LABORATORIO APPENNINO – intervento di Giampaolo Dallara

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GIAMPAOLO DALLARA LABORATORIO APPENNINO – SETTEMBRE 2025

È un piacere essere qui con voi, anche da abitante ancora del nostro appennino, orgoglioso abitante, anche per potervi dare qualche esempio di qualcosa che sta funzionando. Si è parlato di spopolamento, secondo me uno dei problemi grossi nello spopolamento è che le famiglie hanno bisogno che i loro figli possano andare a scuola, possibilmente anche alle scuole medie e superiori. Nelle nostre valli era diverso, perché qui non c’è un solo appennino, ce ne sono due.

Nella Valtaro c’è un baricentro robusto, solido, con un ospedale che funziona, con delle scuole che funzionano. È una capitalina, noi invece siamo un po’ periferici rispetto a quel mondo. Si stava veramente sgretolando, c’era quello che doveva essere la diga Fornovo, si stava sgretolando anche quello perché c’era un istituto tecnico che aveva 500 studenti nel 2000, era arrivato nel 2011 che ne aveva 200, ormai era vicino alla chiusura.

Poi è successo qualcosa che ha cambiato un pochettino le cose. È nato il GADDA e in quel periodo, subito dopo, si sono messe insieme le imprese del territorio, l’associazione industriale, degli imprenditori e si è dato vita a questo Innovation Farm che doveva accompagnare il GADDA nel percorso di crescita. Fortunatamente c’erano anche dei professori molto bravi come la Presidente Margherita Rabaglia che veramente volevano dare la sua mano alla crescita di questo territorio e a ricomporre questo polo scolastico che si stava sgretolando.

È nata poi l’Innovation Farm, si sono messi insieme tutti e adesso le cose sono completamente cambiate perché adesso ci sono 900 iscritti e continuano a crescere. Un po’ di tempo dopo è arrivato anche l’ITS Maker degli istituti tecnici della regione, si erano uniti per fare delle scuole di specializzazione dei pieni post diploma, è arrivato anche lì. Si sono messi insieme delle scuole di formazione per vedere di fare anche dei corsi post laurea.

Il risultato è che adesso il mondo è veramente tutta un’altra cosa e ci sono state attrezzature di primissimo livello, qualsiasi cosa necessaria, veramente investimenti incredibili, la magia i tre quarti dal privato. Arriva a dire che i soldi non sono stato un problema grosso ma i tre quarti sono venuti dal privato. Fortunatamente c’era la Fondazione Cariparma che ha contribuito per 3 milioni e mezzo, poi dopo c’è stata anche Innovation Farm, un team di Formula 1 un po’ sgangherato, il team HAAS ha già dato 2 milioni e ne deve dare ancora per il futuro perché ci sono dei laboratori incredibili.

Il risultato è che adesso l’istituto funziona, è anche diventato un liceo delle scienze esplicate e quindi vengono anche da Gaiano e da Collecchio. Nella mia testa funzionerà quando verranno da Collecchio e saliranno a Fornovo. Adesso questo sta anche capitando, ci sono tutti questi costi di formazione che sono veramente di tutti i livelli, vengono a vedere a Fornovo quelli di Ferrari e non solo, come funzionano.

Io penso che adesso anche quello che sta nascendo, questo centro di formazione per i prodotti dell’alimentazione, si ispirino a quanto è successo. Il risultato, quando mi dicono ma tu hai problemi di personale dico assolutamente no, perché poi è successa un’altra cosa. Le università della regione si sono messe d’accordo, hanno detto facciamo delle scuole di specializzazione ad altissimo livello per tutte le materie del mondo dell’automobile.

Università di Ferrara, Modena e Reggio, Bologna e ovviamente Parma. Dieci corsi diversi, tutti lauree specialistiche, tutti in inglese, il 30% degli studenti possibilmente al di fuori della comunità europea. Parma ha avuto assegnato l’aureo specialistico in racing car chassis design e nella nostra academy il primo piano è incomodato gratuito perché c’è l’università di Parma che gestisce meravigliosamente questo corso e noi stiamo molto orgogliosi che di tutti i dieci corsi che ci sono, sono quelli che hanno più richiesta e che tanti cercano di venire lì e poi non ce la fanno a trovare un posto, magari finiscono, non dico i E veramente questo ci rende incredibilmente orgoglioso.

Quando mi dicono voi come fate, noi tutto quello che ci serve, abbiamo tutte le preparazioni possibili perché contribuiamo anche a farlo, perché anche Experis per esempio aiuta a creare le cose che mancano e si fanno i corsi di formazione. In questo momento ci sono 900 iscritti all’istituto più altri 900 sono formati e si continua sempre di più e funziona sempre benissimo e allora il next step dice che cosa bisogna fare?

Bisogna pensare al dopodomani, per esempio noi ci siamo resi conto che tutti questi ragazzi arrivano da tutte le parti del mondo, molti anche dall’Italia ma pochissimi da Parma e fare un corso a Varano non è come Saraparma che prendi il tram e ci vai e non sarà anche uno studentato. Lo facciamo non per 25 lo facciamo per 60 perché ci sono tutti questi corsi di specializzazione, perché magari ci saranno da insegnare delle altre cose.

Adesso il next step è proprio quello lì, che cosa abbiamo tutto? Ha risolto tutto? No, siamo agli inizi e ci sarà se saremo capaci di immaginare che cosa ci servirà in futuro. La partita è quella, non possiamo farla da solo, non può nemmeno farla alla scuola, non può nemmeno farla all’università, dobbiamo riuscire ad immaginare insieme dove potremmo arrivare e è veramente bello vedere questa spinta comune e cercare di immaginare di che cosa avremo bisogno. Poi dopo c’è anche la fondazione, questa è un’altra cosa, è nata per promuovere la crescita sociale e culturale del territorio.

Abbiamo cercato anche di renderla solida perché il 50% degli utili della famiglia finiscono alla fondazione, fino a tanto che sarà tanto robusta da poter andare avanti per proprio conto. Veramente deve avere quello che serve, ma deve avere anche i laboratori, deve avere le persone, deve avere anche chi ti aiuta fuori. Noi per un momento non sapevamo come si fa una fondazione, ci siamo rivolti alla fondazione Golinelli che è una delle associazioni più preparate per lavorare sul territorio, per aiutare un territorio a crescere e stiamo vivendo un’avventura nuova che ci dà tanta soddisfazione e soprattutto il contribuiamo anche noi a rendere un qualcosa del tanto che abbiamo avuto, contribuiamo a fare la nostra parte, molto orgogliosi anche quando vengono a vedere come funziona questa università.

Cosa fate voi? La settimana scorsa c’era un evento fantastico, c’erano 2000 studenti con 15 università da tutti i paesi d’Europa che presentavano le loro vetture elettriche, autonome e anche a combustione. Era veramente una crescita di gioventù e in quel giorno lì c’erano anche quelli di Indianapoli, della Purdue University, a capire come eravamo e già si sta pensando a fare dei gemellaggi, l’anno 21 dei summer camp con gli studenti di là che vengono là. Cominciamo a vedere qualcosa di estremamente positivo che ti porta anche ad immaginare un dopodomani bello che ha un difetto solo, secondo me, che non sarà quello di oggi.

Noi dovremmo adesso, se vogliamo che sia bello anche il dopodomani, riuscire ad immaginare il dopodomani, riuscire a dar vita a iniziative magari un po’ rischiose perché col mondo come adesso ne provi tre e ne funziona uno, ma se non ne provi neanche, se non ne provi tre, se non le provi rischi di non arrivarci. Quindi la partita è continuare a giocare, a pensare. Ecco questo l’hai fatto.

Che cosa dobbiamo fare domani? Cosa dobbiamo fare dopodomani? Perché se ci accontentiamo, no scusate, se lo dice uno di 90 anni allora dicono che cosa ancora vede, però la partita è tutta qui, noi dobbiamo adesso riuscire a immaginare quali saranno le necessità dei giovani del dopodomani. E forse se cominceremo tutti insieme con umiltà a pensare, qui si è parlato di laboratori, ecco dovrebbe esserci un laboratorio permanente, cosa bisogno, non varranno la nostra città, il nostro paese, ma il nostro appennino, di che cosa c’è bisogno, che cosa possiamo fare, come possiamo arrivarci, con la consapevolezza che dovremo anche provare delle strade che non avranno successo ma che fa parte del pensare, ti andrà bene se ne provi tre, forse se ne provi uno ti funziona bene, ma il mondo adesso va così. Ecco allora tutti insieme, mi piacerebbe che ci fossero tanti giovani e non è facile coinvolgerli, perché lo vedo anch’io, ho anch’io i nipoti, insomma, però dobbiamo imparare anche a coinvolgerli loro per cercare di immaginare che potrebbe essere il loro futuro e dare una mano a quello che potrebbe essere il loro futuro, il nostro appennino, come potremmo fare fra vent’anni di avere il nostro appennino almeno non più vuoto da adesso.

Sono stato l’altro giorno a Bore, vedo un sacco di, è bellissimo, delle case in ordine, mi dicono sì però, alla domenica sera vanno via, ecco, come potremmo fare per avere, almeno che non continui questo spopolamento, proviamo a immaginare cosa ci può essere. Una delle prime cose è senz’altro fare in modo che dall’appennino ci sia l’accessibilità ad una scuola comoda per cui possono andare almeno alle scuole medie e superiori. Adesso lì da noi ce l’abbiamo fatta, però non è finita, c’è ancora una partita grossa da giocare, questa qui e ci sarà bisogno di tutti noi, compresi i vostri figli e i vostri nipoti”.

GROPPI CESARE

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