Festival della Parola “Grammatica Emozionale – viaggio dentro alle parole” di Dino Petralia nel giardino della Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano- INTERVISTA
MAMIANO DI TRAVERSETOLO , Fondazione Magnani-Rocca, 27 Giugno 2026
Per il “festival della parola”, (pedalate con quisquiglie letterarie – organizzato con Bicinsieme), all’ombra degli alberi secolari nel giardino della Fondazione Magnani Rocca, è stato presentato il libro “Grammatica Emozionale” – un viaggio dentro le parole”. scritto da un magistrato che non parla di giustizia, ma dell’autore. …non solo parole… A dialogare con l’autore Gennaro Mastroberardino (ex presidente della sezione penale del tribunale di Parma) e Marene Ciaccio Montalto figlia del giudice Giangiacomo ucciso dalla mafia nel 1983. Ha presentato Manlio Maggio di Rinascimento 2.0
INTERVISTA A Dino Petralia Autore di “Grammatica Emozionale
Un libro al di fuori del suo lavoro? “il lavoro, nel mio caso il magistrato, lo si fa bene, come tutti i lavori professionali, si si fa anche dell’altro, perché serve a riempire, serve per il dopo, serve per il durante, serve per la notte, serve per i pensieri. E diciamo che quel dopo, quel durante, le notti, i miei pensieri, sono stati sempre pieni di parole, sognate, pensate, vissute, e quindi questo omaggio alle parole mi ha portato a scrivere, nei momenti di solitudine lavorativa, questo libro che è un po’ autobiografico.
Mia nonna è stata una maestra elementare che mi ha insegnato ad amare le parole.
Scrivo nella solitudine, non tanto notturna, mi è successo anche di farlo, ma nella solitudine, perché essendo due magistrati in famiglia,( adesso io sono in pensione), quindi sono rientrato a casa, ma eravamo incompatibili, non potevamo lavorare nello stesso posto, quindi io lavoravo fuori, e quindi passavo i miei giorni e le mie notti in solitudine. Tornavo al fine settimana a casa, e queste solitudini sono state per me dei compagni di parole”.
L’importanza di condividere le sofferenze altrui: “ Io ho passato due anni al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria come direttore, come capo del DAP, e devo dire che ho imparato, quello che da magistrato non avevo imparato, che cosa vuol dire carcere, cosa vuol dire privazione della libertà, cosa vuol dire vera sofferenza. E allora oggi la mia vita ha dei contenuti diversi, di accoglienza, di condivisione, e nei limiti del possibile, anche alla testa di un’associazione, di un ente del terzo settore che presiedo come segretario nazionale, di impegno verso chi soffre e chi ha bisogno”.
LE PAROLE PREFERITE: “Allora, sicuramente il Sé. Il Sé è la congiunzione del sogno lucido. Col Sé si può tutto. Si viaggia, si sogna, si pensa, si immagina. Anche le utopie più sfrenate sono consentite con il Sé. Non è pure immaginazione, è realtà del pensiero”.
Le Meno Belle? “E quelle che hai inserito all’ultimo momento erano fra quelle da scartare? Sì, quelle si sono rivoltate in sogno, ma hanno detto c’è trascurato. E allora io ho dovuto ricomprenderle nella successiva edizione, questa è la terza edizione, ho inserito. E non escludo di inserirne ancora altre se ci sarà un confronto o una ribellione notturna”.
Magistrato! scrittore! “Sicuramente magistrato e scrittore è un abbinamento che vale, ma fino a un certo punto. Non scrivo gialli, non scrivo storie poliziesche, non scrivo di giustizia, ho scritto di diritto e di giustizia durante la professione, oggi scrivo di pensieri e parole. È un po’ la canzone di Lucio Battisti, no? . Se non avessi fatto il magistrato avrei voluto fare quello che hanno fatto i miei avi e che fa adesso mia figlia, il musicista e in particolare il direttore d’orchestra”.
GROPPI CESARE TG PARMENSE
