nostre montagne che poverette sono sempre più abbandonate perché non c’è più assolutamente niente da fare, i giovani fuggono, ma se avessimo un lago così meraviglioso sicuramente si ricreerebbe un’industria, tutto il fiume potrebbe essere sfruttato anche per legname e per migliorare anche l’agricoltura, ricordiamoci che è un fiume che tutta l’estate va in secca, non è un fiume vivo, i pesci muoiono, le rane non ci sono più, anche tanti uccelli acquatici sono spariti, abbiamo un patrimonio incredibile, potremmo fare un sentiero di congiunzione speciale, cioè la pista ciclabile Venezia-Torino, che si congiunge con la Toscana, sarebbe una cosa meravigliosa, ci tireremo tutto il turismo lento dell’Europa da queste parti, abbiamo una storia, abbiamo Matilde di Canossa, abbiamo un’industria casearia che tutto il mondo ci invidia e non prevedere che nella nostra zona possa accadere un periodo siccitoso, non prevedere quello e non preparare una scorta di acqua tale da poter superare questo periodo siccitoso, dal mio punto di vista è inconscienza totale per non dire qualcosa di peggio, questa è la nostra battaglia, siamo in tanti, ci crediamo tutti, abbiamo tante associazioni anche industriali, casearie, tanti che ci appoggiano e speriamo proprio di riuscire ad arrivarci.

Allora se ne parla dai tempi dei Romani, l’ostacolo grosso, quello che ha fatto saltare tutto nell’84, che le opere per costruire la di Granja partite, è stata un’opposizione politica e probabilmente anche economica, non so se le cooperative, questo non lo so perché in quegli anni lavoravo all’estero, però so che ci sono stati degli accadimenti un po’ strani, poi da allora ecologisti verdi, in generale tutte le sinistre e io sono uno che è sempre stato tesserato a sinistra, diciamo a centro-sinistra, mi correggo, si sono opposte, non si capisce bene perché, alla realizzazione di questa opera, non lo so, purtroppo sono molto impegnato col lavoro e non sono molto a dentro a queste cose, sono cose sentite dire, quello che so è che adesso sembra che la regione stia appoggiando la costruzione della diga e spero veramente che questa volta ci si arrivi in fondo.

Purtroppo ho partecipato a tutto quello che è stato il contratto di fiume, l’abbiamo sempre combattuto, non siamo mai riusciti ad avere abbastanza pubblicità delle nostre teorie, è andata così, adesso speriamo molto che il commissario riesca, cioè riesca, pensi di fare qualche cosa di veramente valido e di qualcosa che sia per sempre e per tutti. Il commissario è l’ingegner Stefano Orlandini dell’università di Reggio, è un esperto, io non lo conosco, sì sono andato a tanti suoi convegni, però mi dicono che sia una persona veramente veramente in gamba e soprattutto che è un esperto di dighe, di energia pulita eccetera”.

 

GROPPI CESARE.

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