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Uganda e Italia, il futuro si costruisce insieme Dal forum di Roma all’incontro con il Viceministro Cirielli: Kampala propone una collaborazione fondata su industria, trasformazione agricola e lavoro. di Pierangelo Panozzo

Uganda e Italia, il futuro si costruisce insieme

Dal forum di Roma all’incontro con il Viceministro Cirielli: Kampala propone una collaborazione fondata su industria, trasformazione agricola e lavoro.

di Pierangelo Panozzo

L’Uganda si presenta all’Italia con una proposta concreta: trasformare una relazione commerciale in una collaborazione produttiva. Non soltanto vendere materie prime, ma lavorarle sul posto, sviluppare competenze e creare occupazione. È il messaggio emerso dal primo Uganda–Italy Business and Investment Forum, svoltosi a Roma il 13 e 14 ottobre, con la partecipazione della Prima Ministra Robinah Nabbanja.

Il tema, “Unlocking Shared Prosperity”, esprime una prospettiva che merita attenzione: costruire una prosperità condivisa attraverso investimenti capaci di generare benefici per entrambi i Paesi. Per l’Italia significa aprire nuove opportunità alle proprie imprese; per l’Uganda, rafforzare la capacità industriale e trattenere una parte maggiore del valore delle proprie produzioni.

Il caffè rende immediatamente comprensibile questa ambizione. Secondo i dati riportati dal ministero degli Esteri ugandese, nell’anno concluso ad aprile 2026 il Paese ha esportato complessivamente circa 8,8 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, per un valore di circa 2,4 miliardi di dollari. Sono esportazioni destinate al mercato mondiale, delle quali l’Italia rappresenta uno dei principali sbocchi.

La richiesta di Nabbanja è chiara: coinvolgere le imprese italiane nella trasformazione locale, dalla tostatura al confezionamento. Una collaborazione che può mettere insieme la materia prima ugandese e l’esperienza italiana nelle macchine, nella qualità e nella commercializzazione. Il risultato auspicato è una filiera più completa, capace di offrire opportunità anche ai giovani.

Accanto all’agroindustria, il forum ha posto al centro energia e farmaceutica. Sono ambiti nei quali il contributo italiano può comprendere tecnologie, formazione e organizzazione produttiva. La prospettiva riguarda anche le imprese specializzate nella meccanizzazione agricola, nel packaging e negli impianti industriali: competenze utili per accompagnare la crescita di produzioni locali competitive.

Durante la visita romana si è svolto anche l’incontro tra Nabbanja e il Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli, al quale ho assistito personalmente. Il 14 ottobre la Farnesina ha inoltre ospitato l’appuntamento sulla strategia internazionale italiana per il caffè, aperto da Cirielli e con la partecipazione della Prima Ministra ugandese. Un contesto nel quale cooperazione allo sviluppo e rapporti economici trovano un terreno concreto di convergenza.

Un ruolo centrale nell’organizzazione del forum è stato svolto dall’ambasciatrice Elizabeth Paula Napeyok e dalla squadra dell’Ambasciata ugandese a Roma. Il loro lavoro ha contribuito a mettere in relazione istituzioni e imprese, presentando le opportunità del Paese a interlocutori italiani.

Nabbanja ha indicato anche il criterio con cui valutare il seguito dell’iniziativa: accordi realizzati, aziende avviate e posti di lavoro creati. È un impegno che richiede continuità, progetti sostenibili e strumenti finanziari adeguati.

Per l’Italia, l’Uganda merita dunque attenzione e presenza. Il passo successivo è accompagnare i contatti con verifiche tecniche, missioni imprenditoriali e proposte operative. La collaborazione diventerà duratura quando alle opportunità illustrate a Roma seguiranno impianti, competenze e lavoro in Uganda.

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