Il secondo vertice Italia-Africa: un’ambizione che cerca conferme – di Pierangelo Panozzo
Il secondo vertice Italia-Africa: un’ambizione che cerca conferme
Addis Abeba, 13 febbraio 2026
Ad Addis Abeba si è aperto oggi il Secondo Vertice Italia-Africa, e già la scelta della sede racconta qualcosa. Per la prima volta il summit non si tiene a Roma ma in Africa — nella capitale etiope, a poche ore dall’avvio dell’Assemblea dei capi di Stato dell’Unione Africana. Non è un dettaglio logistico: è una dichiarazione di intenti. Il governo italiano vuole segnalare che questa non è una relazione gestita dall’alto, dal vecchio centro verso una periferia da aiutare, ma un partenariato che si costruisce anche fisicamente “dall’altra parte”.
Se l’intenzione è chiara, la verifica è tutta da fare.
Il Piano Mattei due anni dopo: numeri e domande
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto i lavori ribadendo la visione che anima l’iniziativa: una cooperazione “da pari a pari”, fondata su investimenti strutturali e non su logiche assistenziali. Parole già sentite, ma il contesto stavolta è diverso: il Piano Mattei — lanciato due anni fa con una dotazione complessiva di 5,5 miliardi di euro, articolata in 3 miliardi dal Fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi dalla cooperazione allo sviluppo — deve cominciare a mostrare risultati misurabili, non solo intenzioni.
Secondo i dati diffusi da Palazzo Chigi, nel solo 2025 il piano avrebbe mobilitato oltre 1,3 miliardi di euro. Il condizionale è d’obbligo: queste cifre provengono da fonti governative e non sono ancora state sottoposte a una verifica indipendente sistematica. I progetti citati come esempi virtuosi — l’agricoltura sostenibile nel Sahara algerino, gli interventi sanitari in Africa occidentale, gli accordi energetici con Kenya ed Egitto — esistono, ma il quadro complessivo sull’allocazione reale dei fondi e sulle procedure di selezione resta, a oggi, solo parzialmente accessibile al pubblico.
Questo è il nodo più delicato. Non si tratta di mettere in dubbio la buona fede dell’iniziativa, ma di ricordare che la credibilità di un programma di questa portata — che coinvolge oggi 14 Paesi africani e si propone come modello alternativo alle strategie cinesi e americane nel continente — si costruisce con la trasparenza, non con i comunicati stampa.
I protagonisti: un tavolo che pesa.
Il vertice ha riunito figure di primo piano della politica e della finanza internazionale. Accanto alla premier italiana, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha svolto il ruolo di anfitrione, affiancato dai vertici dell’Unione Africana e dai rappresentanti delle principali istituzioni multilaterali, tra cui ONU, Banca Africana di Sviluppo e Banca Mondiale.
La composizione del tavolo è significativa: non si tratta di un incontro bilaterale tra Italia e singoli governi africani, ma di un tentativo di agganciare l’iniziativa italiana alle grandi architetture finanziarie multilaterali. È una scelta ambiziosa, e potenzialmente la più importante dell’intera strategia: senza il coinvolgimento stabile di investitori e istituzioni internazionali, il Piano Mattei rischia di rimanere una somma di progetti isolati piuttosto che diventare una piattaforma strutturale.
Il contesto: Africa contesa
Sarebbe un errore leggere questo vertice fuori dal contesto geopolitico in cui si inserisce. L’Africa è oggi uno dei principali teatri della competizione tra grandi potenze: Cina, Russia, Stati Uniti e, sempre più, le monarchie del Golfo si muovono nel continente con strategie articolate, risorse ingenti e orizzonti temporali lunghi. L’Europa — e l’Italia in particolare — arriva in questo scenario con un ritardo strutturale, cercando di trasformare in vantaggio la propria storia di relazioni con il Mediterraneo e con il continente.
La posta in gioco non è solo economica. È la capacità di costruire un’alternativa credibile a modelli di presenza che, in più di un caso, hanno prodotto dipendenza piuttosto che sviluppo. L’Italia, con il Piano Mattei, dice di voler fare qualcosa di diverso. Ad Addis Abeba ha avuto l’occasione di mostrarlo. Il giudizio, però, lo daranno i fatti nei prossimi anni — non il summit di oggi.
Domani all’Assemblea dell’Unione Africana
La missione della premier continua domani, 14 febbraio, con la partecipazione come ospite d’onore alla sessione plenaria di apertura dell’Assemblea dell’Unione Africana nella Mandela Hall. Un riconoscimento che non va sottovalutato: in un consesso che storicamente guarda con diffidenza alle intenzioni europee, ottenere un posto d’onore è un segnale politico concreto.
Resta da vedere se diventerà anche qualcosa di più.
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Testo verificato e rielaborato su fonti giornalistiche e dichiarazioni ufficiali disponibili alla data del 13 febbraio 2026.
Pierangelo Panozzo
