IL CORNO D’AFRICA CAMBIA MAPPA Somaliland, Israele e la nuova partita strategica per il Bab el-Mandeb di Pierangelo Panozzo

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IL CORNO D’AFRICA CAMBIA MAPPA Somaliland, Israele e la nuova partita strategica per il Bab el-Mandeb

di Pierangelo Panozzo 

29 giugno 2026

Il 14 giugno 2026 ha segnato un passaggio di rilievo nella ridefinizione degli equilibri del Corno d’Africa e del Medio Oriente allargato. Abdirahman Mohamed Abdullahi, conosciuto come “Cirro”, presidente del Somaliland, ha compiuto a Gerusalemme la sua prima visita ufficiale di Stato all’estero. Sei mesi prima Israele aveva annunciato il riconoscimento del Somaliland, diventando il primo Stato membro delle Nazioni Unite a compiere tale passo.

Dietro il valore simbolico dell’evento si muove una partita molto più ampia: il controllo delle rotte marittime del Mar Rosso, la sicurezza del corridoio Bab el-Mandeb, il contenimento delle minacce provenienti dallo Yemen e la competizione tra potenze regionali e globali per l’influenza nel Corno d’Africa. Non è soltanto una vicenda diplomatica. È una ridefinizione degli equilibri strategici.

GERUSALEMME ACCOGLIE IL SOMALILAND

Con l’arrivo della delegazione presidenziale alla residenza di Isaac Herzog, Abdullahi ha compiuto un atto senza precedenti: la prima visita ufficiale di un presidente del Somaliland in un Paese straniero. La cerimonia ha avuto un forte valore simbolico: onori militari, incontri ai massimi livelli istituzionali, visita alla Knesset, al memoriale di Yad Vashem e colloqui con Netanyahu, il ministro Saar e rappresentanti del mondo economico israeliano.

“Per trentacinque anni abbiamo chiesto al mondo: ci vedete? Israele ha risposto per primo.”

Per Hargeisa il riconoscimento israeliano rappresenta il risultato di una strategia diplomatica durata decenni: ottenere legittimità internazionale dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Somalia nel 1991.

IL RICONOSCIMENTO E LA SCELTA DI GERUSALEMME

Il riconoscimento israeliano ha avuto un valore politico superiore al semplice atto diplomatico. La scelta di inaugurare l’ambasciata a Gerusalemme, e non a Tel Aviv, ha aggiunto una dimensione geopolitica ulteriore, provocando reazioni negative da parte di Somalia, Lega Araba e Organizzazione della Cooperazione Islamica.

Per Mogadiscio il Somaliland rimane parte integrante della Somalia. Per Hargeisa è la prima apertura concreta dopo 35 anni di isolamento diplomatico. La questione centrale resta aperta: caso unico di autodeterminazione o precedente capace di alimentare nuove spinte separatiste in Africa?

BERBERA E IL BAB EL-MANDEB

La vera ragione strategica della partita si trova nella geografia. Il Somaliland possiede circa 850 chilometri di costa sul Golfo di Aden, in posizione prossima allo Stretto di Bab el-Mandeb, attraverso cui transita una quota significativa del commercio mondiale tra Oceano Indiano, Mar Rosso e mercati europei.

Il centro dell’equazione è Berbera: pista aeroportuale di 4.185 metri tra le più lunghe della regione, porto in acque profonde sviluppato con DP World, posizione di fronte allo Yemen. Per Israele, la cooperazione con il Somaliland offrirebbe una profondità strategica aggiuntiva nella sorveglianza del Mar Rosso. Si tratta tuttavia di una prospettiva strategica, non di una realtà operativa già consolidata.

LA QUESTIONE DELLA BASE MILITARE

Le autorità del Somaliland hanno negato l’esistenza di un accordo per una base militare, confermando forme di cooperazione nella sicurezza e nella formazione. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno ipotizzato attività di intelligence e cooperazione militare avanzata. Questi elementi vanno valutati con prudenza: la differenza tra collaborazione strategica, presenza tecnica e installazione militare permanente è sostanziale. La partita resta aperta.

LA PREOCCUPAZIONE AFRICANA

L’Unione Africana guarda con attenzione alla vicenda perché tocca uno dei principi fondamentali dell’ordine continentale: la stabilità dei confini ereditati dalla decolonizzazione. Il timore è che un riconoscimento del Somaliland incoraggi altre regioni separatiste. Tuttavia il Somaliland presenta caratteristiche particolari: istituzioni proprie, relativa stabilità politica e sistema amministrativo funzionante da oltre trent’anni. È proprio questa ambivalenza a rendere il caso così complesso.

LE POTENZE REGIONALI

La partita coinvolge numerosi attori. Gli Emirati Arabi Uniti hanno già interessi economici e logistici a Berbera. La Turchia mantiene un forte rapporto con Mogadiscio. Arabia Saudita ed Egitto guardano all’equilibrio del Mar Rosso. Stati Uniti, Cina e Francia mantengono proprie infrastrutture strategiche a Gibuti. Il Bab el-Mandeb è diventato uno dei punti di incontro tra interessi regionali e rivalità globali.

PERCHÉ QUESTA PARTITA RIGUARDA L’ITALIA

L’Italia non può considerare il Corno d’Africa una regione distante. La sicurezza delle rotte Suez-Mar Rosso è direttamente collegata agli interessi economici italiani: energia, commercio, esportazioni industriali, catene di approvvigionamento. La presenza italiana a Gibuti, nelle missioni internazionali di sicurezza marittima, testimonia l’importanza strategica che Roma attribuisce alla regione. Anche il Piano Mattei per l’Africa trova qui una delle sue sfide più importanti. Per l’Italia il Bab el-Mandeb non è una frontiera lontana. È una porta commerciale verso il mondo.

CONCLUSIONE

La visita di Abdullahi a Gerusalemme è il simbolo dell’incontro tra tre dinamiche: la ricerca di riconoscimento internazionale del Somaliland, la ricerca israeliana di profondità strategica, la crescente competizione per il controllo delle rotte del Mar Rosso.

Il futuro del Somaliland dipenderà dalla capacità di trasformare un riconoscimento simbolico in una rete diplomatica stabile senza provocare isolamento regionale. Il futuro del Bab el-Mandeb dipenderà dall’equilibrio tra sicurezza, commercio e rivalità geopolitiche.

Un piccolo territorio africano, rimasto per decenni ai margini delle mappe, è entrato nel centro della grande politica mondiale. E il mondo dovrà imparare a guardarlo con occhi nuovi.

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