Circoscrizione Estero, verso il collegio unico: cosa cambia per gli italiani in Sudafrica di Pierangelo Panozzo

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SUDAFRICA

Circoscrizione Estero, verso il collegio unico: cosa cambia per gli italiani in Sudafrica

di Pierangelo Panozzo

Con 203 voti favorevoli e 133 contrari, a scrutinio segreto, la Camera dei Deputati ha approvato mercoledì 15 luglio l’emendamento che riscrive, dopo un quarto di secolo, l’architettura della rappresentanza parlamentare degli italiani residenti fuori dai confini nazionali. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è una riforma che tocca direttamente la voce politica di quasi sette milioni di connazionali iscritti all’AIRE, compresa la storica e radicata comunità italiana in Sudafrica.

Da quattro a due, poi a una sola

Il sistema in vigore dal 2001 (legge 459/2001, la “legge Tremaglia”) divide da un quarto di secolo la Circoscrizione Estero in quattro macro-aree: Europa (compresi i territori asiatici di Russia e Turchia), America Meridionale, America Settentrionale e Centrale, e infine Africa, Asia, Oceania e Antartide — quest’ultima la ripartizione che comprende anche il Sudafrica e l’intero continente africano.

L’emendamento unitario del centrodestra, a prima firma della deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli e sottoscritto da esponenti di Lega, Forza Italia, Noi Moderati e MAIE, accorpa le tre ripartizioni extraeuropee in un’unica circoscrizione per la Camera, lasciando invariata la sola Europa. Per il Senato l’operazione è ancora più radicale: nasce un collegio unico mondiale, dove i quattro senatori saranno eletti senza più una ripartizione geografica dei seggi — con elettori sparsi da Buenos Aires a Johannesburg, da Toronto a Sydney.

Il nodo politico: rappresentanza o riequilibrio dei seggi?

Il relatore di maggioranza ha difeso la scelta sostenendo che il taglio dei parlamentari operato nella scorsa legislatura ha già reso le vecchie ripartizioni sostanzialmente uninominali di fatto, rompendo l’equilibrio proporzionale tra voto e seggi tra le diverse aree del mondo. Un argomento tecnico che non convince le opposizioni.

Il Partito Democratico ha aperto un fronte durissimo, con i parlamentari eletti all’estero — la senatrice Francesca La Marca, i deputati Fabio Porta e Christian Di Sanzo — che parlano apertamente di uno svuotamento della rappresentanza costruita in oltre vent’anni, richiamando lo spirito originario della riforma Tremaglia. Otto subemendamenti presentati da Pd e alleati, con il sostegno di deputati come Fassino, Provenzano e Cuperlo, sono stati tutti respinti in Aula. La critica più pungente riguarda il metodo: l’emendamento è arrivato in extremis, senza passaggio in commissione Affari Costituzionali, impedendo un confronto approfondito con CGIE, Comites e organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo.

Secondo diversi osservatori, l’accorpamento delle ripartizioni in un collegio proporzionale unico potrebbe favorire le forze politiche con una presenza più uniforme a livello globale, penalizzando invece i movimenti fortemente radicati in una singola area geografica — come il MAIE in America Meridionale — rispetto all’attuale sistema, che garantisce almeno un rappresentante per ciascuna delle quattro aree.

Le conseguenze per la comunità italo-sudafricana

Per gli italiani in Sudafrica — una comunità storica, radicata soprattutto tra Johannesburg, Città del Capo e Pretoria, con legami che risalgono alle grandi migrazioni del Novecento — la riforma comporta un cambiamento di prospettiva non banale. Se finora l’area Africa-Asia-Oceania-Antartide esprimeva un proprio deputato dedicato, capace di conoscere da vicino le esigenze specifiche del continente africano (dai consolati alla rete Rotary, dalle scuole italiane ai rapporti economici bilaterali), d’ora in avanti quella voce dovrà competere, all’interno di un’unica macro-circoscrizione, con l’elettorato di Americhe, Asia e Oceania — bacini demograficamente ben più consistenti. Il rischio, denunciato anche da rappresentanti delle comunità in Australia e Nord America, è una diluizione della capacità di intercettare bisogni locali specifici: dalla tutela consolare alla promozione culturale, fino ai dossier economici legati al Piano Mattei e alla cooperazione italo-africana.

Un percorso ancora aperto

È bene ricordarlo: la riforma elettorale, nota come “Stabilicum”, non è ancora legge. L’articolo sulla Circoscrizione Estero dovrà superare il voto finale a Montecitorio — atteso nelle prossime ore — e il successivo passaggio al Senato, dove il confronto politico è destinato a riaccendersi. Nello stesso pacchetto di emendamenti approvati in questi giorni figurano anche nuove misure di sicurezza sul voto per corrispondenza, con l’introduzione di un tagliando a lettura ottica per il controllo degli elettori, separato dalla scheda per garantire la segretezza del voto.

Resta il fatto politico di fondo: la maggioranza ha già incassato una sconfitta, il giorno precedente, sull’emendamento riguardante le preferenze (respinto per un solo voto), segno di una tenuta interna tutt’altro che scontata. Sulla Circoscrizione Estero, invece, il fronte del centrodestra ha retto compatto. Per le comunità italiane nel mondo, Sudafrica compresa, la partita sulla propria rappresentanza in Parlamento si gioca ormai nelle prossime settimane, tra Camera e Senato.

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