Primo caso di peste suina. La politica si muove a tutti i livelli, ma i cacciatori sono in via di estinzione ed è un problema.

Peste suina.  Aumenta la preoccupazione sull’Appennino dopo il primo caso nel territorio Parmense (nel comune di Tornolo)   nei pressi del confine Ligure dove l’infezione è già presente e si sta contrastando. 

 Forte la richiesta da parte dei politici del territorio per trovare soluzioni a questo problema: in campo anche i due consiglieri regionali con forti legami con i territori delle Valli del Taro e del Ceno Matteo Daffadà ed Emiliano occhi

 E’ di questi giorni la notizia di una interrogazione da parte  del consigliere regionale in quota maggioranza   Matteo Daffadà (consigliere che vive in alta val Taro, territorio di cui fa parte anche il comune di Tornolo) . Il consigliere parmense, che ne è il primo firmatario, assieme ad altri consiglieri regionali dei territorio Montani della Regione con l’interrogazione chiede di:

  •  aumentare i fondi per la protezione degli allevamenti nel territorio regionale per poter sviluppare recinzioni, ma anche strutture per la disinfezione di coloro che accedono agli allevamenti
  • mettere in campo incisivi interventi di contenimento dell’epidemia suina attraverso percorsi di selezione e abbattimento dei cinghiali.

Daffadà annuncia anche un incontro a Parma il 20 febbraio con Mammi,  l’assessore regionale di riferimento.

 Su questo piano si è mosso anche il consigliere regionale in quota lega Emiliano Occhi (che vive a Parma ma è fortemente legato alla val Ceno). A tal proposito Occhi  ci aveva rilasciato un’intervista pochi giorni fa su questo tema.

PEr contribuire a trovare una  soluzione del problema, il consigliere leghista nei giorni scorsi è arrivato in alta val Taro. Su  richiesta   del sindaco di Tornolo ha partecipato  ad   un incontro con i politici del territorio ed ai referenti preposti alle attività di contenimento dei  possibili cinghiali infetti.

Oltre ai sindaci del territorio erano presenti infatti i rappresentanti della polizia provinciale (deputata al controllo della fauna selvatica ed alla sua selezione) e  i referenti dei gruppi di cacciatori locali  e dei loro rappresentanti provinciali.

Ci sembra di aver capito che la più importante modalità di contenimento di questo problema, che potrebbe diventare devastante per l’economia dell’Appennino,  ma anche per le eccellenza alimentari del nostro territorio; sia proprio quello dell’abbattimento dei suini selvatici infetti.

Il territorio è vasto ed il personale della polizia provinciale non è  neanche lontanamente sufficiente a contenere il problema. Senza il coinvolgimento in numero sufficiente dei cacciatori la battaglia sarebbe persa in partenza .

Purtroppo però su questa soluzione si innesta un altro problema che avevamo già affrontato tempo fa con uno dei responsabili della ATC Parma 6 : la carenza di cacciatori.

Il costante attacco mediatico ha fatto sì che oramai,  in via d’estinzione non sia più il lupo, anzi, ma i cacciatori che, vessati dai principali mezzi di comunicazione, da tanti animalisti e soprattutto dagli attacchi ed  uccisioni dei loro amati cani cani da parte dei lupi, stanno rapidamente calando nei numeri.

Insomma nonostante il pensiero di animalisti estremisti i cacciatori servono per garantire la tutela anche della selvaggina selvatica ma anche degli altri animali.

 

 

 

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