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Il cinema italiano ricomincia da chi esordisce Dieci opere prime a Roma raccontano un cinema che cambia: giovani, famiglie, fragilità e memoria diventano lo specchio  di un Paese in trasformazione di Pierangelo Panozzo

Il cinema italiano ricomincia da chi esordisce

Dieci opere prime a Roma raccontano un cinema che cambia: giovani, famiglie, fragilità e memoria diventano lo specchio  di un Paese in trasformazione

di Pierangelo Panozzo

Il cinema italiano non ha bisogno soltanto di grandi nomi. Ha bisogno di prime volte.

Dal 28 al 30 settembre, al Cinema Caravaggio di Roma, la XXII edizione del Premio Cinema Giovane & Festival delle Opere 

Prime porta davanti al pubblico dieci film d’esordio. Non è soltanto una rassegna: è una fotografia interessante di ciò che  sta accadendo nel nostro cinema.

I numeri aiutano a comprenderlo. Nel 2025 sono stati classificati 403 lungometraggi, il 29% in più rispetto al 2021. 

Di questi, 272 sono interamente italiani e altri 92 coproduzioni. Nelle sale, la produzione nazionale ha conquistato il 33,3%  delle presenze, con 22,7 milioni di biglietti venduti: il miglior risultato dal 2016.

Dietro i numeri, però, ci sono soprattutto nuove storie e nuovi sguardi.

Le dieci opere selezionate dal Cinecircolo Romano attraversano temi molto diversi, ma sembrano parlare spesso dello stesso 

Paese: quello delle famiglie che cambiano, dei giovani alla ricerca di un posto nel mondo, delle fragilità, della memoria e dei  rapporti tra generazioni.

La vita da grandi di Greta Scarano entra nel rapporto tra una sorella e un fratello autistico. Paternal Leave di Alissa Jung racconta 

l’incontro difficile tra una ragazza adolescente e il padre che non ha conosciuto. La casa degli sguardi, esordio alla regia  cinematografica di Luca Zingaretti, attraversa lutto, dipendenza e possibilità di ricominciare.

Poi ci sono la Palermo sospesa tra passato e presente di Gioia mia di Margherita Spampinato, i ventenni raccontati senza lo  sguardo degli adulti ne L’arca di Giorgio Caporali, la Napoli tragica e ironica di Nero di Giovanni Esposito, fino ad Anna, con cui 

Monica Guerritore porta sullo schermo Anna Magnani.

Sono film differenti, ma hanno qualcosa in comune: cercano persone prima ancora che personaggi.

Ed è forse questa la parte più interessante.

In un’industria cinematografica nella quale il nome conosciuto rappresenta spesso una sicurezza economica, l’opera prima rimane  un rischio. Ma senza quel rischio non arrivano nuove voci, nuovi registi e nuovi modi di raccontare l’Italia.

Dal 2004 il Premio Cinema Giovane prova a dare spazio proprio a loro. Quest’anno il pubblico avrà nuovamente un ruolo decisivo  nella scelta del vincitore.

Perché il futuro del cinema non nasce quando un autore diventa famoso.

Nasce qualche anno prima, quando qualcuno decide di credere nella sua prima storia.

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