MEDESANO Nicola Bertinelli parla del Futuro del Parmigiano Reggiano – Convegno DALLA TERRENO ALLA TAVOLA nuovi strumenti per un’agricoltura moderna e sostenibile
NICOLA BERTINELLI presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. 24 Gennaio 2026 Circolo Tre Torri di Medesano.
“E’ un’emozione parlare medesano perché effettivamente stavo facendo una considerazione. Da presidente del consorzio non ho mai parlato a medesano, quindi abbiamo viaggiato il mondo per portare il parmigiano reggiano e mai nel paese di nascita e di residenza. Vedo tanti amici in sala che saluto coralmente e da queste voi penserete adesso Nicola ci parla di parmigiano reggiano dando salutamente il delegato all’agricoltura del Comune di Medesano.
Sì vi parlerò di parmigiano reggiano però volevo fare due considerazioni perché gli interventi di mammi e dei professori mi hanno dato degli spunti interessanti. Parto dalla fine, intanto ringraziando Alessio e non è un ringraziamento di convenienza, sono sei anni che tu sei assessore, io sono nove anni che sono presidente del consorzio e devo dire che la Regione Emilia-Romagna e in modo particolare il tuo assessorato è sempre stata al fianco della filiera del parmigiano reggiano per poter fare le iniziative, gli investimenti che c’era bisogno di fare. Anche adesso questo ragionamento del 120 milioni di budget ma 450 milioni di domande, cercheremo di scorrere le graduatorie.
La vicenda non è banale e questo è a prescindere da un’appartenenza da un ragionamento politico. Tu hai toccato un paio di punti che a mio modo di vedere sono particolarmente importanti quando parli di una politica agricola comune che sta da un certo punto di vista, non dico essere smaltellata, forse qualcuno ci ha provato, ma ha una traccia che non va nella direzione corretta. Noi non dimentichiamo una questione, l’importanza strategica del cibo nella nazione e per me la nazione si chiama Unione Europea.
Oggi avere sicurezza alimentare, avere food security significa national security, significa sicurezza della nazione, perché oggi in un contesto mondiale geopolitico dove la globalizzazione non è più il modello, non è più il modello che abbiamo vissuto negli ultimi 30 anni dove ti serviva una cosa, la comperi sul mercato perché c’è un qualcuno che la fa e la produce. Oggi le logiche dei paesi sono cambiate, la viviamo quotidianamente questa vicenda ed è impensabile che un blocco come l’Unione Europea non sia indipendente da un punto di vista della produzione del cibo. Guardate che l’Europa è il più grande mercato del mondo, abbiamo 450 milioni di consumatori, è la manifattura più importante del mondo ma ha una grave carenza di autosufficienza nella produzione degli input per far andare questa manifattura.
Il fatto che la politica agricola veda una nazionalizzazione, cosa vuol dire? Paese tu hai questi fondi, poi dopo questi fondi te li gestisci, a differenza di oggi dove invece esiste una politica agricola comune, significa che in certi paesi l’agricoltura avrà una determinata evoluzione e in altri paesi invece no. Capite che invece che integrare i paesi dell’Unione Europea li andiamo ulteriormente a dividere, in un momento dove l’Europa dovrebbe avere tutta una serie di politiche comuni, cioè l’unica politica che era in comune fra i paesi era quella agricola, noi andiamo a dire che la andiamo a nazionalizzare. Quando noi avremo bisogno di una politica comune estera, una politica comune dell’energia, non può essere che in Francia l’energia costa un terzo di quello che costa in Italia, cioè dal punto di vista della distonia competitiva, dovremmo avere una politica comune della sicurezza, cioè quella che era l’unica politica politica agricola comune la stiamo andando a nazionalizzare.
Ecco perché anch’io sono estremamente critico ed ecco perché si dovrà lavorare tanto in questa direzione. Bene, si diceva futuro, il futuro passa sicuramente tanto attraverso quello che i relatori ci hanno fatto vedere, perché significa aumentare la produttività e guardate questa è un’altra di quelle paroline che ci dobbiamo portare a casa, produttività. La produttività è quella che permette anche di aumentare i salari.
Noi oggi in Italia abbiamo un grande problema, che i salari dei cittadini sono estremamente più bassi dal punto di vista del potere d’acquisto reale rispetto a quello di altri paesi d’Europa. Questo fa sì che dal 2011 al 2024 hanno lasciato l’Italia 630.000 giovani, intendo dire persone under 35, il 92% laureati. 630.000 persone, cioè una emoragia di capitale umano impressionante, di questi 630.000 ne sono rientrati 200.000, cioè 430.000 persone che abbiamo in Italia formato e che se ne sono andate, perché tu vai in Germania prendi l’80% in più di quanto non prendi in Italia, vai in Svizzera prendi tre volte in più, in Svizzera, passi e vai a Lugano, prendi tre volte in più rispetto a quando prendi in Italia.
La produttività è l’unico strumento attraverso il quale le imprese possono permettersi di aumentare i salari, che sono non solo tenere giovani, ma anche i consumi sono il 58% del PIL di questo paese. E vi faccio sto ragionamento legato ai consumi, perché? Perché parliamo di Parmigiano Reggiano. Qual è la traiettoria di futuro del Parmigiano Reggiano? Qual è la strategia del Parmigiano Reggiano? Partiamo da un’analisi di natura socio-economica.
In Italia nascono 322.000 bambini all’anno. In una vita, 80 anni, 8 per 3 è 24, vuol dire che in 80 anni avremo meno di 30 milioni di italiani. Cioè noi in 80 anni andremo a dimezzare il numero degli italiani.
Tanti di questi italiani nasceranno da famiglie di origine non italiana, quindi mangeranno prodotti legati alla loro cultura, alle loro tradizioni. Noi in 80 anni avremo la metà delle bocche. Altro fenomeno, da un punto di vista economico, non esiste più la classe media.
La classe media era quella che non aveva i risparmi per fare degli investimenti, però sui consumi non faceva dei sacrifici. Tu oggi in Italia hai il 25% delle famiglie che non arriva a fine mese. Cosa vuol dire? Io devo anticipare la busta paga del mese che verrà per sbarcare il mese corrente.
Il 40% deve fare i conti. Cioè ho il figlio uno che deve andare a scuola e comprare lo zaino, il figlio due deve cambiare le scarpe. Il 65% delle famiglie italiane o non arriva a fine mese o deve fare i conti.
Aggiungiamo un pezzettino, mercato del latte. Oggi avete nel mondo e in Europa un aumento della produzione di latte. In Italia più 2%, Francia più 4%, Germania più 6%.
Oggi se voi producete in Italia un latte commodity, quindi che non è indirizzato a una produzione a indicazione geografica, portate a casa 26-27 centesimi al litro. Per chi non è del settore, quel latte produrlo, se sei fuori dall’area del centesimi, quindi perdi 10 centesimi, 12 centesimi al litro. Se tu sei nell’area del parmigiano reggiano ti costa almeno 60 centesimi.
Cosa vuol dire? Che oggi tu hai in un areale, in modo particolare Piemonte, Lombardia, Veneto, dove si fa il Grana Padano, hai tre volte tanto la produzione di latte rispetto a quella che va a Grana Padano. Allora ti trovi degli operatori, delle industrie casearie che vanno dall’agricoltore e gli dicono, saluto un caro amico qui sulla sinistra che lavora dall’altra parte del ponte tra Noceto, Medesano e Collecchio, industrie che non è quella, vanno dagli allevatori e dicono, ma tu prendi 27-28 centesimi, ma se io te ne do 45, me lo dai il latte? Urca se te lo do il latte! Quindi Piemonte, Lombardia, Veneto, tantissimo latte sta andando a fare che cosa? Dei formaggi a pasta dura, che sono quindi formaggi italiani, fatti con latte italiano, non devono seguire un disciplinare di produzione, quindi hanno reso di trasformazione anche del 10%, cioè da 100 kg di latte otteni 10 kg di formaggio, il parmigiano è 7,5-8, per dare un’idea. Non devi seguire un disciplinare di produzione, quindi puoi termizzare il latte e quindi non metti, se fai grana padano, l’isozima.
Quello che vi voglio dire è che oggi abbiamo il 65% delle famiglie italiane che deve fare i conti per arrivare a fine mese e avete oggi a disposizione un formaggio italiano, fatto in Italia, senza conservanti, che sono i bianchi similari, che trovate sugli scaffali a 10 euro al chilo, perché chi li fa guadagna e permette di far guadagnare la distribuzione, perché compra il latte a un prezzo molto basso, ma comunque in tanti sto latte glielo danno, perché comunque 40-45 centesimi sono molto di più dei 26-27. Capite perché? Per il parmigiano reggiano il mercato nazionale, l’Italia, non può essere il luogo dove pensare di sviluppare e di crescere, perché avete una demografia che sta piombando verso il basso e il 65% delle famiglie, se ha come bisogno, mi serve un formaggio a pasta dura italiano da grattugiare, ha una grande alternativa, ha una grande differenza. Ecco perché noi abbiamo una sola possibilità, il mercato internazionale, ed ecco perché nel 2026 dei 42 milioni di euro che il consorzio dei produttori ha a disposizione per fare il marketing e lo sviluppo commerciale, quest’anno il 70% di queste risorse sono destinate all’internazionale.
Sgomberiamo un campo, quindi l’Italia ce la scordiamo? No! Oggi l’Italia è il 47% del mercato del parmigiano reggiano, cioè fatto 100 la produzione di parmigiano, 53 va all’estero. In base a quello che vi ho detto, fra dieci anni questo numero dovrà essere 65, 70. Noi fra dieci anni dovremmo esportare il 70% del parmigiano reggiano che produciamo.
Se sarà così, l’Italia, 30%, sarà sempre il nostro mercato più importante, quindi l’Italia deve continuare ad essere attenzionata, ma dobbiamo avere l’idea molto chiara che la nostra traiettoria di sviluppo è nel mondo. Sì, ma voi lo champagne lo comperate mica perché il vostro bisogno è vorrei bere un vino bianco frizzante, cioè se tu vuoi andare nel mondo a competere il parmigiano reggiano deve essere molto di più di un pezzo di formaggio. Voi comperate lo champagne perché c’è da celebrare un momento, c’è da festeggiare un accadimento, un riconoscimento, una vittoria, non perché avete come necessità voglio bere un vino bianco con le bollicine.
Questo ragionamento comincia ad aprire tanto l’orizzonte. Il parmigiano reggiano deve diventare una marca iconica a livello globale. E voi mi direte, beh, è già così.
No, non è così. Il passaggio, guardate, è tecnico ed estremamente interessante. Se voi oggi chiedete alle famiglie italiane, 100 persone italiane ma se ti dico parmigiano reggiano sai cos’è? Sì, certo, parmigiano reggiano è un formaggio formaggio a pasta dura.
Perfetto, questa tecnicamente si chiama notorietà della marca, Brenda Warners. Voi in Italia prendete 100 persone, 99 tranne i bambini, vi dicono parmigiano reggiano è un formaggio a pasta dura. Voi andate negli Stati Uniti, se dite cos’è parmigiano reggiano, l’80% delle persone ti dicono il parmesan.
Quindi, attenzione, essere una marca iconica a livello globale non vuol dire quello che pensiamo noi a casa nostra. Andiamo avanti, tu pili le 100 persone in Italia e le dici, ok, so che hai sentito, ma come lo riconosci il parmigiano reggiano? Questo si chiama brand knowledge, cioè da la Brenda Warners, l’ho sentito, lo distinguo e qua cominciamo a scricchiolare. E a noi non basta, noi dobbiamo diventare una love brand, una marca amata, un’icona e i primi momenti sono tecnici.
Mi ricordo chi sei, ti riconosco, senza additivi, senza conservanti, ok? Ma per diventare una marca amata tu devi accendere un’emozione. E guardate, la vicenda è che il nostro cervello è 30% razionale e 70% emotivo. Se così non fosse, uno che ha problemi di diabete, perché si dovrebbe strafogare mangiando un vassoio di paste? Capite? Se la parte razionale vincesse sulla parte emotiva, perché dovrei fumare se so che ho un’alta probabilità di contrarre un tumore ai polmoni? La parte emotiva è quella che vi fa decidere di comprare una roba e poi razionalmente vi volete dare la giustificazione del fatto che la volevate comprare, ok? Cioè il nostro cervello è strutturalmente 70% emozione, emotività.
Quindi il percorso è che non basta sapere che una marca esiste, non basta sapere perché tecnicamente è diversa, ma per diventare un’icona, una love brand, bisogna accendere questa emozione. Vi faccio l’esempio della marca iconica italiana per eccellenza, Ferrari. La Ferrari, chi l’acquista, l’acquista perché provi una grande emozione quando vedi il prodotto, quando provi il prodotto.
Il mito di Enzo Ferrari, di questa persona, la macchina che vince i Gran Premi di Formula 1. Ma ecco perché devi vincere i Gran Premi di Formula 1. Perché se tu arrivi a ottavo o nono, chi compra quella macchina, la persona facoltosa in giro per il mondo, vuole comprare la macchina che vince. Ecco perché Ferrari ha perso 40 miliardi di capitalizzazione quest’anno per la stagione che ha fatto in Formula 1, capite? Allora, dov’è il passaggio? Dov’è il percorso? Vi faccio l’esempio dell’aperitivo iconico italiano per eccellenza nel mondo, che è l’Aperol Spritz, me l’avete detto tutti. Ragazzi, se io fossi Marchese Frescobaldi, che dal 1100 vinifico, capite, è l’aperitivo iconico italiano nel mondo, è l’Aperol Spritz, secondo me due grattatine in testa ce le dobbiamo dare.
Perché qual è il percorso seguito da Campari? Venivi in Italia, nei luoghi iconici italiani, piazza San Marco, a Roma dove dovevi essere, piazza del plebiscito a Napoli, tu vedevi sto bicchiere arancione, riconoscibile, lo provavi perché? Perché Campari ha investito tanto sui bar, perché gli convenisse, ok, vendere lo Spritz. Il prodotto è buono, ok, da un punto di vista tecnico, l’acidità, il dolce, il sapore è buono. Questi turisti, quando tornavano a casa, se volevano rivivere l’emozione vissuta in Italia, andavano al bar a chiedere l’aperitivo all’italiana, l’Aperol Spritz.
Voglio invitare i miei amici a casa e farvi provare l’aperitivo in Italia, vado nel supermercato, compro la bottiglia di Aperol, la bottiglia di Prosecco e vi faccio l’aperitivo all’italiana. L’esperienza vissuta in Italia, se positiva, ha acceso un’emozione che tu rivivi tutte le volte che rientri in contatto con il prodotto. Ecco perché quel prodotto lì diventa molto di più della funzione d’uso del prodotto.
Quella roba lì diventa molto di più di un liquido arancione che serve da mettere insieme al vino per bere una roba. Avete capito il passaggio tra essere tecnicamente a posto e diventare un fenomeno culturale, diventare un’icona. Scusate, ma Campari dietro a quella persona che beve quel bicchiere di bitter o altro, molte volte ha alle spalle o la torre di Venezia o il Colosseo.
Perché non ci mettiamo anche noi una icona dietro a quella? Aspetta un attimo, sei già andato avanti. Io vi stavo facendo fare un percorso che era in sostanza, vi riporto al punto nave, l’Italia non può essere il posto dove cresciamo per questioni demografiche e questioni economiche, non solo. Perché la struttura della produzione del latte fa sì che ci siano dei prodotti in grado di soddisfare il bisogno del 65% delle famiglie.
Noi dobbiamo diventare una marca iconica a livello mondiale, non la siamo, solo per il 15% delle famiglie italiane siamo una love brand, altrimenti non vi spieghereste perché il 55% delle famiglie italiane compra grana padano o parmigiano reggiano in funzione del prezzo. Ma per diventare una marca iconica non è sufficiente la parte razionale, la parte tecnica. Bisogna affiancare alla parte razionale e tecnica anche un aspetto emotivo.
Perché il parmigiano reggiano possa diventare una marca iconica nel mondo, bisogna che il parmigiano reggiano diventi un luogo da visitare, bisogna che il parmigiano reggiano diventi una destinazione turistica. Oggi abbiamo un qualcosa che viene al nostro vantaggio, che è il turismo, che è oggi il 15% del pil di questo paese. Un turista straniero, ogni tre, decide dove venire in Italia, fare il suo itinerario in Italia.
Non per andare al mare o per andare in montagna, non per andare a vedere le città d’arte, ma in funzione dell’enogastronomia. Se voi mettete la punta del compasso su Parma e la allargate di 200 chilometri, che vuol dire due ore in macchina e un’ora col treno dell’alta velocità, partiamo in basso a sinistra. Prendete Genova, Torino, Milano, Verona, Venezia, Bologna, Firenze.
Voi avete 28 milioni di italiani residenti senza tutti i turisti che vengono a visitare queste città. Voi avete l’autostrada 1 dove passano 51 milioni di veicoli all’anno. Abbiamo 7 aeroporti.
Voi capite come questa strategia che sta seguendo chi? Lo champagne. Avete due milioni e mezzo di persone all’anno che vanno a visitare le cantine e le vigne dello champagne. Noi oggi accogliamo 85 mila persone.
85 mila persone vengono a visitare i luoghi del Parmigiano Reggiano. Due milioni e mezzo è quello che sta facendo lo champagne. Quindi qual è, e vedo che è mezzogiorno, la strategia che il consorzio del Parmigiano Reggiano sta seguendo? L’internazionale deve essere il luogo.
La destinazione turistica diventa lo strumento per poter portare tante persone e accendere quell’esperienza positiva che ti fa sì che il prodotto sia molto di più di un pezzo di formaggio. Abbiamo destinato risorse importanti perché in ogni provincia ci siano almeno 4-5 caseifici che diventino caseifici turistici. Anche questo è un passaggio importante.
Non è che tutti i caseifici devono strutturarsi per fare questo tipo di attività, perché è un mestiere diverso fare accoglienza, ristorazione, rispetto a fare del formaggio. Anche perché un’esperienza positiva genera l’emozione positiva e il prodotto diventa molto di più di un pezzo di formaggio. L’esperienza negativa fa esattamente il contrario.
Cioè tu mandi delle persone in un caseificio non organizzato, non strutturato, l’esperienza negativa non mangerà mai più quel pezzo di formaggio lì. Però questa roba ha tutti una serie di responsabilità e su questa chiudo. Per quanto riguarda noi produttori, e guardo qui il mio amico Araldi, la qualità deve essere un prerequisito di tutto questo meccanismo.
Io avevo parlato da Ferrari, Enzo Ferrari, i gran premi, il design. Se tu sei un appassionato di auto sportive e vai su un’auto sportiva e il motore non va e la macchina non sta in strada e magari frena poco, tutto il resto diventa una chiacchiera perché il progetto non ha le gambe per andare avanti. Se noi vogliamo costare tre volte tanto i prodotti di cui sopra, che sono sullo scaffale 10 euro, noi oggi siamo a 27 euro in distribuzione.
Se tu vuoi costare tre volte tanto, devi valere tre volte tanto. Se no, non hai le gambe per andare avanti. Quindi la qualità deve essere un prerequisito di tutto sto ragionamento.
Ed ecco perché il consorzio su questo sta lavorando e lavorando tanto. Perché non hai solo un parmigiano reggiano. Tu oggi hai tantissimi tipi di parmigiano reggiano e il prodotto che vuoi tenere lì per fare la grande stagionatura a 60-70 mesi deve nascere per poter arrivare a 60-70 mesi.
Puoi pensare di tenerlo sullo scaffale e poi dopo vediamo come va a finire. Non funziona così. Perché se tu compri una referenza con scritto parmigiano reggiano, 60 mesi, lo paghi come le lacrime di nostro signore, e il prodotto è amaro, piccante, non adeguato, non funziona così la vicenda.
Quindi noi come produttori dobbiamo lavorare tanto su qualità come prerequisito. Ma la seconda vicenda, noi dobbiamo avere una programmazione della produzione rigidissima. Perché? Perché dobbiamo creare con la quantità di prodotto che i mercati sono capaci di assorbire valore, altrimenti la macchina implode.
Ecco perché, guardo sempre il mio amico Araldi, il 25 di marzo abbiamo convocato un’assemblea, ancora no, te lo pronuncio, il 25 di marzo ci sarà un’assemblea del consorzio dove presenteremo un piano tosto per raffreddare l’aumento produttivo che stiamo avendo adesso. Perché? Perché con queste quotazioni così alte e importanti i produttori hanno spinto, capite, sull’acceleratore. Quindi questa strategia che in 10 anni deve vederci 70% dell’internazionale, a noi produttori da delle responsabilità molto rigide sul tema qualità, programmazione dell’offerta.
Il turismo, destinazione turistica, progetto che è partito, ma questo da una grande responsabilità all’ente pubblico, come il mio amico Alessio Mammisa, che parlo a lui ovviamente, ma parlando alla regione, perché tu, se noi diciamo che da 85 mila persone qui ci aspettiamo 2 milioni di persone, che poi vuol dire portare ovviamente valore per un territorio, perché le persone vengono sui territori e sui territori spendono, lasciano i loro danari, ma tu sui territori ci devi poter arrivare, si parla di stazioni dell’alta velocità, si parla di aeroporti che abbiano una capacità ricettiva, a Bologna siamo in overbooking, Bergamo in overbooking, Damò, Parma, lascio a voi il commento, tu su un territorio ti devi poter spostare, perché se io arrivo a Reggio Emilia-Vu e a Parma per arrivarci devo fare una via Crucis, a Modena per arrivarci devo fare una via Crucis, io arrivo a Reggio Emilia AV alle 10 di sera, o hai un amico che ti viene a prendere o dormi a Reggio Emilia-AV sotto i voltoni, capite, no? Tu su un territorio devi poter alloggiare. Se vogliamo portare qua milioni di turisti tu devi avere delle camere d’albergo, degli alberghi adeguati per ospitare delle persone nel 2026. Ecco perché capite che il tema del ragionamento si allarga enormemente, ma questo, guardate, è fondamentale e se non ce ne prendiamo cura noi che siamo in questi territori, Sindaco, chi se ne deve prendere cura? Perché? Perché è uno dei settori dei comparti che può dare una traiettoria di futuro ai nostri giovani.
E guardate, queste produzioni che non possono essere delocalizzate, non possono essere fatte da altre parti, se creano valore lo scaricano qui sul territorio, se creiamo posti di lavoro lo creiamo per i giovani del nostro territorio. E questo è l’ultimo passaggio che faccio. Noi come Parmigiano Reggiano, avrete capito, abbiamo una visione per il futuro, io sono ottimista che questo sarà un percorso che porterà tanta soddisfazione, abbiamo un grande rischio, che non si faccia più questo prodotto, non perché non si fa più il latte, ma perché non ci sono più le persone che faranno questo prodotto.
E sta vicenda, guardate, è una vicenda che non è di natura economica, perché se oggi voi fate un litro di latte commodity, 30 centesimi, fate un litro di latte per il Parmigiano Reggiano, 60 centesimi, scusatemi, per il Grana Padano 60 centesimi, fate un litro di latte per il Parmigiano Reggiano, oggi 120 centesimi. Quindi oggi non è un problema economico, è un problema di natura sociale. Io ho 18 anni, voglio decidere chi essere nella vita, se questo mestiere dal punto di vista sociale non è riconosciuto come un mestiere importante, anche se guadagni tanto, no, non lo fai.
Ed è questa la ragione per la quale le politiche della regione sono così importanti, per tenere nelle aziende agricole i giovani che nelle aziende agricole ci sono, perché non è che da fuori entro, no, le politiche sono, sei il figlio di un allevatore, sei il nipote di un allevatore, rimani qui, è questo il ragionamento e la logica, ma questa, guardate, è anche una vicenda culturale, ecco perché dalle scuole elementari io ho due bambine piccole e c’è il corso di pop e c’è il corso di canto corale e c’è il corso, cavoli ragazzi, ma avere un’ora alla settimana dove si insegna che cosa, cosa sono questi prodotti, l’importanza per il paese di questi prodotti e si insegna anche una nutrizione, un’alimentazione sana, equilibrata, è lo strumento per il quale quando queste persone avranno 15-18 anni farà parte della loro cultura, del loro sapere che questi prodotti sono come il Colosseo, sono come la Cappella Sistina, sono un patrimonio del paese. Noi, ve lo dico in italiano, abbiamo un culo pazzesco, perché? Perché siamo proprio dove questi prodotti vengono fatti. Ed ecco ora perché io vi lascio con un compito per casa, che è quello di essere dei divulgatori, degli ambasciatori, non solo ai vostri amici al bar, ma ai nipoti, ai figli, di questo tipo di ragionamento, perché se non ce ne prendiamo cura noi, sicuramente non se ne può prendere cura nessuno.
