Emilia-Romagna nel mondo: il Tortellino d’Oro di Sandton, ambasciata della cucina italiana in Sudafrica – di Pierangelo Panozzo

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Tortellino Bolognese

Emilia-Romagna nel mondo: il Tortellino d’Oro di Sandton, ambasciata della cucina italiana in Sudafrica

di Pierangelo Panozzo

C’è un filo che lega l’Emilia-Romagna al mondo, fatto di valigie di cartone, ricette tramandate a memoria e una tenacia che non conosce confini. Da Bologna a Modena, da Parma a Reggio Emilia, generazioni di emiliano-romagnoli hanno portato ovunque nel mondo non solo la propria cucina, ma un intero modo di intendere l’ospitalità, il lavoro e la famiglia. Il Sudafrica, terra che ha accolto migliaia di italiani nel dopoguerra, ne è oggi una delle testimonianze più vive — e il Tortellino d’Oro di Sandton, a Johannesburg, ne è un esempio significativo.

Una storia iniziata con un negozio di 35 metri quadrati

Tutto comincia alla fine degli anni ’60, quando Dante e Valeria Bollini lasciano Bologna per il Sudafrica, portando con sé le ricette e le tradizioni di casa — e con esse quella determinazione a ricreare un pezzo d’Italia nel nuovo continente che avrebbero poi, con gli anni, imparato ad amare al punto da non volerne più fare a meno. Nel 1986 aprono un piccolo negozio di specialità italiane, appena 35 metri quadrati. Da lì nasce un’avventura imprenditoriale e umana che dura ormai da quarant’anni.

Oggi il Tortellino d’Oro, guidato da Caterina Bollini insieme al figlio Lorenzo, è molto più di un ristorante: è un’istituzione. La sede storica di Oaklands continua a proporre ai clienti i suoi celebri tortellini, ripieni di prosciutto, mortadella, pollo e parmigiano, serviti nella tradizionale crema di funghi o al burro e salvia. Nel 2026 la famiglia ha inaugurato una seconda sede a Sandton Gate, arricchita da un bar cocktail curato dallo stesso Lorenzo, un’ampia selezione di vini e whisky, e un design che rende omaggio alle radici emiliane senza rinunciare alla contemporaneità.

Una vera ambasciata della cucina italiana

Le testimonianze raccolte dalla stampa sudafricana negli ultimi mesi restituiscono l’immagine di un locale che, in quattro decenni, è riuscito a costruire un forte senso di appartenenza tra i propri clienti. Come racconta il Mail & Guardian, è il tipo di ristorante di cui le persone parlano con un senso di appartenenza — “il nostro ristorante” — dove si festeggiano compleanni, si brindano fidanzamenti, e le vecchie amicizie si mantengono vive durante lunghi pranzi.

Dietro questo percorso c’è soprattutto lei, Caterina Bollini: emiliana di Bologna, erede di una tradizione familiare che ha saputo trasformare in impresa senza mai tradirne l’anima. La sua è la tenacia silenziosa e concreta tipica di chi viene da quella terra — la stessa che ha fatto grande l’Emilia-Romagna nel mondo: nell’industria, nell’agroalimentare, nella ristorazione. Una tenacia che si misura nei tortellini fatti a mano ogni giorno e nella cura con cui, ancora oggi, il personale storico del locale continua a far parte della vita del ristorante: come racconta la stampa locale, una delle collaboratrici storiche, arrivata quasi per caso quando qualcuno non si presentò al lavoro, è semplicemente diventata parte della famiglia, e oggi parla italiano e tratta il ristorante con la fierezza protettiva di una proprietaria.

L’Emilia-Romagna che non conosce confini

La storia del Tortellino d’Oro è, in fondo, la storia di tanti emiliano-romagnoli che nel mondo hanno saputo trasformare la nostalgia di casa in un ponte tra culture. Non semplice emigrazione, ma radicamento, costruzione, eredità tramandata di generazione in generazione — come dimostra oggi Lorenzo Bollini, tornato dagli studi all’estero per affiancare la madre e proiettare l’attività verso il futuro, senza mai perdere il legame con le origini bolognesi.

In un’epoca in cui il made in Italy viene spesso raccontato solo attraverso i grandi marchi, storie come quella del Tortellino d’Oro ricordano che la vera forza dell’italianità nel mondo nasce anche — e soprattutto — da chi, con umiltà e determinazione, porta la propria terra ovunque vada. Un piatto di tortellini a Johannesburg, oggi, sa ancora di Bologna.

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