Premio Letterario “Città di Corniglio” 2026 – primo premio narrativa: “Oro Bianco” di Lucia Quagliaroli – IL RACCONTO
Corniglio 18 Luglio 2026 – premio Letterario Città di Corniglio – Seconda Edizione –
In omaggio a Walter Madoi – Attilio Bertolucci – Elena Samperi.
PRIMO PREMIO SEZIONE RACCONTI: ORO BIANCO di Lucia Quagliaroli
Il bosco quella notte era diverso. Milo lo capì non appena mise piede tra gli alberi fitti. Una sensazione di terrore primordiale lo scosse, rendendo i suoi passi incerti. Era cresciuto tra quei sentieri e li conosceva a memoria grazie ai suoi genitori, che fin da piccolo l o avevano abituato ai ritmi del bosco. Erano persone semplici e buone, ma una brutta malattia li aveva portati via troppo presto. Da quel momento il ragazzo era cresciuto da solo, con la foresta come madre e il vento come padre. I compaesani lo aiutavano come potevano: gli regalavano cibo e cucivano per lui vestiti, insegnandogli l’arte della sopravvivenza. Milo era di tutti e al tempo stesso non apparteneva a nessuno. Nonostante conoscesse quella selva meglio di chiunque altro, non l’avrebbe mai attraversata proprio la notte della Vigilia d i Natale. Era stato solo per troppo buon cuore che si era accollato un rischio simile. Quella sera era arrivato in paese un uomo ferito a dorso di mulo, che aveva chiesto ospitalità. Nessuno, però, si era mostrato propenso a rinunciare alla tranquillità della festa e ad avere un intruso a turbare la quiete del proprio focolare.
Vedendo i compaesani ritrarsi, Milo, che viveva solo in una casetta al limitare del villaggio, aveva deciso di accogliere lo straniero. Una volta acceso il fuoco, si era messo a preparare una zuppa d i patate e a sistemare un giaciglio di paglia, affinché il suo ospite potesse riposare. L’uomo era rimasto piacevolmente sorpreso. «Grazie, ragazzo. Sono scivolato sul ghiaccio e mi sono slogato una caviglia. Ma non temere, rimarrò solo qualche ora a rifocillarmi e poi ripartirò.» «Non può andarsene in queste condizioni. Anche il suo mulo è stremato, non riuscirà a proseguire a lungo,» gli aveva detto Milo.
«Devi sapere che ho un compito importante, non posso proprio rimandare…» L’uomo aveva aperto la sua bisaccia per mostrargli un sacchetto d i tela grezza, all’interno del quale c’erano tanti piccoli cristalli bianchi che brillavano alla luce del fuoco. Milo era rimasto sorpreso. «Diamanti?» L’altro aveva scosso il capo. «No, questo è molto più prezioso, al punto che in gergo lo chiamiamo “oro bianco”.
È sale.» L’uomo si era messo a spiegargli che lo stava portando a un villaggio oltre i monti, dove la gente ne aveva bisogno per conservare il cibo. Le tasse lo rendevano inaccessibile, così i contrabbandieri come lui lo trasportavano di nascosto. Milo lo aveva guardato con un misto di ammirazione e apprensione. «E non può proprio aspettare domattina?» «So per certo che le guardie sono sulle mie tracce, se non mi affretto mi raggiungeranno,» aveva detto lo straniero, dedicandogli u n sorriso triste. Era stato allora che il ragazzo aveva rivolto lo sguardo fuori dalla finestra, osservando l’oscurità con il cuore in gola. Faceva freddo, e le tenebre erano talmente fitte da risultare soffocanti. Sapeva che la notte della Vigilia era la più pericolosa di tutte, perché il confine tra il mondo dei morti e quello dei vivi diveniva pericolosamente labile.
Nemmeno i cani randagi osavano avventurarsi per il bosco in quell’occasione. Eppure, in lui era nato quel desiderio forte e inaspettato. «Posso andare io fino al villaggio,» si era deciso a proporre. «Corro veloce e conosco bene il bosco.» L’espressione dello straniero era divenuta commossa e combattuta al tempo stesso. «È un compito pericoloso.
Se ti accadesse qualcosa, i tuoi genitori ne soffrirebbero immensamente e io non riuscirei a perdonarmelo.» «Non ho i genitori,» aveva confessato Milo. «In questo villaggio tutti fanno caso alla mia presenza, ma nessuno sentirebbe la mia mancanza. Inoltre, sono un ragazzino: se le guardie mi scopriranno, dirò semplicemente che mi sono perso.»
Seppur restio, l’uomo si era infine deciso a cedergli la sua borsa, insegnandogli il sentiero e indicandogli la persona a cui avrebbe dovuto consegnare il sale. Milo si era messo un mantello pesante e un berretto di lana che copriva parzialmente i suoi ricci scuri, caricando poi la bisaccia sulle spalle ossute. Prima che lasciasse l a casa, l’uomo lo aveva trattenuto. «Scusami, ragazzo, potresti portare con te anche questa?» aveva domandato, porgendogli una scatolina di legno. «Devi consegnarla a d Anselmo, l’uomo che attende il sale. Attento però, è molto preziosa.» Milo l’aveva accolta tra le mani come un oggetto sacro, mentre l’uomo si era accostato a questa bisbigliando: «Mi raccomando, abbi cura di lui.» Senza dare peso a quelle parole, il giovane s i era immerso nell’aria gelida della notte, avanzando con decisione. Ed ora era lì, tra cespugli e fronde, ad affrontare quel luogo familiare che in quel momento pareva così diverso e inospitale. I l timore più puro gli scorreva nelle vene, togliendogli il respiro. I sentieri familiari erano diventati improvvisamente estranei, le cortecce fredde, l’aria ostile. Gli sembrava di essere precipitato in un incubo. Attorno a lui rumori striduli e cupi si alternavano con una cadenza inquietante, mentre i suoi passi si facevano sempre più incerti e il coraggio svaniva dal suo cuore. «Mamma, papà…» S i ritrovò a invocare i suoi genitori istintivamente, nella speranza che venissero i n suo aiuto. In quel momento avvertì un tocco sulla spalla. Si volse di scatto, con la paura negli occhi.
«Va tutto bene, ragazzo. Non voglio farti del male.» A parlare era stato un uomo alto e robusto, con una lunga barba bianca e gli occhi gentili. Era vestito in modo simile allo straniero che gli aveva affidato il sale, ma i suoi abiti erano logori e impolverati. «Che cosa fai qui al buio, con solo la luce della luna a guidarti? Su, accendi una lanterna. Nella bisaccia che porti dovrebbe essercene una.» Milo frugò nella borsa e trovò una piccola lanterna, proprio come lo sconosciuto aveva predetto. Quando la accese, questa sparse ovunque schegge di luce, riscaldando l’atmosfera cupa e fredda. «Dove stai andando?» domandò l’uomo. «Al villaggio oltre le montagne. Devo consegnare una cosa preziosa.» «Allora lascia che questo viandante ti accompagni. Viaggiare soli non è consigliabile in una notte come questa.
Ovunque c i sono spiriti pronti ad allungare i loro artigli sul reame del reale.» Fece un passo in avanti. «Però non temere, se non gli sei ostile, il bosco s i mostrerà a te come amico. Ogni albero su cui poserai la mano donerà pace al tuo animo, ogni stelo d’erba si piegherà al tuo passaggio, e ogni ramo si scosterà per facilitarti il cammino.» Milo guardò quell’ambiente con occhi nuovi, mentre l’altro gli faceva cenno d i avanzare senza timore. Quando si accostavano agli alberi, il viandante si chinava appena per mostrargli le rientranze nelle cortecce, spiegando che erano le dimore degli gnomi, e ogni volta che saltavano un ruscello diceva che l’acqua veniva dalle lacrime delle fate. Raccontava tutto con voce quieta, proprio come un padre che narra una fiaba al proprio figlio. «Ho sempre amato il bosco, » disse Milo a un certo punto. «Si vede. Ti guardi attorno con la meraviglia dei bambini. Cosa ti piace di questo luogo?» «Quando sono immerso tra gli alberi, m i sento come se fossi a casa, come se il mio spirito avesse finalmente trovato la sua dimora,» spiegò. «E mi sembra di avere ancora con me i miei genitori,» ammise in un sussurro. Il viandante gli posò una mano sul capo. «La terra, ragazzo, conserva sempre il ricordo d i coloro che l’hanno solcata, permettendo a questi d i vivere dopo la morte. Hai ragione, i tuoi genitori sono proprio qui, in questo posto che tanto hanno amato. Mi raccomando, anche tu vivi la tua terra e immergiti nei tuoi boschi, cosicché questi conservino anche i l tuo ricordo. Stolto è l’uomo che dimentica i l bosco dal quale proviene.» «E tu, signore? Da dove provieni?» Il viandante non gli rispose. Scostò alcune fronde e indicò un sentiero secondario.ì «Sei quasi arrivato. Se tieni un buon passo, sarai al villaggio all’alba, » gli disse. Frugò in una delle sue tasche e gli porse un medaglione di bronzo, appeso a una cordicella. «Tieni, questo è il segno della nostra amicizia.»
«Devi andare via?» chiese Milo mentre lo indossava. Anche se si erano appena conosciuti, avvertiva un profondo legame tra loro. Il viandante sorrise. «Sì, devo andare. Sono quasi a casa, sai? Dopo tanto tempo, sono tornato nei miei boschi.» Milo l o guardò con occhi lucidi prima di mormorare: «Grazie d i cuore.» «Sono io a ringraziarti. L’oro bianco che stai consegnando è inestimabile. Sii fiero del tuo operato.» Milo batté l e palpebre un paio di volte. «Come fai a saperlo?» domandò, ma il viandante era già sparito. E la nebbia attorno a lui non si era mossa. Scese verso il sentiero e giunse al villaggio poco dopo. Cercò la casa di Anselmo e gli consegnò la bisaccia con il sale. Quest’ultimo lo ringraziò con trasporto, ma quando vide il medaglione il suo sorriso svanì all’istante. «Dove lo hai preso?» gli domandò.
«Me lo ha dato un viandante gentile. È grazie a lui se sono arrivato qui sano e salvo,» spiegò Milo, porgendo poi all’uomo la scatola che gli era stata affidata. « A proposito, m i hanno chiesto di darle anche questa.» Anselmo la prese tra le mani e la apri con delicatezza. Poi cominciò a piangere. «L’oro bianco che ci hai portato doveva consegnarlo mio fratello, ma è morto sulla strada e il suo amico ne ha preso il posto. Mi aveva detto che lo avrebbe riportato a casa in qualche modo, e così è stato.»
Milo riuscì a scorgere una cenere lieve insieme a qualche frammento d’osso all’interno della scatola, e finalmente capì. Anselmo indicò il ciondolo. «Quello è il suo medaglione d a contrabbandiere del sale. Se è stato lui a dartelo, allora conservalo come un tesoro.»
Il giovane si ritrovò in balia del turbamento. Salutò Anselmo in fretta e furia, poi corse di nuovo nel bosco con il cuore in gola, ripercorrendo la strada al contrario. Quando arrivò nel punto in cui lui e i l viandante si erano separati, cercò l e loro impronte. M a sul sentiero c’erano solamente le sue. Respinse le lacrime, mentre un giuramento prendeva forma nel suo cuore. D’ora in avanti avrebbe pensato lui a portare il sale al villaggio, fino al giorno i n cui si sarebbe ricongiunto con il suo caro amico, proprio dove si erano incontrati. Nel bosco che custodisce la memoria i chi lo attraversa e non dimentica mai i suoi passi.
