Un pane e una medicina: la Chiesa copta e la Fratellanza Umana
di Pierangelo Panozzo
Al Cairo, nella sede papale, una firma ha messo insieme due mondi che raramente si incontrano in un unico atto: la tradizione millenaria della Chiesa copta ortodossa e la Fondazione “Fratellanza Umana”, nata dal dialogo tra le fedi. Giovedì 29 ottobre 2026 Papa Tawadros II ha assistito alla sottoscrizione di un protocollo di cooperazione destinato ai poveri, ai malati e a chi non ha voce: assistenza sociale e sanitaria, senza distinzioni di credo.
Per la Chiesa copta ha firmato padre Moussa Ibrahim, portavoce ufficiale. Per la Fondazione ha firmato monsignor Yoannis Lahzi Gaid, presidente del consiglio di amministrazione. Intorno a loro, i responsabili dell’ufficio del Papa e i membri del consiglio della Fondazione. Una cerimonia sobria, nel solco di ciò che la Chiesa copta sa fare da secoli: servire prima di spiegare.
Chi c’è dietro la Fondazione
Monsignor Lahzi Gaid, sacerdote copto cattolico egiziano, è stato dal 2014 al 2020 segretario personale di Papa Francesco, primo cattolico orientale a ricoprire quell’incarico. Rappresenta la Santa Sede nell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, nato dopo il Documento firmato ad Abu Dhabi nel 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar.
La Fondazione è un’organizzazione benefica egiziana, operante sotto la supervisione del governo, che traduce quel Documento in opere concrete: la Casa della Misericordia per gli orfani, l’ospedale materno-infantile “Bambino Gesù”, i convogli medici che raggiungono villaggi e quartieri poveri, la scuola per persone con bisogni speciali e, dal 2023, i ristoranti “Fratello” con pasti gratuiti per i bisognosi.
Cosa prevede l’intesa
Il protocollo punta a unire le forze nei servizi umanitari, sociali e sanitari: sostegno ai poveri e cura di malati, orfani, anziani e persone con disabilità, senza discriminazioni. Nel corso dell’incontro, monsignor Lahzi Gaid ha illustrato le attività della Fondazione, tra cui l’orfanotrofio nella nuova capitale amministrativa, il progetto “Bambino Gesù” e le missioni mediche organizzate con l’Ospedale Italiano, che offrono gratuitamente cure, esami e interventi chirurgici a bambini e famiglie. Nell’ultimo anno, ha precisato, sono stati trattati novemila casi.
La formula scelta da monsignor Lahzi Gaid per descrivere l’obiettivo è semplice e potente: “un pane e una medicina”, da offrire a un numero sempre maggiore di persone. Per lui il protocollo è insieme una benedizione e una grande responsabilità.
Le parole del Papa e del portavoce
Papa Tawadros ha ricordato che l’impegno sociale esiste in ogni angolo del mondo, ma quello vissuto dalla Chiesa ha un tratto speciale: nasce da uno spirito d’amore che non fa differenze tra le persone. Ha espresso gioia per la partecipazione della Chiesa copta a questa missione e per una collaborazione che migliorerà l’assistenza ai più bisognosi.
Padre Moussa Ibrahim ha sottolineato che l’incontro tra istituzioni diverse produce frutti concreti per chi ha bisogno, traducendo in pratica la missione dell’amore cristiano e rafforzando la vicinanza e la conoscenza reciproca.
C’è anche un significato che va oltre l’Egitto. Una Chiesa ortodossa orientale e una fondazione nata dal dialogo cattolico-islamico scelgono di lavorare fianco a fianco su un terreno comune, quello della cura. È la fratellanza umana che smette di essere dichiarazione e diventa servizio.
Un segno per il Mediterraneo e per l’Africa
In un tempo di conflitti e di diffidenze, i gesti più duraturi sono spesso i più silenziosi: una firma, un ospedale, un pasto caldo. L’intesa del Cairo non cambia gli equilibri geopolitici, ma indica un metodo. Le comunità di fede possono essere ponti operativi, non solo morali, quando mettono in rete competenze, strutture e fiducia.
Per l’Egitto e per l’intero continente africano, dove sanità e assistenza restano una sfida quotidiana, è un modello da osservare. Un pane e una medicina: due cose piccole, che bastano a ricordare perché la fratellanza ha senso solo se si può toccare con mano.
