MEDESANO Alessio Mammi Assessore Regionale – tra riduzioni di produzione UE e la centralizzazione agricola nazionale

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ALESSIO MAMMI ASSESSORE AGRICOLTURA Emilia Romagna 1

Per me è molto importante che nei comuni ci si occupi di agricoltura, quindi il sindaco hai fatto bene a avere un consigliere delegato, a dare una delega all’agricoltura, è un segnale di attenzione, di maturità e di responsabilità perché quello che succede all’agricoltura e all’agroalimentare non deve riguardare solo gli addetti ai lavori, non deve riguardare solo gli agricoltori, chi se ne occupa dal punto di vista della ricerca della conoscenza, chi se ne occupa dal punto di vista istituzionale pro tempo, come sto facendo io, o le associazioni agricole, peraltro vedo molti rappresentanti delle associazioni agricole qui presenti che naturalmente ringrazio.

Quello che succede all’agricoltura deve interessare tutti, tutti i cittadini, tutte le comunità, tutte le istituzioni, a prescindere dalle competenze amministrative. Poi lo dico da ex sindaco, i comuni hanno anche competenze amministrative che indirettamente riguardano l’agricoltura, pensiamo alla pianificazione, pensiamo all’urbanistica, pensiamo all’edilizia, quindi alla valorizzazione dei prodotti, alla valorizzazione del territorio, quindi è bene che quello che avete fatto bene è istituire una delega, vedo che tanti comuni in questa legislatura 2019-2024 stanno facendo altrettanto, ed è un segnale davvero di grande attenzione che io condivido molto. Riguarda tutti quello che succede all’agricoltura, all’agroalimentare, perché è banale scontato dirlo, cibo, l’agricoltura significa cibo, cibo significa una filiera strategica, insostituibile per il nostro paese, per l’Europa, per la nostra regione, l’agricoltura è un patrimonio in termini di sicurezza alimentare, è un patrimonio economico, pensate che in Emilia Romagna quando parliamo di cibo e vino superiamo i 30 miliardi di euro, la produzione lorda vendibile è arrivata a 7 miliardi di euro e siamo la regione che più esporta in tutto il mondo, oggi abbiamo superato, il 25, abbiamo superato i 10 miliardi di euro, quindi a livello pro capite l’Emilia Romagna con tutte le sue filiere produttive e posso garantire che l’Emilia Romagna può sfamare tutti gli appetiti, tutti i gusti, tutte le sensibilità, perché facciamo veramente tutto, da Piacenza fino a Rimini non ci manca nulla, tutte le produzioni vegetali, tutte le produzioni zootecniche, il 99% delle produzioni zootecniche, moltiplichiamo le sementi, addirittura siamo la più grande incubatrice d’Europa, mi piace sempre ricordarlo, siamo la regione che fa più moltiplicazione di semi in tutta Europa, abbiamo anche pesca, acquacoltura, quindi tutte queste filiere insieme hanno prodotto un pil che ha superato i 30 miliardi, che è cresciuto e che continua a dare grandi soddisfazioni.

Naturalmente siamo orgogliosi di essere la Food Valley d’Italia, siamo anche consapevoli che l’agricoltura, l’agroalimentare è dentro una tempesta, con delle onde forza 9, le onde altissime, perché dal 2020 ad oggi ci manca l’invasione degli alieni, poi è successo di tutto e tutto quello che è successo ha colpito e sta colpendo anche le filiere agricole e agroalimentari, certo in modo diverso e non riesce a dare un giudizio complessivo, alcune filiere vanno bene, continuano a essere competitive, a crescere, penso a una filiera importante come quella che rappresenta Nicola, nella quale probabilmente molti di voi sono legati quella del latte, del parmigiano reggiano, anche il pomodoro nello scorso anno, problemi produttivi ma a livello di mercato bene, frutta in difficoltà, meglio il 24-25 degli anni precedenti, ma continua a essere in difficoltà e poi abbiamo filiere dove storicamente siamo forti come il grano o la viticoltura che sono invece filiere in fortissima difficoltà in questa fase storica, per ragioni diverse, la prima per ragioni produttive e di mercato e la viticoltura per problemi anche legati ai consumi, all’export, quindi pagina chiare, pagina scure, certamente siamo in una fase storica di grandi incertezze e di continue emergenze e queste continue emergenze colpiscono anche le nostre filiere agricole e agroalimentari.

Io ho iniziato nel 2020 a fare l’assessore due anni di pandemia, ho proseguito quattro gelate tardive in cinque anni che hanno distrutto intere filiere ortofrutticole, gelate tardive che sono le gelate che arrivano tardi come sappiamo, ci sono anche in passato, ma quando ne hai quattro su cinque anni significa che in Houston abbiamo un grande problema, vuol dire che c’è un cambiamento strutturale, climatico, che gli effetti del surriscaldamento globale non sono un’invenzione ma sono reali e che quindi dobbiamo attrezzarci, abbiamo avuto la situazione, abbiamo anche oggi la situazione geopolitica che tutti conosciamo, abbiamo problemi produttivi, abbiamo problemi di competizione di altri paesi e di altre parti del mondo, questo è il mare in tempesta nel quale ci muoviamo, però io voglio ringraziare tutti gli agricoltori per la tenacia, per la forza, per il coraggio di continuare a investire, a crederci, a partecipare ai nostri bandi, a continuare a produrre nonostante queste tante difficoltà, però nel mare in tempesta è importante avere una strategia, perché se tu già nel mare normale con le acque calme se non hai una strategia rischi di rimanere fermo, in un mare in tempesta con delle onde alte così se non hai una strategia tu vieni portato via, vieni portato a largo o sbatti contro uno scoglio, la nostra strategia è fatta di tre obiettivi molto semplici, semplici da dire, più complicati da realizzare, tre parole che devono tenersi insieme necessariamente, non possono essere slegate l’una dall’altra, produttività, qualità, reddito. Questi sono i tre obiettivi che abbiamo cercato di seguire, di perseguire in questi anni.

Produttività è fondamentale, perché se tu non salvaguardi la capacità produttiva delle nostre imprese, dei nostri territori, non riesci naturalmente ad alimentare le firiere, non riesce a garantire sicurezza alimentare, quando un’azienda per 3-4 anni dietro fila perde interamente le produzioni, cioè in qualsiasi altro comparto economico chiuderebbe, cioè una ceramica che fa piastrelle, io vengo da Scandiano che è nel distretto delle ceramiche reggiane, un’azienda che per tre anni su quattro come quelle colpite dalle gelate, non produce, non avrebbe nessuna prospettiva, dopo un anno chiuderebbe, non dopo 3-4 anni. La produttività quindi è necessaria, è importante capire come poter salvaguardare, salvare le produzioni, difendere le produzioni, avere buoni livelli di produttività, seguendo anche le indicazioni che prima sono state date dai nostri relatori. Qualità, altrettanto elemento, importantissimo, qualità ambientale delle produzioni, qualità sociale delle filiere che ci sono dietro, qualità di prodotto.

Terzo elemento il reddito, se non creiamo le condizioni affinché l’impresa generi reddito e quindi possa investire, possa fare sempre di più, continuare a produrre puntando sulla qualità, possa arrivare alle tecnologie che qui prima sono state annunciate, richiamate, che richiedono risorse, perché non è che sono sempre gratuite, anzi mai, poche volte, a meno che siano progetti di ricerca, ma se diventano… Se vogliamo che entri la robotica, se vogliamo che entri l’agricoltura di precisione, se vogliamo usare sempre meglio le risorse in maniera più intelligente per ragioni ambientali ma anche per ragioni economiche, perché prima abbiamo visto delle soluzioni che ti dicono se usate questa tecnologia diminuite fitofarmaci, questo vuol dire un beneficio ambientale e vuol dire anche un beneficio ovviamente economico, perché vuol dire ridurre sprechi e inefficienze e quindi il reddito è fondamentale, dobbiamo creare le condizioni per il reddito. Allora per fare, per raggiungere questi tre obiettivi, come Regione in questi anni cosa abbiamo fatto? Abbiamo accompagnato le imprese negli investimenti che le imprese volevano fare e considerate che noi abbiamo messo a terra 3 miliardi di euro dal 2014 ad oggi tra i vari bandi del piano di sviluppo rurale. Una parte consistente di questi 3 miliardi sono andati proprio agli investimenti, cioè ad aiutare le aziende a poter investire per tutto quello che serve dal punto di vista degli investimenti, sulle tecnologie, sull’agricoltura di precisione, sul digitale, sull’informatizzazione, sulla riduzione degli sprechi o anche delle inefficienze energetiche, perché un’azienda che si riqualifica può ridurre il consumo di energia, quindi può usare meglio le risorse.

Le abbiamo messe per la biosicurezza, per il benessere animale, per la sostenibilità ambientale, per avere delle produzioni sempre più sostenibili. Le abbiamo messe per aumentare la competitività dell’impresa stessa e fincettare i processi. Guardate, vi do un dato.

Noi abbiamo chiuso da pochi giorni due bandi investimenti, anzi tre bandi investimenti importanti. Uno che ha riguardato gli investimenti nell’impresa agricola, uno che ha riguardato gli investimenti nell’impresa di trasformazione e un altro sul benessere animale, da 14 milioni di euro. Sono arrivati quindi per intervenire sugli allevamenti, per renderli più sostenibili, più adeguati, più moderni e più attenti alla qualità, appunto la qualità che dicevo prima, che richiamavo prima.

Abbiamo investito, abbiamo messo a bando 114-115 milioni di euro, sono arrivate domande per 450 milioni di euro. Quindi vuol dire che c’è una fortissima richiesta di investimenti, c’è una voglia di investire in queste direzioni, in questi ambiti da parte delle nostre imprese. Naturalmente noi dobbiamo aiutarle, perché poi queste sono risorse che noi diamo e arrivano fino al 40-50 per cento dell’investimento.

Quindi significa che l’imprenditore agricolo mette il restante 50-60 per cento. Vuol dire metterci del proprio, vuol dire rischiare, perché la regione ti dà il 40, la regione tramite i fondi europei ti dà il 40, ma l’imprenditore agricolo ci mette il 60, se sei in montagna il 40, ma sono sempre cifre molto importanti che l’imprenditore agricolo deve metterci. Noi stiamo adesso riorganizzando le nostre risorse per cercare di soddisfare il più ampio numero di domande.

Alcuni bandi riusciremo a scorrere lì, tutti, aggiungeremo risorse per esempio sul bando del benessere animale, perché abbiamo bisogno di su quello accelerare, quindi risorse straordinarie verranno messe o dentro il risorso europeo o dentro il bilancio regionale per scorrere tutte quelle domande, perché se avrebbe sbagliato, fai un bando sul benessere animale, parteciperanno per 52 milioni e tu non eroghi le risorse in un settore importantissimo per quanto ci riguarda. Quindi aggiungeremo risorse per scorrere tutte le domande e poi ovviamente scorreremo anche le domande dei fruttetti protetti, fruttetti resistenti, che qui ovviamente è un territorio meno interessato a questo tipo di cultura, dalle culture frutticole, mentre la Romagna è ovviamente più interessata, ma cercheremo di scorrere il più possibile questi bandi. Ecco, naturalmente scritto anche al Governo, perché questo sarebbe molto importante, visto che noi abbiamo ancora molte risorse del PNRR che rischiano di non essere utilizzate, addirittura che rischiano di essere restituite, ho suggerito al Governo di metterne un po’ per scorrere tutti questi bandi investimenti, perché in pochissimo tempo potresti soddisfare molte domande e finanziare molti investimenti che vanno nella direzione della competitività ma anche della sostenibilità, dell’efficienza dei processi e soprattutto evitiamo di restituire a Bruxelles risorse che invece servono al nostro Paese.

Forse basterebbero 2 miliardi a livello nazionale, potresti scorrere tutte le graduatorie di tutti i bandi, perché poi abbiamo i nostri, io ho citato i nostri, ma ce ne sono altri. Spero che, ne ho parlato già ovviamente con alcuni ministri, spero che si vada in questa direzione. Noi faremo la nostra parte chiaramente per cercare nuove risorse all’interno della regione, del bilancio regionale, ma quando si parla di 300 milioni di euro è chiaro che servirebbe anche una misura nazionale importante.

Secondo obiettivo è investimenti, il secondo pezzo della strategia, poi cito altri due velocemente perché se no parlo troppo, è quello naturalmente della ricerca, della conoscenza e dell’innovazione. Qui abbiamo avuto degli esempi concreti, su questo dobbiamo continuare a investire, perché se vogliamo tenere insieme la capacità di produrre puntando sulla qualità delle produzioni, qualità da tutti i punti di vista, la qualità come ho cercato di descriverla prima, ambientale, di prodotto, di efficienza nei processi, di sostenibilità, se vogliamo tenere insieme produzione e qualità bisogna aiutare le nostre imprese agricole ad arrivare a queste tecnologie, a queste tecniche che prima sono state richiamate e quindi bisogna investire in ricerca. Allora è chiaro che la ricerca in senso generale è competenza statale, cioè ci sono università, ci sono i centri di ricerca, però noi vogliamo, noi facciamo, cerchiamo di contribuire al sistema della ricerca anche qui mettendo delle risorse importanti, pensate che la Regione Emilia-Romagna è la Regione che in Italia ha investito di più in questo ambito, cioè nell’ambito della consulenza, della formazione, del trasferimento in azienda, perché tu non hai bisogno solo che la ricerca venga fatta, gli esempi che abbiamo visto prima sono bellissimi, abbiamo bisogno, se vogliamo, che questi esempi diventino pratiche concrete, reali nelle aziende, hai bisogno anche di formazione degli agricoltori, di accompagnarli dal punto di vista della consulenza e delle informazioni, quindi noi abbiamo deciso di mettere la percentuale più alta che mettono tutte le altre regioni italiane, 4,5% del piano di sviluppo rurale va sulla conoscenza, sulla ricerca, sulla formazione.

Sono orgoglioso di questo dato, dobbiamo essere consapevoli che è ancora bassissimo se guardiamo ad altri paesi. È il più alto in Italia, se io vado in Giappone, sono stato in Giappone due anni fa in missione a confrontarmi con le università giapponesi, l’agricoltura giapponese, come sapete, è un’agricoltura ancora molto parziale, molto limitata dal punto di vista qualitativo, ma soprattutto quantitativo, è un paese che anche per questione orogeografica ha un’agricoltura piccola e importa molto cibo dal resto del mondo.

Loro investono l’11%, 11% in ricerca, in conoscenza, in innovazione, in nuove tecnologie, nei sensori che ti aiutano a capire se c’è bisogno di acqua, se c’è bisogno di fitofarmaco o se non ce n’è bisogno, dei processi che ti aiutano a capire quando lo devi usare, quando non lo devi usare, perché è uno spreco ed è anche un danno ambientale.

Tutte queste cose si possono fare, ma c’è bisogno di investirci, quindi noi abbiamo messo il 4,5% con l’obiettivo di mettercene un po’ di più, naturalmente anche a livello nazionale. Terzo elemento, è importantissimo, produrre, puntare sulla qualità, ma ricordiamoci sempre, le filiere sono fondamentali. Noi siamo la Food Valley d’Italia perché abbiamo le filiere produttive, che sono fondamentali, perché tu puoi avere il miglior prodotto del mondo, ma se la produzione è disgregata, è in competizione elite uno contro l’altro, non costruisce una filiera solidale e collaborativa, che possa generare reddito e dividerlo in modo equo all’interno delle componenti, non basta avere il buon prodotto.

L’esempio del parmigiano reggiano è un esempio perfetto di filiera, di capacità di creare valore e poi di dividerlo all’interno delle varie componenti della filiera, di avere questo marchio collettivo che crea un valore e poi lo suddivide. Questo esempio deve essere seguito da tante altre filiere, perché sennò avere il prodotto non basta, non basta, se vuoi creare valore aggiunto, se vuoi valorizzarlo sul mercato, se vuoi far sapere al consumatore come si chiama il tuo prodotto, come è fatto e perché deve essere anche pagato un po’ di più, se poi vuoi anche esportarlo, la filiera è necessaria. Quindi anche qui siamo la regione delle filiere, siamo la regione che ha, pensate, costruito 4-5 accordi di filiera, ce n’abbiamo uno sul pomodoro, abbiamo uno sulle barbabietole, abbiamo uno sulle sementi, gli accordi di filiera sono importanti, abbiamo bisogno di filiere che siano solidali, che costruiscano reddito e lo trasmettono a tutti.

E poi ci sono altri due elementi, velocissimi, investimenti, ricerca, filiere per creare reddito, promozione dei prodotti, poi ne parlerà sicuramente Nicola, è fondamentale. Oggi abbiamo messo 25 milioni di euro per promuovere i nostri prodotti, perché se tu puoi avere anche il miglior prodotto del mondo, ma se non lo conosce nessuno, difficilmente viene apprezzato e viene riconosciuto, quindi c’è fuori un bando da 5 milioni di euro che serve proprio la promozione extra. E chiudo su due concetti, brevissimo, negli ultimi due minuti.

Il primo è aiutare le imprese a investire, aiutare le imprese a salvare le produzioni, aiutare le imprese a investire in conoscenze e innovazione, il tema delle filiere dell’export e della promozione. Abbiamo bisogno anche di giovani che entrino in agricoltura, fondamentale, abbiamo bisogno del tema del lavoro, del capitale umano, di migliorare l’incrocio domande offerta di lavoro, siamo anche in una fase strana in cui c’è un tasso di disoccupazione ancora elevato e alcune filiere che non trovano magari tecnici, che non trovano competenze, che non trovano formazione, a partire da quelle filiere di qualità che vogliamo mantenere, preservare e che se non hanno competenze rischiano di non avere futuro, quindi c’è un grande tema, ma servono anche giovani nelle imprese. E allora la decisione che abbiamo preso pochi giorni fa, insieme anche alle associazioni agricole, è di, noi abbiamo fatto un bando ai giovani nel 2025, lo scorreremo tutto, anche lì aggiungeremo risorse per scorrere tutte le domande, perché abbiamo bisogno di portare giovani in agricoltura.

Se vuoi portare nuove idee, nuove competenze, nuovi approcci, se vuoi portare digitale, se vuoi portare agricoltura di precisione, se vuoi portare un uso più… devi favorire il ricambio generazionale. Poi è ovvio che il reddito è fondamentale, se non c’è reddito il ricambio generazionale non c’è, però dobbiamo, se facciamo dei bandi per insediare i giovani e poi non finanziamo le domande, commetteremo un errore, quindi noi finanzieremo tutte le domande nel 25, faremo un bando anche nel 26 dedicato ai giovani, perché vogliamo che questo ricambio ci sia, anche se ne vorremmo molto di più e sappiamo che è un po’ parziale, riguarda solo alcune filiere produttive e non altre, però è importantissimo il tema del ricambio generazionale, peraltro abbiamo visto che abbiamo fatto tanti bandi giovani in questi anni, abbiamo messo 200 milioni di euro per i giovani in questi anni, 200 milioni di euro, per dei bandi che servono a dare un contributo, una tantum al giovane che si insedia, si chiama bando primo insediamento e poi è un altro contributo per gli investimenti che devono fare, quindi è un pacchetto giovani che è fatto di queste due misure, che ha funzionato molto bene. Abbiamo studiato le aziende che sono state prese da giovani, abbiamo visto che sono aziende dove non solo c’è più attenzione ovviamente al tema delle tecnologie e della qualità, da tutti i punti di vista, agronomica, degli allevamenti, ma c’è anche più attenzione alla valorizzazione del prodotto, che ne so, alla filiera corta, all’utilizzo del mercato elettronico, alla capacità di esportare il prodotto, perché magari uno è un piccolo produttore, ma manda il parmigiano reggiano o piuttosto il vino, il vino biologico che produce, lo manda nei paesi nordici, potrei citarvi decine di esempi, di piccole aziende vitivinicole che esportano i propri vini biologici, biodinamici o particolari, produzioni anche proprio molto piccole, nei paesi nordici.

Lo fanno attraverso il mercato elettronico, lo fanno con l’uso dell’informatica. I giovani sanno farlo, questo in maniera molto più rapida, anche più rapida di quello che sono io, ormai non sono più giovane. I giovani sono più propensi a collaborare tra di loro.

Anche questo è un dato importante. Il nostro problema non è il vicino di casa che fa il nostro prodotto, il nostro problema è l’imprenditore dall’altra parte del mondo che lo copia il nostro prodotto e che lo vende su quel mercato e gli agricoltori del territorio devono collaborare, devono lavorare insieme. So che è difficile, so che ci sono le storie del passato, le gelosie, però il mondo è grande.

Se vogliamo prendere, coglierne le opportunità, dobbiamo lavorare insieme. Noi nella mia Romagna lo sappiamo far bene, consorzi, cooperative, collaborazioni, dobbiamo incrementarlo e i giovani questo lavoro di squadra lo sanno fare bene. Chiudo dicendo che dipenderà poi anche molto delle scelte politiche, perché poi gli servono i soldi, gli investimenti, la ricerca, i giovani, tutto quello che vogliamo, la promozione.

Ecco, naturalmente sapete che siamo in una fase di discussione piuttosto forte sulla futura politica agricola comune europea. Sono molto preoccupato perché la proposta che a luglio aveva avanzato la Commissione europea era una proposta del tutto inadeguata, che va in direzione ostinate e sbagliata. Faber diceva in direzione ostinate e contraria.

Loro vanno in direzione ostinate e sbagliate e questo non va bene perché la proposta di luglio prevede un taglio del 24 per cento all’agricoltura. Se noi vogliamo garantire sicurezza alimentare e aiutare le imprese a essere competitive e ad affrontare bene i cambiamenti climatici, la transizione sia ecologica che digitale, senza risorse, con il 24 per cento in meno di risorse in più l’inflazione, questo sarà impossibile. Perché il taglio vuol dire che il 24 per cento è il taglio proposto, se ci metti anche l’inflazione di questi anni, il taglio del 30 per cento.

Quindi con 30 per cento in meno di risorse è impossibile raggiungere gli obiettivi che prima vi ho descritto. In secondo luogo c’è, diciamo, una frammentazione delle politiche agricole e un ridimensionamento delle regioni nella gestione delle politiche agricole. C’è una nazionalizzazione delle politiche agricole e questo io credo che sia un grave errore perché l’Europa è nata sull’agricoltura.

La PAC che è nata quasi 80 anni fa, più di 70 anni fa, è stata la prima grande politica agricola comune europea. Se tu togli uno dei pilastri fondativi su cui l’Europa è nata, rischiamo veramente l’implosione. Quindi spero che si torni indietro da quella proposta.

Adesso ho sentito che ci sono tentativi di miglioramento. Non mi esprimo molto perché voglio prima leggere, perché se no commentare dichiarazioni giornalistiche non va bene. Però abbiamo bisogno di finanziarla, le politiche agricole vanno finanziate.

Io capisco l’esigenza dell’investire in sicurezza e in difesa, ma non puoi sottrarre risorse al sociale e all’agricoltura per metterle su altri ambiti. Per me è molto sbagliato, è molto miope. L’effetto delle scelte politiche e della riduzione delle risorse agricole ovviamente deriva dal tema della sicurezza, se no non si capisce perché decidano di ridurle, siccome non va bene.

E c’è questo tema della centralizzazione delle politiche agricole che rischia di peggiorare molto la vita delle nostre imprese agricole. Perché se il piano di sviluppo rurale invece di Bologna viene gestito da Roma, secondo me le imprese agricole non ne escono meglio. Secondo me non velocizziamo i processi, non acceleriamo, ma lo dico prescindere da chi in questo momento governa, direi la stessa cosa per tutti i governi che possono susseguirsi a livello centrale, a livello nazionale.

La Costituzione dice che l’agricoltura è una competenza regionale. Le regioni possono fare bene o sbagliare, ma certamente noi conosciamo a livello territoriale meglio la nostra agricoltura rispetto a quello che può sapere un ministero a Roma. Ho citato prima la necessità che abbiamo fatto bandi sui frutteti resistenti, questa è una decisione che abbiamo preso in Emilia Romagna perché abbiamo avuto le gelate.

La decisione di scorrere la graduatoria dei giovani, l’abbiamo presa insieme all’associazione agricole. Se io devo passare dal ministero per decidere una cosa del genere ci vogliono due anni e non scorriamo niente. Quindi il tema della centralizzazione è un rischio molto alto, lo dico perché vedo che su questo c’è poca attenzione.

Quindi continueremo a lottare a livello europeo, bisogna avere regole di reciprocità nei rapporti commerciali, bisogna anche avere nuovi strumenti come quelli che venivano richiamati, bene il nuovo regolamento, un passo in avanti che potrà aiutarci molto a tenere insieme capacità di produrre puntando sulla qualità. Si è sbloccata una situazione che sarà incancrenita da anni, ce n’è un altro di regolamento importante che quello dei crediti di carbonio. Chiudo su questo.

Il professore mi ha fatto vedere meccanismi di valutazione e calcolo dei crediti di carbonio che un’azienda agricola può produrre nel momento in cui attua determinate pratiche. Penso al biologico. Nella mia Romagna il biologico è cresciuto tantissimo noi siamo al 22% di biologici.

Quella è una pratica agronomica che è altro che dal punto di vista. Abbiamo ormai dei sistemi di certificazione dei crediti di carbonio molto efficaci molto precisi molto puntuali. Se però a livello europeo non c’è un regolamento che disciplini la possibilità per le aziende di calcolarli valutarli e poi anche metterli sul mercato venderli a chi eventualmente ha bisogno di acquistare crediti di carbonio per i problemi che ha dal punto di vista emissivo fai perdere delle grandi occasioni nelle nostre aziende agricole.

Io credo che sia profondamente sbagliato assistere a fenomeni di greenwashing come quelli che vediamo dove ci sono delle aziende che ci certificano zero emissioni perché acquistano crediti di carbonio in Senegal o in che ne so in Niger perché come potete immaginare quel credito virtuale che è acquistato viene disperso dalle distanze ma anche dal tipo di attività. Io credo che sarebbe più utile avere un meccanismo di calcolo di crediti di carbonio che avvicini il luogo dove viene acquistato all’impresa che lo mette sul mercato e che lo vende. Questo potrebbe generare un reddito per l’agricoltore avere veramente un mercato di crediti di carbonio corretto e giusto ed equo verificabile e anche aiutarci a spingere adesso un’agricoltura sempre più sostenibile e sempre più attenta all’ambiente.

Quindi ci vorrebbe un regolamento europeo che li quantifichi questi crediti che li faccia mettere sul mercato che gli dia un valore anche economico che possono essere acquistati per l’agricoltura potrebbe essere una nuova opportunità e una nuova frontiera per contrastare appunto i green wall. Speriamo che anche su questo ci sia qualche passo in avanti. Grazie per questa scusate se è stato lunghissimo ma grazie per questa giornata e buon lavoro.

 

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