CERCALIBRO ARTE – Oltre il limite e Sugai Bob due mostre fotografiche apparentemente diverse
L’ultima rassegna d’arte del Cercalibro di Medesano è una mostra fotografica di coraggio e sfida. Coraggio di documentare la quotidiana patologia del proprio compagno E il coraggio superare i propri limiti psico-fisici Due progetti fotografici a prima vista diversi.
Francesca Leoni TG Parmense
GIUSEPPINA BRUNO DEL CERCALIBRO
“Questa è l’ultima mostra d’arte, prima della pausa estiva. Riprenderemo poi a inizio settembre con l’apertura delle scuole.
Questa volta abbiamo voluto portare un tema per sensibilizzare la comunità su cosa vuol dire convivere con una patologia medica importante, il diabete. Voler andare oltre questo limite per vivere una vita piena. Le fotografie di Angelo Tralli testimoniano questo suo desiderio di andare oltre il limite imposto dalla patologia medica, ma è integrato dallo sguardo più intimo della sua compagna che convive con una persona affetta da questa patologia ed è legata ad una relazione affettiva. “
GIOVANNI CROTTI CRITICO D’ARTE DELLA SEZIONE ARTE DEL CERCALIBRO
“La grande sfida che abbiamo intrapreso come sezione arte del Cercalibro è stata quella di associare e collocare le une di fianco alle altre foto ovviamente appartenenti a progetti apparentemente, solo apparentemente differenti.
Dal punto di vista artistico ci troviamo in due forme espressive completamente diverse. Elisabetta Tivoli nella sua delicatezza intima nella sua analisi con i chiaroscuri ombreggiati e i bianco e neri dell’ambiente domestico e soprattutto del reportage, più scuri forse che bianchi…di un disagio medico cronico del suo compagno. Angelo Tralli che utilizza questo colore vivo, vivace di altitudine, quindi foto che raccontano il globale. Foto che raccontano gli spazi aperti deve affrontare una sfida personale davvero notevole, che è quella di visitare paesi in situazioni di disagio sapendo che costantemente deve appunto approvvigionarsi di insulina per combattere la sua forma di diabete cronico. E, questa è la grande sfida che si associa anche concettualmente se vogliamo proprio ai luoghi che va a visitare che sono vette alte del mondo perché ci troviamo praticamente nell’Himalaya nel Nepal, nelle vette più alte del mondo e quindi questa sfida verso l’alto che davvero rende notevole il proprio approccio psicologico. Ovviamente la caregiver per così dire che non è caregiver soltanto, ma ne condivide il disagio ne condivide ovviamente i sentimenti appunto come abbiamo detto prima invece ha un punto di vista più intimo ha un punto di vista un po’ come lo Yin e lo Yang che si uniscono molto bene per comporre l’unità”.
ELISABETTA TIVOLI – FOTOGRAFA
“Ho la passione per la fotografia da qualche anno, da una decina d’anni più o meno mi piace fotografare soprattutto i miei familiari fare i ritratti anche perché non sono una professionista ho giusto una passione che però in effetti si mantiene nel tempo ormai da qualche anno e attualmente faccio parte di un’associazione di fotografi che si chiama Witness Journal di Parma e ci troviamo per promuovere la fotografia. La scelta di questo tema nasce un pochino per caso durante un corso di fotografia, dove appunto il fotografo. Raccontare una storia in 5-6 scatti. Andai a casa e chiesi ad Angelo se potevo raccontare la sua storia da diabetico di tipo 1, e quindi è stato un progetto molto spontaneo realizzato in 1-2 giorni e poi e poi proprio in quel periodo c’era un contest fotografico con a tema il coraggio e quindi io mandai queste foto con una piccola descrizione e vinsi. Mi fecero fare la foto e la mostra. Quindi, ho stampato e realizzato le foto per questo.
Il coraggio si vede nella costanza probabilmente di affrontare tutti i giorni una malattia che è molto impegnativa e che non può far abbassare la guardia e quindi richiede molto coraggio sia nella gestione quotidiana ma anche proprio nell’affrontare in generale i viaggi, la vita, e quindi insomma il coraggio io lo vedo tanto nella figura del mio compagno perché so quello che vive tutti i giorni e in queste foto penso che sia stato apprezzato appunto la profondità delle fotografie che fanno entrare molto bene nella storia sono un po’ dure.
La scelta del bianco-nero è stata per dare profondità. Secondo me il nero dà bene la sensazione ad esempio in questa foto della solitudine, della profondità di questa ombra perché comunque è qualcosa che rimane sempre è una vita che rimane un po’ in ombra rispetto alla alla nostra quotidianità quindi il nero in effetti è molto rappresentativo”.
ANGELO TRALLI FOTOGRAFO – “Ho 41 anni e sono diabetico ormai da 21 anni. Inizialmente prima di aver riscontrato la malattia amavo viaggiare il mio sogno era stato quello di viaggiare. A Katmandu Nepal proprio perché ho sempre voluto vedere queste zone del mondo un po’ diverse dalla nostra civiltà quindi il Nepal coniugava la natura insieme al vedere altre culture e mi affascinava molto ed è stato per questo questa foto rappresenta appunto la trazione maggioritaria del Nepal che sono le montagne insieme alle classiche bandierine di preghiera nepalesi e possiamo dire che in Nepal il 90% del turismo è fatto da gente che va a fare trekking, hiking su queste vette.
Ho fatto hiking, trekking sono arrivato al Campo Base il primo anno sul Annapurna a 4200 metri mentre il secondo anno sull’Everest sempre in Nepal. Questi sono i ragazzini dei villaggi di passaggio mentre affrontavi il trekking e qui capivi che la gente vive in condizioni anche estreme ma che sa fare di questo la propria forza. Sono andato da solo la prima volta sono andato con un amico, mentre le altre volte sono andato da solo purtroppo. In Nepal c’è questa usanza che molti turisti pagano per farsi portare sugli zaini mentre qui questa foto è stata scattata su Monkey Temple a Kathmandu è questo tempio pieno di scimmie pieno di scimmie durante la salita. La scalinata ho immortalato questo uomo che dava la mano alla scimmia quindi mi è venuta in mente appunto l’unione tra la natura, l’animale e l’essere umano. Nascono come foto di viaggio mie più che altro il progetto è nato perché la mia compagna Elisabetta aveva fatto l’altra artista aveva vinto un contest che aveva come oggetto il coraggio e quindi il coraggio di affrontare giornalmente la sfida con i diabete e lei la vera fotografa. Le mie foto sono come foto che ho fatto io più che altro per me a livello personale. Le ho volute stampare e affiggere per perché così si riuscivano a unire i due progetti, sia quello intimo di Elisabetta che quello mio all’aperto.”
GROPPI CESARE TG PARMENSE
