Addis Abeba Due scenari, una sola strategia: il doppio binario della politica estera italiana – 14 Febbraio 2026 — di Pierangelo Panozzo

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Addis Abeba 14 febbraio 2026 — di Pierangelo Panozzo

Due scenari, una sola strategia: il doppio binario della politica estera italiana

Nelle stesse ore in cui a Monaco di Baviera la 62ª Conferenza sulla Sicurezza ridefiniva i rapporti di forza dell’Occidente, ad Addis Abeba si consumava un’altra partita, meno rumorosa ma strategicamente decisiva: quella del consolidamento della presenza italiana in Africa.

Il risultato complessivo restituisce l’immagine di una diplomazia italiana che si muove su due palcoscenici paralleli, calibrando linguaggi e priorità per mantenere equilibrio tra alleanze storiche e nuovi interessi geopolitici.

Monaco: l’Occidente diviso e il nuovo protagonismo europeo

La Conferenza sulla Sicurezza ha mostrato un sistema internazionale in piena trasformazione. Al centro del dibattito: la guerra in Ucraina, la sicurezza energetica, il futuro della NATO e soprattutto la crescente distanza politica tra Europa e Stati Uniti.

Il momento più dirompente è arrivato con l’intervento del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha segnato un punto di svolta retorico e politico.

Merz ha dichiarato senza ambiguità che:

•l’ordine mondiale nato dopo la Seconda guerra mondiale “non esiste più”

•l’Europa deve prepararsi a una maggiore autonomia strategica

•il divario con Washington è ormai strutturale

Particolarmente significativa è stata l’ammissione che il vicepresidente statunitense JD Vance aveva colto in anticipo la frattura transatlantica, pur da prospettive ideologiche opposte.

Ancora più rilevante l’annuncio di colloqui riservati con il presidente francese Emmanuel Macron per una possibile integrazione della deterrenza nucleare europea nella struttura NATO: un passaggio che, se realizzato, segnerebbe uno spartiacque nella sicurezza continentale.

Il ruolo italiano a Monaco: moderazione strategica

L’Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha mantenuto una linea volutamente prudente.

Tajani ha insistito su tre pilastri:

•unità occidentale

•sostegno all’Ucraina

•rafforzamento dell’interoperabilità NATO

In contrasto con le posizioni più assertive di Berlino e Parigi, Roma ha evitato toni antiamericani, confermando la volontà di preservare il rapporto privilegiato con Washington.

Addis Abeba: l’altra faccia della diplomazia italiana

Mentre a Monaco si discuteva di sicurezza militare, la premier Giorgia Meloni era impegnata in una missione che il governo considera cruciale: il secondo vertice Italia-Africa, ospitato in concomitanza con l’assemblea dell’Unione Africana.

L’invito rivolto alla premier è stato interpretato come un segnale politico di fiducia verso il ruolo italiano nel continente.

Al centro del vertice: il Piano Mattei, che entra nella fase operativa dopo due anni di avvio.

Piano Mattei: dalla visione alla fase 2.0

Nel suo intervento, Meloni ha rivendicato un cambio di paradigma nei rapporti con l’Africa, fondato su:

•cooperazione “da pari a pari”

•superamento degli approcci paternalistici

•sviluppo congiunto per ridurre le cause delle migrazioni

Il piano coinvolge oggi:

•14 Paesi africani

•circa 100 progetti attivi

•settori strategici come energia, infrastrutture, intelligenza artificiale e agricoltura

La presenza di grandi gruppi italiani — tra cui Eni, Enel, Leonardo e Fincantieri — segnala una chiara integrazione tra diplomazia e politica industriale.

La risposta africana: partnership e legittimazione politica

Il premier etiope Abiy Ahmed ha definito il rapporto con l’Italia “sempre più stretto”, sottolineando convergenze su tecnologia, sanità e infrastrutture.

Anche il presidente angolano João Lourenço, attuale presidente di turno dell’UA, ha lodato l’Italia per l’approccio cooperativo sui temi migratori.

Una strategia a due livelli

La simultaneità dei due eventi non è casuale. La scelta di non esporre direttamente la premier allo scontro transatlantico di Monaco mentre consolidava il consenso africano appare come una mossa diplomatica precisa.

L’Italia sembra perseguire una strategia tripla:

1.mantenere l’alleanza privilegiata con gli Stati Uniti

2.restare pienamente integrata nella difesa europea

3.costruire una sfera di influenza economico-politica nel Mediterraneo allargato

Il significato geopolitico

La doppia scena del 13-14 febbraio 2026 racconta molto più di una semplice coincidenza diplomatica.

Rivela:

•una crescente autonomia strategica europea guidata dall’asse franco-tedesco

•una competizione globale per l’influenza in Africa

•il tentativo italiano di ritagliarsi un ruolo di mediatore tra Occidente e Sud globale

In questo quadro, la politica estera italiana appare sempre meno reattiva e sempre più progettuale.

Conclusione

Tra Monaco e Addis Abeba emerge una fotografia chiara: l’Italia sta cercando di trasformare la propria tradizionale posizione di “ponte” in una leva geopolitica attiva.

Se la conferenza tedesca ha mostrato un Occidente in tensione, il vertice africano ha evidenziato uno spazio crescente per iniziative diplomatiche autonome.

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