MOSTRA LAI-GUATELLI
La mostra di MARIA LAI “UN FILO TRA LE MANI” rimarrà aperta fino al 3 Maggio negli orari di apertura del Museo
Sold-out al Museo Etnografico Ettore Guatelli di Ozzano Taro, nella “prima” della stagione 2026 di “GUATELLI CONTEMPORANEO”, con la mostra “Un filo tra le mani” di Maria Lai. Fili come segni di difficoltà Guatelli-Lai, mondi comuni in territori diversi
JESSICA ANELLI DIRETTORE DEL MUSEO ETTORE GUATELLI
“Rappresenta un progetto di sperimentazione, perché con questo progetto abbiamo, ci siamo dati come obiettivo quello di mettere in dialogo i linguaggi dell’arte contemporanea con il patrimonio del Museo Ettore Guatelli. Un progetto strategico che è di lunga durata e quindi ci permette di ampliare sicuramente le nostre attività ma soprattutto di avviare nuove riflessioni, lanciare nuovi stimoli su quest’opera che è un caso unico del Museo Guatelli a livello internazionale”
MARIA SOFIA PISU DELLA FONDAZIONE E ARCHIVIO “MARIA LAI”:
“I fili rappresentano, sono grovigli, grovigli che escono fuori dalle pagine, vengono incontro.
È la materia che si amplia, che esce dal suo involucro. I fili rappresentano la difficoltà di raggiungere appieno il senso di quello che c’è scritto. La molteplicità dei significati che possono avere le parole e i racconti.
La storia dell’uomo, quante interpretazioni possiamo dare alla lettura. Il libro è anche l’oggetto per eccellenza che ci fa crescere e meditare. È il luogo dove facciamo altre esperienze, dove ci rendiamo consapevoli del mondo.
Diventiamo cittadini del mondo leggendo ciò che gli autori ci lasciano nei libri. Il suo discorso è che questi libri servono per conoscere se stessi. Tutte le opere d’arte.
Conoscere il mondo, ma la conoscenza del mondo ci rende consapevoli del nostro ruolo. L’ultima è l’altro quattro. Natali di guerra.
Quella è una poesia drammatica composta nel 2000. Una poesia sul Natale, in cui il Natale è visto in tutto il suo dramma. Non è più un evento gioioso, ma è un evento che può fare paura.
Soprattutto perché è nato questo evento. La nostra gioia del Natale in qualche maniera ignora un evento drammatico che c’è stato accanto alla nascita del nostro Salvatore, cioè l’eccidio degli innocenti. La strage degli innocenti.
È come dire che dietro ad ogni speranza c’è sempre il dramma. Il dramma di tanti. C’è sempre tanto dolore.
Tuttavia ogni anno il presepio si rinnova come segno di speranza. Viviamo sempre in un’altalena di speranza e di dolore”.
ALESSANDRO CUOMO CURATORE DELLA MOSTRA ETNOGRAFICA “MARIA LAI”
“Per noi è stato molto importante iniziare questa edizione 2026 di Guatelli Contemporaneo con questa mostra di Maria Lai perché mette insieme tanti elementi che fanno parte anche del mondo di Ettore Guatelli. Quindi questo amore per il territorio, anche se in questo caso parliamo di due territori diversi, territorio contadino, territorio dell’Apennino Parmense per Ettore e la Sardegna dura degli anni 70-60 del dopoguerra per Maria Lai. E poi questo tema del recupero di tutto quello che è artigianato, di quello che è umile, che parte dalle tradizioni, da questi racconti, di queste favole di Maria Lai che hanno origine, questa origine che si collega al sacro, a questa cultura ancestrale, a queste ritualità che poi sono speciali in quest’arte al femminile.
Tutto questo si condensa negli infiniti scambi che questo luogo, il Museo Ettore Guatelli, mette in circolo, queste connessioni che come in un racconto, e come con il filo che troviamo nelle cuciture e nei lavori di Maria Lai, creano una poetica e una serie di infinite connessioni, in particolare per quanto riguarda il tema dell’educazione. Da una parte Ettore Guatelli, maestro elementare, dall’altra Maria Lai, artista, insegnante, colta, che però non disdegnava il rapporto con le scuole materne, con le favole per i bambini, e quindi questi sono stati un po’ gli elementi che hanno reso necessaria questa mostra in questo luogo speciale. Noi abbiamo detto, e abbiamo dato questo titolo, di un filo tra le mani, quindi il tema delle mani, del lavoro, dell’artigianato, della semplicità.
Vedendo Gianni, che è il cugino di Ettore, che passa dietro questa vetrata, Gianni mi ha detto, mentre allestivamo la mostra, che Ettore diceva che se questa cosa c’è è stauta utile all’uomo e quindi va conservata. Maria conservava più la storia, la cultura, l’oggetto del territorio, però sono due personalità che, come nell’intervento di Pietro Clemente, sono molto vicine, scorrono parallele in ambiti leggermente diversi, perché uno è un artista e l’altro è un maestro elementare, illuminato, che usa la didattica e questo luogo per creare connessioni. Quindi questi sono gli elementi di questo progetto”.
GROPPI CESARE
