Lettera al direttore di Antonio Rozzi:
Buongiorno, spero che abbiate passato un sereno Natale , e un buon solstizio .
Io in questi giorni post Natalizzi , mi sto dedicando , ad un tema a me molto caro che è quello della giustizia , che spesso come ho imparato dai libri di scuola , e in special modo le orazioni di Lisia , quando si rivolgeva al bule, i giudici attuali , che si immedesimava nei suoi assistiti.
Oggi siamo partecipi , come cittadini ad una riforma importantissima, sulla giustizia , e il mio lavoro e quello di incentivare il SI , a tal punto condivido con voi una mia riflessione
la giustizia non è un tema per addetti ai lavori: è il fondamento stesso della fiducia tra lo Stato e i cittadini. Senza una giustizia che funzioni, nessuna democrazia può dirsi davvero solida. Non a caso i Romani dicevano: “Fiat iustitia, ruat caelum” – si faccia giustizia, anche se dovesse crollare il cielo.
Oggi siamo chiamati a dire Sì a una riforma che non indebolisce la giustizia, ma la rende più equa, più rapida, più credibile.
Troppo spesso, nel nostro Paese, i processi durano anni, talvolta decenni. Questo non è giusto né per chi attende una condanna, né per chi attende un’assoluzione. Perché, come insegna il diritto romano, “Ubi ius, ibi remedium”: dove c’è un diritto, deve esserci un rimedio. E un rimedio che arriva tardi non è più giustizia, è solo burocrazia.
Votare Sì significa affermare un principio semplice ma fondamentale: la legge deve essere chiara, prevedibile, uguale per tutti. “Dura lex, sed lex”, dicevano gli antichi: la legge può essere severa, ma deve essere legge, non arbitrio. Una riforma che rende più certi i tempi e le responsabilità rafforza lo Stato di diritto, non lo indebolisce.
C’è poi un altro monito latino che dovremmo ricordare: “Summum ius, summa iniuria”. Un’applicazione rigida e disordinata del diritto, senza equilibrio e senza regole chiare, può trasformarsi nella massima ingiustizia. Questa riforma serve proprio a evitare questo: a bilanciare poteri, a garantire diritti, a tutelare i cittadini.
Dire Sì non significa essere contro qualcuno, ma a favore di qualcosa:
a favore dei cittadini onesti,
a favore delle vittime che aspettano risposte,
a favore anche di chi ha diritto a un processo giusto e in tempi ragionevoli.
Infine, diciamolo con chiarezza: una giustizia che funziona meglio rende il Paese più libero, più affidabile, più forte. “Salus rei publicae suprema lex esto”: il bene della Repubblica sia la legge suprema. E il bene della Repubblica oggi è una giustizia riformata, moderna, credibile.
Per questo, con convinzione e responsabilità, diciamo Sì alla riforma della giustizia.
Perché senza una giustizia giusta, non c’è libertà.
E senza libertà, non c’è futuro.
