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MUSEO GUATELLI – il mito, Itaca e Ulisse nel libro “L’ultima Sorpresa” di Tiziana Barbieri – INTERVISTA

Ozzano Taro, 5-6 Settembre 2026 –  Museo etnografico Ettore Guatelli – INTERVISTA

Le due giornate per ricordare il 26º anniversario di Ettore Guatelli,  fondatore del Museo Etnografico di Ozzano Taro, sono iniziate con un reading letterario-musicale.

Nella suggestiva penombra del porticato, le letture di Gianfranco Tosi e la chitarra di Maurizio Casaluce, hanno fatto da cornice alla presentazione del libro di Tiziana Barbieri “l’ultima sorpresa”.

Alla base di tutto il mito, il fascino di Itaca, e la figura di Ulisse. In antitesi ai “mitoldi” di oggi. Gli eventi sono stati organizzati dall’associazione amici di Ettore Guatelli e del Museo.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI TIZIANA BARBIERI – L’ULTIMA SORPRESA – INTERVISTA – IL MITO

“Ho scelto la mitologia perché il mito è davvero un linguaggio universale, pluripotente, che può raccontare, credo, la condizione umana e i suoi paradossi con una straordinaria ricchezza.

Per me il mito è il segno, potremmo dire, della nostra trascendenza, del fatto che abbiamo radici potenti che ci mettono in relazione col tutto. E quindi è una forma di comunicazione moltiplicata, di cui c’è molto bisogno, credo, ai nostri tempi, per farci riscoprire forse anche la nostra umanità, la connessione con gli altri, con la natura, con ciò che dà senso alla nostra vita, con il tutto, in qualche modo.

Oggi, secondo me, ci sono soprattutto mitoidi che sono a volte meno seducenti e anche più pericolosi. Credo che sia più importante trovare la relazione con i miti generativi. I mitoidi forse assecondano soprattutto la nostra egoistica aspirazione a emergere, mentre i miti ci rendono consapevoli, credo, dell’appartenenza all’umanità.

E quindi funzionano in modo esattamente opposto i mitoidi per me.

-Mitoidi?-

Mitoidi è un termine che non ho cognato io. L’ho cognato un grande antropologo.

Credo che i mitoidi ci allontanino spesso dalla nostra identità profonda e che i miti avrebbero, almeno nella mia intenzione, lo scopo di avvicinarci alla nostra identità.

I mitoidi di oggi?… sono  Il mito della trasparenza assoluta, dell’immediatezza, del presenzialismo ad ogni costo, anche quello, perché no, forse del presentismo. Sono mitoidi del sovranismo.

Potrei continuare con tanti.

E poi scrittrice, quindi pratico la parola come destino, come segno della mia identità moltiplicata. E questo è il secondo libro. Avevo esordito con un reportage saggistico dal titolo “La Route 66 America Infinita” con la stessa casa editrice Ponte Gobbo.

In qualche modo c’è una continuità anche fra i due libri, fra i due romanzi, perché hanno entrambi un carattere filosofico. Così come nel primo mi ero sforzata di interpretare l’identità americana. In questo libro ho voluto analizzare un soggetto indefinito e indefinibile che è un segno complesso, Ulisse, che è in qualche modo un’immagine archeologica archetipica dell’uomo europeo che non ha mai finito di dire ciò che ha da dire.

Quindi l’indefinito e la moltiplicazione dei sensi sono un po’ il nesso fra i due libri. L’ultima sorpresa probabilmente è quella che ognuno di noi deve far accadere nella propria vita se ha il coraggio di riuscire in questa sfida. Non è un titolo romantico, è un titolo anzi da questo punto di vista forse fuorviante perché allude invece proprio nel suo senso autentico, originario, all’azione del destino che ci prende da sotto e ci convoca a rendere conto, a rispondere delle scelte della nostra vita.

È proprio questo il nucleo fondamentale del mio libro. Le due barchette sulla copertina del libro sono il segno metafisico, visto che il libro ha una forte valenza metafisica perché racconta in qualche modo il rapporto tra la vita che si è declinata, che è accaduta e quella che avrebbe potuto essere. E in questa tensione fra ciò che è e ciò che noi desideriamo consiste poi in fondo tutto il senso del nostro esistere.

Ecco, le due barche credo ci propongano un’apertura, suggeriscono un orizzonte che dobbiamo noi individuare.

Per me Itaca  è una terra straordinaria che ho visitato recentemente dove ho respirato proprio l’atmosfera ulissiaca. Certo, l’Itaca è la meta a cui noi dobbiamo arrivare ma per trovarla abbiamo bisogno anche di stare lontano e credo che Ulisse ci insegni poi soprattutto questo pendolarismo.

Il fatto che noi umani abbiamo bisogno del porto e abbiamo bisogno del mare. Abbiamo bisogno di allontanarci dalle scelte fatte ma anche di ritrovarle in una relazione, diciamo così, dinamica perché siamo soggetti contraddittori. Dicevo prima che amo molto il mito perché tiene insieme tutte le anime della nostra identità così complessa”.

GROPPI CESARE TG PARMENSE

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