Mandela Day 2026: “è ancora nelle nostre mani” combattere povertà e disuguaglianza – di Pierangelo Panozzo – ALTRO
Mandela Day 2026: “è ancora nelle nostre mani” combattere povertà e disuguaglianza
Il 18 luglio il mondo rende omaggio a Nelson Rolihlahla Mandela, nato nel 1918 nel Transkei e divenuto il simbolo universale della lotta contro l’apartheid, della riconciliazione nazionale e della dignità umana. Ma il Mandela Day non è una semplice commemorazione: è un invito ad agire. Istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel novembre 2009 e celebrato per la prima volta nel 2010, il Nelson Mandela International Day si traduce ogni anno in una chiamata all’azione concreta, misurata simbolicamente in 67 minuti di servizio alla comunità, uno per ciascuno dei 67 anni che Mandela dedicò alla causa della giustizia sociale.
Il tema 2026: “È ancora nelle nostre mani”
Quest’anno l’Assemblea Generale e la Nelson Mandela Foundation hanno scelto come filo conduttore.
“È ancora nelle nostre mani combattere povertà e disuguaglianza”, un richiamo esplicito alle parole dello stesso Mandela quando denunciava la piaga della miseria e dell’emarginazione. Il governo sudafricano, nel presentare l’edizione 2026, ha ricordato come questo messaggio resti al centro dell’azione collettiva per contrastare la povertà, combattere la disuguaglianza e costruire una società fondata sulla giustizi, in un momento storico in cui esclusione sociale e divari economici tornano a minacciare la coesione di molte democrazie.
Il contesto in cui cade questa edizione non è casuale. La Nelson Mandela Foundation osserva che viviamo in un mondo sempre più polarizzato, in cui la disuguaglianza continua a crescere e in cui emergono nuove forme di polarizzazione, populismo e spossessamento, aggravate da cambiamento climatico, guerre e conflitti che stanno spingendo intere comunità verso lo sradicamento e l’impoverimento,
Il richiamo assume un significato particolare proprio in Sudafrica, dove, a più di trent’anni dalla fine dell’apartheid, permangono tra i più elevati livelli di disparità sociale al mondo e ampie fasce della popolazione continuano a vivere in condizioni di vulnerabilità economica, tra accesso diseguale all’istruzione, al lavoro e ai servizi essenziali.
I 67 minuti e il significato del gesto
Il cuore simbolico della giornata resta l’invito a dedicare 67 minuti a un’azione di volontariato, un minuto di servizio per ciascuno dei 67 anni che Mandela trascorse lottando per la giustizia sociale. Non è un gesto simbolico fine a sé stesso: dal 2015 l’Assemblea Generale ha esteso la portata della giornata anche alla promozione di condizioni di detenzione più umane e alla valorizzazione del lavoro del personale penitenziario come servizio sociale, dando origine alle cosiddette “Nelson Mandela Rules” per il trattamento dei detenuti.
Le novità dell’edizione 2026
Tra le iniziative di rilievo di quest’anno spicca il lancio, a New York, del primo Nelson Mandela Global Leadership Forum, promosso dalla Nelson Mandela Foundation: un appuntamento che esplorerà il tipo di leadership necessaria ad affrontare le sfide che definiscono il nostro tempo, con la partecipazione del sindaco di New York come relatore di rilievo. In Sudafrica, come da tradizione, scuole, aziende, enti pubblici e organizzazioni della società civile mobilitano volontari per progetti su larga scala, dalla riqualificazione di edifici scolastici nelle aree più svantaggiate alle raccolte alimentari nelle comunità in difficoltà.
Un’eredità che continua a interrogare il presente
Al di là del rito annuale, il Mandela Day resta un banco di prova per verificare quanto i valori richiamati dalla risoluzione ONU del 2009 — risoluzione della conflittualità, relazioni tra le razze, promozione e protezione dei diritti umani, riconciliazione, uguaglianza di genere e diritti dei gruppi vulnerabili, lotta alla povertà, promozione della giustizia sociale</cite> — trovino ancora spazio reale nell’agenda internazionale. In un anno segnato da tensioni geopolitiche crescenti, il richiamo di Madiba a un impegno individuale e collettivo appare tanto più necessario quanto più difficile da tradurre in politiche concrete.
