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Venezuela, svolta epocale: gli Stati Uniti catturano Maduro in un’operazione militare su larga scala – di Pierangelo Panozzo

Venezuela, svolta epocale: gli Stati Uniti catturano Maduro in un’operazione militare su larga scala

Nelle prime ore del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno condotto una operazione militare diretta e senza precedenti in Venezuela, culminata con la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie. L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha definito l’azione “brillante” e ha promesso ulteriori dettagli nel corso di una conferenza stampa imminente.

Secondo le informazioni disponibili, esplosioni e rumori riconducibili a sorvoli aerei sono stati uditi a Caracas intorno alle 02:00 del mattino, suggerendo una fase iniziale di neutralizzazione militare mirata. Subito dopo, Maduro e la consorte sarebbero stati trasferiti fuori dal Paese e, secondo quanto dichiarato da Trump, condotti a New York, segnando un punto di rottura radicale con ogni precedente diplomatico nella regione.

Il contesto strategico: dalla pressione politica all’azione militare

L’operazione si inserisce in un quadro di escalation progressiva. A novembre, l’amministrazione Trump aveva designato Maduro come capo di un’organizzazione terroristica straniera, citando presunti legami con cartelli del narcotraffico. In agosto, inoltre, la ricompensa per informazioni utili alla sua cattura era stata raddoppiata, passando da 25 a 50 milioni di dollari.

Nelle settimane precedenti l’operazione, circa 15.000 militari statunitensi erano stati dispiegati nell’area caraibica, insieme a importanti assetti navali e aerei, a conferma di una preparazione operativa estesa e non improvvisata.

Se confermata in tutti i suoi dettagli, l’azione rappresenterebbe il più significativo intervento militare diretto degli Stati Uniti in America Latina dagli anni Novanta.

Reazioni internazionali e frattura globale

Le reazioni non si sono fatte attendere e appaiono profondamente polarizzate.

Condanne internazionali

Paesi come Brasile, Colombia, Messico, Russia e Iran hanno condannato l’intervento, definendolo una violazione della sovranità venezuelana e un pericoloso precedente per l’ordine internazionale.

Il fronte interno negli Stati Uniti

Negli USA, parte del Partito Repubblicano ha espresso sostegno all’operazione, presentandola come un atto di sicurezza nazionale. Al contrario, esponenti democratici, tra cui il senatore Ruben Gallego, hanno definito l’intervento “la seconda guerra ingiustificata della mia vita”, sollevando dubbi sulla legalità costituzionale dell’azione e sull’assenza di un chiaro mandato congressuale.

La risposta venezuelana

Il governo venezuelano ha denunciato quella che ha definito “una grave aggressione militare perpetrata dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America”, proclamando lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale. Al momento, resta incerta la catena di comando effettiva a Caracas e il controllo delle principali istituzioni civili e militari.

Un precedente storico che ritorna

L’operazione richiama inevitabilmente l’invasione di Panama e la cattura del leader panamense Manuel Antonio Noriega nel 1990. Allora come oggi, Washington rimosse con la forza un capo di Stato dell’America Latina, ridefinendo unilateralmente i confini dell’intervento statunitense nell’emisfero occidentale.

Considerazioni finali

Se i fatti saranno confermati integralmente, il 3 gennaio 2026 segnerà una data spartiacque: non solo per il Venezuela, ma per l’intero sistema internazionale. La cattura di un presidente in carica da parte di una potenza straniera apre interrogativi enormi sul diritto internazionale, sulla stabilità regionale e sul futuro equilibrio tra forza militare e legittimità politica.

In un mondo già attraversato da conflitti e tensioni sistemiche, l’America Latina torna improvvisamente al centro della geopolitica globale — non come teatro marginale, ma come linea di frattura dell’ordine internazionale contemporaneo.

Pierangelo Panozzo

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