Mozambico, si spegne l’ultimo testimone cardinalizio della guerra civile: addio a Júlio Duarte Langa – di Pierangelo Panozzo

0
MOZAMBICO

Mozambico, si spegne l’ultimo testimone cardinalizio della guerra civile: addio a Júlio Duarte Langa

di Pierangelo Panozzo

Maputo — Se n’è andato in silenzio, come aveva vissuto gran parte del suo lungo ministero episcopale: senza clamore, ma lasciando dietro di sé un segno profondo nella storia della Chiesa mozambicana. Il cardinale Júlio Duarte Langa, vescovo emerito di Xai-Xai, è morto lunedì 3 agosto al Central Hospital di Maputo, all’età di 98 anni, stroncato da un’insufficienza renale bilaterale sopraggiunta troppo rapidamente perché i medici potessero intervenire. A confermarlo è stato l’arcivescovo emerito della capitale e amministratore apostolico della diocesi di Xai-Xai, monsignor Francisco Chimoio, con parole che restituiscono la sobrietà di un commiato africano: “Non c’era più tempo. Se n’è semplicemente andato — è tornato al Padre.”

Con la sua scomparsa, il Collegio cardinalizio scende a quota 240 porporati, di cui 116 elettori e 124 non elettori: un numero che, per chi segue le dinamiche interne della Curia romana, non è mai un dettaglio neutro, specie in un pontificato — quello di Leone XIV — ancora nella fase di consolidamento dei propri equilibri geografici all’interno del Sacro Collegio.

Nato il 27 ottobre 1927 a Mangunze, nella provincia di Gaza, Langa apparteneva a quella generazione di sacerdoti africani formatisi ancora sotto l’amministrazione coloniale portoghese, nei seminari di Magude e Namaacha, all’ombra dell’allora arcidiocesi di Lourenço Marques. Ordinato sacerdote il 9 giugno 1957, fu nominato vescovo — allora della diocesi di João Belo, ribattezzata Xai-Xai pochi mesi dopo — da Paolo VI il 31 maggio 1976, in uno dei momenti più delicati della storia mozambicana: l’indipendenza dal Portogallo era arrivata da appena un anno, e il Paese stava già scivolando verso la lunga guerra civile che lo avrebbe insanguinato fino agli accordi di pace firmati a Roma il 4 ottobre 1992, sotto l’egida della Comunità di Sant’Egidio.

Per ventotto anni — fino al ritiro nel 2004 — Langa guidò la sua diocesi attraversando quel conflitto senza mai abbandonare il proprio popolo, in una regione già segnata da carestie, epidemie e calamità naturali ricorrenti. Il suo motto episcopale, In finem dilexit eos — “Fino alla fine li amò” — non fu una formula di circostanza, ma la sintesi di un episcopato vissuto in trincea pastorale, spesso in condizioni di isolamento e pericolo reale.

Meno noto al grande pubblico, ma di rilievo storico-culturale non trascurabile, è il suo contributo alla traduzione dei testi del Concilio Vaticano II nelle principali lingue del Mozambico: un lavoro paziente di mediazione linguistica e teologica che avvicinò la riforma conciliare alle comunità cattoliche locali, in un Paese dove il pluralismo idiomatico è ancora oggi una sfida pastorale quotidiana.

Papa Francesco lo creò cardinale nel concistoro del 14 febbraio 2015, assegnandogli il titolo di San Gabriele dell’Addolorata — uno dei cinque porporati nominati in quell’occasione già troppo anziani per partecipare a un futuro conclave, ma insigniti, come recitava la formula pontificia, per la loro “carità pastorale al servizio della Santa Sede e della Chiesa”. Fu il secondo cardinale nella storia del Mozambico, dopo Alexandre José Maria dos Santos, che lo aveva consacrato vescovo nel 1976.

Le esequie si svolgeranno in tre tappe, secondo un rito che riflette la geografia della sua vita pastorale: il 6 agosto una prima Messa nella cattedrale di Maputo, seguita dal trasferimento della salma a Xai-Xai per l’Eucaristia pomeridiana; il 7 agosto giornata di preghiere comunitarie; l’8 agosto il trasferimento finale a Xonguene, dove il cardinale sarà sepolto nel Santuario di Nostra Signora di Lourdes al termine della Messa delle 9.

Se ne va, con Júlio Duarte Langa, uno degli ultimi testimoni diretti — dal pulpito episcopale — della stagione più drammatica della storia mozambicana post-coloniale. La sua eredità resta affidata non solo ai testi liturgici che ha contribuito a tradurre, ma alla memoria di una Chiesa che, in mezzo alla guerra, scelse di restare.

Lascia un commento