Il Grande Silenzio di Mosca La Russia mette l’FSB ai comandi delle telecomunicazioni: la nuova legge di Putin che ridisegna il confine tra sicurezza e controllo – di Pierangelo Panozzo

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CREMLINO FSB

Il Grande Silenzio di Mosca

La Russia mette l’FSB ai comandi delle telecomunicazioni: la nuova legge di Putin che ridisegna il confine tra sicurezza e controllo

di Pierangelo Panozzo

21 febbraio 2026

C’è una Russia che non fa rumore quando stringe il pugno. Agisce con la silenziosa efficienza di chi sa che il potere vero non si annuncia: si consolida. E la firma apposta dal presidente Vladimir Putin su una nuova legge che obbliga gli operatori di telecomunicazioni a interrompere i servizi su ordine dell’FSB — il Servizio Federale per la Sicurezza — è esattamente questo: un atto discreto, tecnico in apparenza, ma denso di significati politici che rimandano a un’architettura del controllo costruita pazientemente nel corso di un quarto di secolo.

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. È piuttosto l’ultimo mattone di un edificio che i legislatori russi stanno erigendo da anni, con una metodicità che ha pochi paragoni nelle grandi potenze contemporanee. Ma questa volta la portata della norma è tale da meritare un’analisi che vada oltre la cronaca.

Una legge che nasce dalla “revisione” di una parola

Il dettaglio più rivelatore non è nel testo finale, ma nel percorso parlamentare. Nella prima lettura alla Duma di Stato, il disegno di legge prevedeva che gli operatori dovessero agire su “semplice richiesta” dell’FSB. Una formulazione che lasciava intravedere una sfumatura, un margine interpretativo.

Alla seconda lettura quella parola è sparita. Al suo posto: “ordine”, “ingiunzione”.

Non è un dettaglio lessicale. Nel diritto russo, il passaggio da richiesta a ordine segna il salto da una facoltà amministrativa a un obbligo assoluto. In termini pratici, significa che gli operatori non potranno opporsi, né ritardare, né chiedere verifiche giudiziarie: dovranno semplicemente eseguire.

L’FSB e il peso della continuità storica

Per comprendere il significato della norma occorre ricordare chi riceve questo potere. L’FSB è l’erede diretto del KGB, il sistema di sicurezza sovietico che per decenni ha incarnato il controllo politico capillare.

La nuova legge amplia notevolmente il raggio d’azione dell’apparato: non si limita più all’intercettazione o alla sorveglianza, ma introduce la possibilità di ordinare la sospensione totale delle comunicazioni — telefoniche, internet, dati — in aree geografiche, segmenti di rete o categorie di utenti.

Inoltre, la norma stabilisce esplicitamente che le aziende di telecomunicazioni non saranno ritenute responsabili per le interruzioni causate dall’esecuzione degli ordini. In altre parole: l’obbedienza diventa non solo obbligatoria, ma anche giuridicamente protetta.

Il potere discrezionale dei decreti presidenziali

Un elemento cruciale è ciò che la legge non dice. Le circostanze in cui l’FSB potrà ordinare lo spegnimento delle comunicazioni non sono definite nel testo normativo. Saranno stabilite da decreti presidenziali successivi.

Questo meccanismo trasforma la legge in una cornice elastica: il perimetro applicativo resta volutamente aperto, affidato alla discrezionalità dell’esecutivo. Ciò significa che il campo di utilizzo potrà evolversi nel tempo senza bisogno di ulteriori passaggi parlamentari.

Un tassello nel sistema di controllo digitale russo

La norma si inserisce in una traiettoria legislativa ben precisa. Negli ultimi anni Mosca ha costruito un sistema di sovranità digitale che include:

•infrastrutture per isolare la rete russa dal web globale

•obblighi di localizzazione dei dati

•restrizioni su VPN e piattaforme straniere

•capacità di filtraggio centralizzato del traffico

Il nuovo provvedimento rappresenta un salto qualitativo: non più solo filtrare o rallentare, ma interrompere completamente i flussi comunicativi.

Le possibili applicazioni future

Secondo analisti di governance digitale, il potenziale della norma va ben oltre le emergenze di sicurezza nazionale.

“Strumenti di questo tipo non vengono pensati solo per scenari estremi,” osserva un ricercatore europeo di politiche digitali. “Servono soprattutto come leva preventiva: la sola possibilità di spegnere le comunicazioni modifica il comportamento sociale e politico dei cittadini.”

Tra gli scenari considerati plausibili dagli osservatori internazionali:

•proteste di massa o mobilitazioni politiche

•tensioni elettorali interne

•crisi regionali o conflitti locali

•momenti di instabilità economica

In tutti questi casi, la capacità di interrompere rapidamente la comunicazione tra cittadini rappresenta uno strumento di controllo senza precedenti.

Implicazioni per la libertà di informazione

In un contesto già caratterizzato da forte pressione sui media indipendenti e da severe leggi contro la diffusione di informazioni considerate “sensibili”, la nuova norma introduce una dimensione ulteriore: la possibilità di spegnere l’ecosistema comunicativo alla radice.

Non si tratta più soltanto di censurare contenuti, ma di rendere impossibile la comunicazione stessa.

Il significato politico del “grande silenzio”

C’è un valore simbolico nella modalità con cui questa legge è entrata in vigore: senza clamore, senza annunci solenni, quasi in sordina.

È coerente con un modello di potere che non si limita a reagire al dissenso, ma mira a prevenirlo. Un modello in cui il controllo non si manifesta necessariamente con la repressione visibile, ma con la capacità di intervenire prima che la contestazione prenda forma.

La domanda finale non riguarda solo la Russia, ma il rapporto tra tecnologia e potere nel XXI secolo: fino a che punto uno Stato può controllare le infrastrutture della comunicazione senza alterare irreversibilmente il rapporto tra cittadini e autorità?

La storia suggerisce una risposta parziale: quando il silenzio può essere imposto tecnicamente, il conflitto non scompare — cambia semplicemente forma, spostandosi in spazi meno visibili, più difficili da governare e, spesso, più destabilizzanti nel lungo periodo.

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