Un ritorno alla legna da riscaldamento oggi e 70 anni fa quando quel “camion rosso” di Ubaldo Bertoli ha fatto rialzare i prezzi

Oggi come allora, per motivi contrapposti, il momento di crisi ci porta ad usare la legna e il scippato,  per risparmiare sulle spese di riscaldamento.  Settanta anni fa Ubaldo Bertoli scrittore e partigiano di Solignano, nonchè artista, pittore, giornalista, uomo di mondo alla continua ricerca di avventure, di nuove emozioni… dell’inafferrabile, scriveva come corrispondente da Scurano, l’ 8 giugno 1947

E stato un camion rosso a rialzare i prezzi

“L’arrivo della corriera, verso sera, nella piazzetta del paese montano è un avvenimento sconcertante per il viaggiatore non troppo disattento.

Risveglia ricordi della fanciullezza, quando, vestiti di rigatino blu, intontiti per le brusche svolte, si scendeva, ricomposti dalla nervosa cautela dei genitori, fra gli sguardi attenti e sornioni dei ragazzetti che in seguito diventavano i compagni di gioco.

Tutto attorno c’era una atmosfera di quieta diffidenza, si udiva il rumore della fontanella e veniva addosso quella misteriosa malinconia che solo i monti sanno emanare al tramonto. Poi si entrava nella stanza profumata di bucato e si pensava alla città.

Era una avventura che lasciava i segni di una prima meditazione e restava nelle narici l’odore anestetizzante della benzina. Adesso, che la guerra ha disperso molte cose, c’è odore di metano attorno alla corriera. Un odore misto di uova bollite e caramellato, ma tuttavia accettabile perché si sprigiona in questa verde conca che pare uno stupendo anfiteatro col boccascena aperto nel sole.

Anche qui a Scurano la corriera si è fermata rullando e attorno si sono ammucchiati ragazzi e uomini per vedere se c’era un forestiero.

L’unico forestiero ero io, o almeno nessuno mi ha riconosciuto, incaricato di svolgere un’inchiesta sulla legna e preoccupato del modo come incominciarla: forse altrettanto preoccupato come lo sono le autorità preposte all’approvvigionamento del prezioso combustibile.

In verità non sapevo come incominciare, come trovare il filo conduttore che mi portasse nel mezzo del problema; e già durante il viaggio avevo chiesto timidamente, quando la corriera sostava nei villaggi per scaricare la posta, notizie sulle invisibili cataste di schiappe e fascine che una volta si addensavano al bordo della strada.

Qualcuno mi aveva risposto con un gesto vago della mano e con un sorriso indecifrabile da pastore abissino.

Anche il conducente sorrideva ascoltando le mie domande: mi pareva di penetrare nell’ironia e, man mano che la valle si restringeva, scorgevo macchie rosso-viola sui monti dove giorno un giorno era il verde dei boschi.

Fu all’arrivo che forse spinto da sentimento tardivo di comprensione, il conducente della corriera mi spiegò il carattere di quelle macchie: “hanno tagliato dappertutto. Piante giovani e vecchie, senza metodo. Deve sapere” continuò abbandonandosi alle più vaste confidenze – “che sino al febbraio scorso si trovava quel solito quantitativo di legna che si usa tagliare ogni anno rispettando metodo e buon senso. E a un prezzo che variava dalle 300 alle 350 lire il quintale. Tutto andava bene e anch’io feci in tempo a mettermi in casa il fabbisogno; ma un bel giorno arriva un camion milanese.

Un camion Rosso con rimorchio. Scendono due tipi e cominciano a chiedere legna, dichiarando che non badavano al prezzo. Da quel giorno il costo è salito come la febbre tifoidea. Tutti si sono messi a tagliare e ogni giorno arrivavano camion da tutte le parti, da Milano, Cremona, Mantova. Tutti tagliavano, piante giovani e vecchie; saranno andati via un diecimila quintali ed on a trovarne di legna costa anche 900 lire il q.le, e verde soprattutto”.

Poi il conducente se ne è andato. Nella piazzetta di Scurano stavano fermi, parlottando, uomini dalle braccia scure: braccia che avevano tagliato senza metodo per i milanesi e che avevano rialzato il prezzo a una cifra insopportabile per chi è soggetto allo stipendio normale. Ma il mio dovere era di ascoltare altre voci per farmi un concetto di equità e così vincendo un rancore, del resto perdonabile, mi avvicinai a quegli uomini.

Così ho appreso da essi quello che si potrebbe definire: la schermaglia dei costi. Vecchia storia ormai, non del tutto decifrata, ma che caratterizzalo scambio dei prodotti di natura con i manufatti. Schermaglia attenta e sorda fra il contadino e il fabbricante, entrambi preoccupati a non lasciarsi soverchiare nella lotta dei prezzi.

Dice il contadino (e in questo caso è colui che possiede un terreno boschivo) “un paio di scarpe costa 3000 lire, un vestito 30 mila lire, una topolino 700.000. Perché dovrei vendere la legna a 350 il q.le?”

Forse non ha torto del tutto parlare così, ma il fabbricante o il commerciante di città rifà il ragionamento inverso e così la guerriglia continua, con botte segrete, con le conseguenze che tutti conoscono: con la legna che arriva anche a 900lire il q.le, legna ancora da segare e che i milanesi si portano via. Così, soltanto in questa zona non molto ricca di boschi, diecimila quintali sono già partiti per lontane provincie e incideranno certamente sul preventivo, più o meno ottimistico, che le autorità cittadine hanno tracciato per il fabbisogno della popolazione.

E stato proprio un camion Rosso, lustro di presunzione e di capacità, che ha corrotto il corso abituale del commercio primaverile in questi luoghi: un camion rosso che portava due milanesi e molti biglietti da mille e che ha operato una falIa nel sistema di approvvigionamento della legna per la città. Diecimila quintali sono qualcosa e nel prossimo inverno mancheranno; ma, purtroppo, la libertà, quando è malamente interpretata o astutamente travisata, produce ferite e squilibri nell’assetto sociale.

Anche Carlo Fattori è dello stesso parere. Il suo temperamento di solitario, ogni giorno, si addentra nel terreno della misantropia, rivestito di una dura diffidenza che lascia a tratti, trasparire un sorriso quando gli si parla benevolmente di querce e castani.

Giù in paese si parla di questo vecchio notaio che vive nel suo eremo impenetrabile di Costola a ridosso dei burroni di Ruzzano. Vecchi, donne e uomini raccontano del suo culto maniaco per le piante e mettono nelle parole un tono di ostilità, come accade sempre quando si indica un privilegio altrui; ma i bambini, che anche qui sono come tutti i bambini del mondo, usano un accento di timorosa meraviglia e dicono che ogni notte sul versante di Castellara appare un lumicino.

E’ la lanterna che Carlo Fattori adopera per farsi strada tra i boschi della sua tenuta, quando spinto dall’insonnia e dall’affetto, come un orco benefico, cammina nell’oscurità a sorvegliare le sue piante e, come insistono malignamente quelli di Scurano, a confidarsi con esse per la gran pena che gli viene nel vedere tanta aggressività sulle mani dei legnaiuoli.
E’ forse soltanto una leggenda, ma i bambini la raccontano all’ombra del sagrato. Poi nel sonno sognano I’orco di Costola che parla alle piante ed è questo l’unico aspetto romantico di questa storia che vuole essere I’inizio di un’inchiesta sul problema spinoso e assillante della legna, che è sempre la storia di come gli uomini si avvicendano per ripararsi dal freddo e per guadagnare denaro oltre misura”.

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