GIORNALISMO: SLAPP, la scadenza europea e il nodo italiano: a Bruxelles il confronto entra nel merito di Pierangelo Panozzo
SLAPP, la scadenza europea e il nodo italiano: a Bruxelles il confronto entra nel merito
di Pierangelo Panozzo
Mancando meno di cinquanta giorni al recepimento della Direttiva (UE) 2024/1069, questo articolo ricostruisce il confronto svoltosi al Parlamento europeo sulla base degli interventi pubblici e del quadro normativo disponibile. Non si tratta di un reportage in presa diretta, ma di una lettura analitica dei contenuti emersi nel dibattito.
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Mancano meno di cinquanta giorni al 7 maggio 2026, termine fissato per il recepimento della Direttiva (UE) 2024/1069, e il rischio che una parte significativa delle cosiddette “cause bavaglio” resti fuori dal perimetro di tutela è tutt’altro che teorico. In questo contesto si è svolto, il 19 marzo, presso il Parlamento europeo, il forum dedicato al contrasto delle SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation, ovvero azioni legali intentate per scoraggiare o punire la partecipazione al dibattito pubblico), promosso dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio e dall’associazione PIUE.
Il punto di partenza è noto ma ancora sottovalutato nelle sue implicazioni sistemiche: le SLAPP non mirano tanto a vincere nel merito quanto a logorare — economicamente e psicologicamente — chi esercita il diritto di informare. I numeri europei (oltre 570 casi in cinque anni) e quelli italiani, con una quota elevatissima di archiviazioni, indicano una distorsione strutturale dello strumento giudiziario.
La Direttiva europea nasce per intervenire su questo squilibrio, introducendo meccanismi di rigetto anticipato delle cause manifestamente infondate e strumenti di protezione per giornalisti, editori e difensori dei diritti. Ma il suo impatto reale dipenderà dal modo in cui gli Stati membri — e in particolare l’Italia — sceglieranno di recepirla.
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Il contributo di De Meo: libertà di stampa e responsabilità giuridica
Ad aprire il confronto è stato l’On. Salvatore De Meo, che ha impostato il tema in termini di equilibrio tra tutela della libertà di espressione e corretto funzionamento della giustizia civile.
Nel suo intervento ha richiamato la necessità di evitare che lo strumento giudiziario venga utilizzato in modo improprio per comprimere il dibattito pubblico, sottolineando al contempo che la risposta normativa europea dovrà essere applicata senza creare zone di incertezza o automatismi che possano alterare il diritto di difesa. In questa chiave, ha affermato che la direttiva rappresenta un passaggio importante che dovrà essere accompagnato da un recepimento serio e coerente negli Stati membri, evidenziando come la sua efficacia dipenderà in larga misura dalla qualità dell’attuazione.
Ha inoltre insistito sul fatto che la libertà di stampa non possa essere trattata come materia settoriale, ma come componente strutturale dell’ordinamento europeo, strettamente connessa al funzionamento delle istituzioni e alla tenuta del sistema democratico.
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Un confronto trasversale tra politica, tecnica e professione
Accanto a De Meo, il forum ha riunito posizioni diverse ma complementari.
Lucia Annunziata ha portato l’esperienza di una lunga carriera giornalistica intrecciata con la politica estera, mentre Sandro Ruotolo ha richiamato l’attenzione sulle lacune ancora presenti nel sistema italiano di protezione dei giornalisti, anche alla luce dei recenti casi di sorveglianza e delle criticità nella governance del servizio pubblico.
Sul piano istituzionale e tecnico, Alain Pilette (DG Giustizia del Consiglio UE) ha illustrato l’impianto della Direttiva 2024/1069 e i suoi meccanismi di tutela processuale. I contributi dei corrispondenti da Bruxelles, Claudio Tito e Michele Esposito, hanno riportato il tema su un piano operativo, evidenziando come le SLAPP incidano concretamente sull’attività quotidiana delle redazioni e sul margine di rischio professionale.
Il quadro è stato completato dagli interventi di Guido D’Ubaldo, Carlo Felice Corsetti e G. Marco Trombetta, tra deontologia professionale e stato del recepimento normativo italiano, e da quello di Azelio Fulmini sull’applicazione del European Media Freedom Act.
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Tra Direttiva anti-SLAPP ed EMFA: il rischio di una tutela incompleta
Il dibattito ha messo in evidenza una criticità centrale: la Direttiva 2024/1069 interviene soprattutto sulle controversie civili con elementi transfrontalieri, mentre la maggior parte dei casi SLAPP resta confinata a livello nazionale. Da qui la richiesta, avanzata da più parti, di un recepimento che vada oltre il minimo europeo.
Parallelamente, l’EMFA — già in vigore dall’agosto 2025 — rappresenta un quadro normativo più ampio sulla libertà e il pluralismo dei media, ma la sua applicazione appare ancora disomogenea tra gli Stati membri. Il rischio, emerso con chiarezza nel confronto, è quello di una protezione formalmente avanzata ma sostanzialmente parziale.
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Una finestra politica aperta — ma non ancora risolta
Il forum di Bruxelles restituisce l’immagine di un’Unione Europea consapevole della necessità di intervenire, ma ancora alle prese con il passaggio più delicato: tradurre principi condivisi in strumenti effettivamente operativi.
La scadenza del 7 maggio rappresenta, in questo senso, non solo un termine giuridico, ma un test politico concreto. Oggi la domanda non è più se le SLAPP rappresentino una minaccia, ma quante di queste azioni — nella loro forma nazionale, ordinaria — continueranno a sfuggire al perimetro della nuova direttiva.
Perché è su quel margine, più che sui principi, che si misurerà l’efficacia reale della risposta europea.
