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PARMA SICUREZZA di Antonio Rozzi – lettera al direttore

Letera Quello che è accaduto nel centro di Parma — un ragazzo accoltellato al volto, in pieno giorno — non è solo un fatto di cronaca. È un segnale. E come tutti i segnali, chiede di essere interpretato, non rimosso.

I latini dicevano “Vulnerant omnes, ultima necat”: tutte le ore feriscono, l’ultima uccide. Ogni episodio di violenza che ignoriamo, ogni disagio giovanile che minimizziamo, è un’ora che ferisce il tessuto della nostra comunità. E quando ci accorgiamo del problema solo davanti al sangue, è già troppo tardi.

Non siamo di fronte a una “emergenza improvvisa”, ma al frutto di un vuoto educativo, sociale e culturale che si è allargato nel tempo. Un vuoto dove attecchiscono nuove forme di delinquenza, più giovani, più feroci, più prive di senso. Come scriveva Seneca:

“Non è povero chi ha poco, ma chi desidera sempre di più.”

Molti ragazzi oggi non sono poveri di beni, ma poveri di orizzonti, di riconoscimento, di futuro.

La violenza diventa allora un linguaggio. Un linguaggio sbagliato, criminale, ma pur sempre un linguaggio. E qui la politica ha una responsabilità enorme: perché, come ricordava Aristotele, “L’uomo è un animale politico”, e quando la polis abdica al suo ruolo, quando lo Stato arretra, altri poteri occupano quello spazio.

Sia chiaro: comprendere non significa giustificare. La sicurezza non è una parola di destra o di sinistra, è un diritto fondamentale. “Salus publica suprema lex esto”: la sicurezza dei cittadini sia la legge suprema. Chi commette violenza deve essere fermato, punito, e messo nelle condizioni di non nuocere ancora.

Ma fermarsi alla repressione sarebbe miope. Perché, come ammoniva Kant, “Da un legno storto come quello dell’umanità non si può ricavare nulla di completamente dritto”, ma si può — e si deve — lavorarlo, educarlo, correggerlo.

Servono:

Presenza dello Stato nei quartieri, non solo delle forze dell’ordine ma di scuole, educatori, sport, cultura.

Prevenzione reale, non slogan: intercettare il disagio prima che diventi rabbia.

Responsabilità degli adulti: famiglie, istituzioni, politica. Perché, come scriveva Hannah Arendt, “Ogni crisi non affrontata diventa una crisi morale”.

Parma, come molte città italiane, non può rassegnarsi all’idea che la violenza sia “normale”. La normalizzazione del male è il primo passo verso la sua diffusione. “Qui tacet, consentire videtur”: chi tace, acconsente.

Questo episodio ci chiama a scegliere che tipo di società vogliamo essere:

una che chiude gli occhi fino al prossimo coltello,

o una che ha il coraggio di guardare il problema in faccia — e di affrontarlo.

Perché la sicurezza senza giustizia è oppressione,

ma la giustizia senza sicurezza è solo una parola vuota.

E la politica, se vuole tornare credibile, deve dimostrarlo non con le promesse, ma con i fatti

Antonio Rozzi

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