**Siracusa, il giornalismo prova a misurarsi**
*Una quarantina di professionisti dell’informazione si confrontano sull’impatto delle notizie. Due vecchie pagine di «Sicilian Stories» fanno tornare la domanda a chi legge.*
di Pierangelo Panozzo
**Siracusa, 7 novembre 2026** – Al Grand Hotel Villa Politi, dove si svolge la seconda 10 Points Unconference dedicata all’impatto del giornalismo, tra i materiali esposti ci sono due pagine di giornale che meritano una sosta. Una è del dicembre 2018, l’altra del luglio 2019. Appartengono a «Sicilian Stories», il supplemento che il Sicilian Post curava per il quotidiano *La Sicilia*. Le illustrazioni sono di Turi Distefano. A distanza di anni possiamo ancora leggere quelle pagine. Più difficile è sapere che cosa abbiano lasciato in chi le lesse allora.
È la domanda che riunisce a Siracusa una quarantina di professionisti dell’informazione. La Fondazione Giornalismo Mediterraneo ha promosso l’incontro, in programma dal 6 all’8 novembre, con FT Strategies e il Center for News, Technology & Innovation come partner di programma. Dopo l’Impact Forum di apertura, il confronto prosegue nelle sessioni di lavoro. Ai partecipanti è chiesto di portare un’esperienza e di spiegare che cosa sia cambiato dopo la pubblicazione di una notizia, per chi e con quali conseguenze, comprese quelle inattese.
Per una redazione, contare le visualizzazioni è semplice. Sapere se un’inchiesta abbia orientato una decisione pubblica richiede un lavoro diverso. Occorre tornare sul posto, ricostruire come si è arrivati a quella decisione, ascoltare anche chi attribuisce il cambiamento ad altre ragioni. È un esercizio di precisione che il giornalismo applica ogni giorno alle vicende altrui e che qui, per una volta, rivolge a sé stesso.
Il punto di partenza è un documento scritto a Catania nel giugno 2025, durante la prima edizione dell’incontro. I «10 Points on Local Journalism» invitano le redazioni a valutare gli effetti del proprio lavoro e a considerare il danno che una notizia può produrre. Per un giornale locale la questione ha un peso particolare. Chi viene raccontato continua a vivere in quel quartiere, a frequentare quella scuola, a incontrare le persone che hanno letto l’articolo. La mattina dopo, per lui, la storia continua.
La Fondazione, costituita a Catania nel dicembre 2025 e presieduta da Giorgio Romeo, raccoglie un’esperienza avviata nel 2018 dal Sicilian Post con il workshop «Il giornalismo che verrà», giunto quest’anno all’ottava edizione. Sui pannelli esposti a Villa Politi si ritrova qualcosa di quella stagione. Romeo scriveva di una generazione cresciuta fra promesse mancate e si chiedeva quanto spazio le restasse per tornare a sognare. Joshua Nicolosi, sulle tracce di Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo, si domandava se fosse ancora possibile un viaggio autentico. La sua domanda riguarda da vicino anche il mestiere del cronista. Un luogo può sparire dietro la cartolina che pretende di rappresentarlo. A una comunità può accadere lo stesso quando a raccontarla resta soltanto un numero.
Di quelle due pagine conosciamo gli autori e la data. Ci manca la voce di chi le aprì quel giorno, magari al tavolo di casa. Se un lettore vi riconobbe per la prima volta la propria esperienza, è da lui che bisognerebbe tornare. Anche questo significa misurare l’impatto di ciò che scriviamo. A volte il lavoro comincia con una domanda rivolta, anni dopo, a una persona precisa. «Che cosa le è rimasto di quella storia?»
