COLLECCHIO l’intelligenza artificiale ha un peccato originale, non esiste. Incontro CNA Parma Spazio d’Arte Magazzino 61

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SMASCHERAMENTO- AI

Collecchio, 6-3-2026 – Spazio d’Arte incontro CNA Parma – Intelligenza Artificiaeù

Il termine AI coniato dal matematico inglese McCartney era uno studio probabilistico, e per fare colpo e attrarre finanziamenti lo chiamò così. Un incontro con imprenditori soprattutto per connessioni reali. A colloquiare con l’esperto Enrico Paccini il presidente dei giovani imprenditori CNA di Parma Filippo Lancellotti.

ENRICO PACCINI esperto di Intelligenza Artificiale:

L’intelligenza artificiale ha un peccato originale, non esiste. La chiamo un’intelligenza artificiale, ma non è mai esistita e probabilmente non esisterà mai, anzi, sostengo che non esisterà mai l’intelligenza artificiale, però è nata negli anni 50. Negli anni 50 c’è stato….

Un meccanismo un po’ meno intelligente artificiale, ma è sempre efficace. McCartney era un matematico inglese e ha cognato lui questo filone su cui studiare l’intelligenza artificiale, che poi in realtà era matematica, era calcolo probabilistico, era statistica, però per attirare finanziamenti l’ha chiamata intelligenza artificiale, perché faceva colpo, era “ganzo”. Già negli anni 50 funzionava così.

E noi ci siamo trascinati nel tempo questo termine di intelligenza artificiale, che poi l’abbiamo visto nei film, l’abbiamo visto in tanti ambiti, ci siano fatti dei film, non tempo. Letteralmente, proprio. Esatto.

E oggi si parla di intelligenza artificiale e immaginiamo sempre qualcosa che pensa, in realtà non pensa a nulla. Oggi l’intelligenza artificiale è semplicemente un calcolo statistico, le risposte che dà, il risultato che si ottiene, è quello che molto probabilmente è quello che si voleva. Perché l’intelligenza… Non vedo lui, non vedo qua, vedo solo voi.

Questo matematico aveva racchiuso in un istituto in inglese, in Inghilterra, questi matematici e da lì hanno appognato questo termine.

Ma era semplice calcolo statistico. In realtà, quando noi scriviamo sul chart GPT il nostro prompt, che per mesi e mesi non capivamo che cosa era, è il momento in cui noi buttiamo dentro qualcosa. Lui analizza il nostro testo e sulla base di quello che gli è stato dato come attestamento restituisce quello che probabilmente è la cosa più vicina a quello che ci aspettiamo.

E da qui si capisce anche perché spesso risponde per o per poco. Non è che ha le famose allucinazioni. Perché lui guarda a livello statistico.

Se voi gli domandate, parliamo di pesca? Ma io sto parlando di pesca frutto o pesca, l’attività sportiva della pesca? E lui ci dà la risposta che a livello statistico è quella più utilizzata. E da qui noi diciamo c’è qualcosa che non va. No, è che lavora in questo modo l’intelligenza artificiale.

Mentre l’essere umano è molto più complesso, molto più articolato. Noi abbiamo il dolore, abbiamo la speranza, abbiamo un vissuto che non riesce l’intelligenza artificiale a valorizzare e a quantizzare. Ecco perché io dico che non potrà mai essere come noi.

Certo, potrà sostituirci in molte cose, ma nelle quali noi siamo già dei mezzi computer, dei mezzi robot. Quando svolgiamo delle attività ripetitive, che per noi ci sembra il lavoro normale che svolgiamo quotidianamente, in realtà stiamo facendo cose ripetitive in quel caso lì. L’intelligenza artificiale ci batterà sempre.

Ma c’è una cosa che l’intelligenza artificiale non farà mai. Non farà domande, darà solo risposte..

 

GROPPI CESARE

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