Da Jeddah al Brasimone: il debutto nucleare dei giovani cinesi affonda le radici in una lunga cooperazione con l’Italia Un oro e tre argenti alla terza Olimpiade Internazionale di Scienze Nucleari raccontano l’ultimo capitolo di una storia iniziata negli anni della Breda Nucleare e proseguita fino agli accordi Westinghouse in Pennsylvania. Parma ha contribuito con le pompe Robuschi per fare il vuoto negli “air-lock” – di Pierangelo Panozzo
Da Jeddah al Brasimone: il debutto nucleare dei giovani cinesi affonda le radici in una lunga cooperazione con l’Italia
Un oro e tre argenti alla terza Olimpiade Internazionale di Scienze Nucleari raccontano l’ultimo capitolo di una storia iniziata negli anni della Breda Nucleare e proseguita fino agli accordi Westinghouse in Pennsylvania.
Parma ha contribuito con le pompe Robuschi per fare il vuoto negli “air-lock”
di Pierangelo Panozzo
Jeddah, 8 agosto 2026. Sul podio della terza International Nuclear Science Olympiad (INSO), quattro liceali di Pechino salgono per ricevere un oro e tre argenti al debutto assoluto della Cina nella competizione. Un risultato che, letto con gli occhi di chi il settore nucleare civile lo ha attraversato per oltre quarant’anni, non è un episodio isolato ma l’ultimo anello di una catena che parte da molto lontano — e che passa, in una parte non marginale, anche dall’Italia.
Una competizione giovane, un settore in piena espansione
L’INSO è nata nel 2024 con il sostegno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, pensata sul modello delle altre olimpiadi scientifiche internazionali ma dedicata specificamente alle scienze nucleari. Alla terza edizione, svoltasi a Jeddah dal 2 all’8 agosto, hanno partecipato circa 120 studenti e specialisti da 19 paesi — tra cui, oltre alla Cina, Giappone, Russia, Turchia, Malesia, Indonesia e la stessa Arabia Saudita, paese ospitante. Le prove hanno coperto fisica nucleare, radioprotezione e combustibile nucleare, in forma sia teorica sia sperimentale.
La squadra cinese, quattro studenti di istituti superiori di Pechino, si è classificata tra i paesi di vertice: oro per Liu Siqi, dell’80° Liceo di Pechino (campus Wangjing), argento per Wang Yuanfu, Sun Rongze e Zhang Yuxuan. A guidare la delegazione, Wang Peng — vicecapo economista del China Institute of Nuclear Industry Strategy e presidente della China Atomic Energy Press — ha dichiarato l’intenzione di Pechino di rafforzare la divulgazione delle scienze nucleari tra i giovani, in coerenza con un piano di espansione del parco reattori cinese che ha portato il paese da undici reattori operativi nel 2009 a oltre sessanta nel 2026, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e della World Nuclear Association.
Le radici italiane di una filiera globale
Chi ha lavorato nell’ingegneria nucleare civile italiana tra Breda Nucleare, Ansaldo Nucleare e il Centro Ricerche ENEA del Brasimone, sul finire del secolo scorso, ricorda un’epoca in cui le delegazioni tecniche cinesi erano ospiti ricorrenti degli stabilimenti e dei laboratori del nord Italia, in un flusso di scambi che anticipava di anni l’attuale corsa cinese al nucleare civile. Si tratta di una testimonianza diretta, maturata sul campo in quegli anni, che meriterebbe oggi una ricostruzione documentale più sistematica da parte degli archivi aziendali e istituzionali coinvolti.
Ciò che è invece pienamente documentato è il capitolo più recente e strutturato di questa cooperazione. Il Centro Ricerche ENEA del Brasimone, sull’Appennino tosco-emiliano, ha stretto negli anni recenti due protocolli d’intesa con istituzioni della Chinese Academy of Sciences: uno firmato il 28 luglio 2017 sulle tecnologie dei metalli liquidi pesanti per applicazioni nucleari, l’altro il 27 dicembre 2018 — quest’ultimo con l’Hefei Institutes of Physical Science — sulla cooperazione nei campi della fissione e della fusione, entrambi con durata quinquennale secondo il registro ufficiale delle cooperazioni scientifiche internazionali dell’ENEA (che non ne conferma un eventuale rinnovo oltre la scadenza). Il Brasimone, va ricordato, resta uno dei poli mondiali di riferimento per la tecnologia dei reattori refrigerati a piombo (LFR), guidata in Europa dal progetto ALFRED sviluppato da Ansaldo Nucleare in collaborazione con ENEA e i rumeni di RATEN.
Il capitolo Westinghouse-Pennsylvania
Ma è sul fronte industriale, più che su quello della ricerca, che si è consumato il trasferimento tecnologico più rilevante dell’ultimo ventennio. Nel luglio 2007 Westinghouse Electric — con sede storica a Cranberry Township, in Pennsylvania — firmò con la State Nuclear Power Technology Corporation (SNPTC) cinese un accordo da 5,3 miliardi di dollari per la costruzione di quattro reattori AP1000 nei siti di Sanmen (Zhejiang) e Haiyang (Shandong): i primi reattori di progettazione statunitense di terza generazione mai costruiti in Cina. L’accordo includeva una clausola di trasferimento tecnologico che diede a SNPTC il diritto di ricevere la documentazione di progetto e, negli anni successivi, di svilupparne una variante nazionale, il CAP1400, con proprietà intellettuale cinese. Nel 2013 la partnership si è ulteriormente formalizzata con una joint venture, la SNPTC-WEC Nuclear Power Technical Services, dedicata allo sviluppo di una filiera di fornitura cinese per componenti AP1000 su scala globale.
In questo processo, il contributo italiano non fu marginale: Ansaldo Nucleare collabora con Westinghouse allo sviluppo della tecnologia a sicurezza passiva dell’AP1000 fin dal 2000, portando nel progetto competenze maturate proprio nella tradizione ingegneristica italiana degli anni immediatamente precedenti.
Una traiettoria coerente
Visti in sequenza, questi elementi — la presenza cinese nei laboratori italiani di fine anni Novanta, gli accordi di ricerca ENEA-Brasimone più recenti, il trasferimento tecnologico Westinghouse degli anni Duemila, fino alla prima medaglia d’oro cinese in un’olimpiade internazionale di scienze nucleari — restituiscono l’immagine di una traiettoria lunga e coerente: quella di un paese che ha costruito la propria autonomia nucleare civile anche attraverso relazioni tecniche e scientifiche con partner occidentali, Italia inclusa, fino a raggiungere oggi una competitività che si misura sia sul piano industriale sia, come dimostra Jeddah, su quello della formazione delle nuove generazioni.
