Brennero, un primato mondiale che deve valere anche per la vita Il nuovo collegamento ferroviario sotto le Alpi avvicinerà l’Europa e potrà ridurre il traffico pesante. Un’opera da sostenere, senza dimenticare chi la costruisce e la storia che attraversa. di Pierangelo Panozzo

Brennero, un primato mondiale che deve valere anche per la vita

Il nuovo collegamento ferroviario sotto le Alpi avvicinerà l’Europa e potrà ridurre il traffico pesante. Un’opera da sostenere, senza dimenticare chi la costruisce e la storia che attraversa.

di Pierangelo Panozzo

Ci sono opere che cambiano la geografia delle opportunità. La Galleria di Base del Brennero è una di queste: 55 chilometri tra Fortezza e Innsbruck che, insieme alla circonvallazione ferroviaria austriaca, formeranno un collegamento sotterraneo di 64 chilometri, destinato a essere il più lungo al mondo nel suo genere. La sua importanza, però, supera la misura: significa avvicinare il Mediterraneo e l’Europa centrale.

È un progetto che merita sostegno. Tra Fortezza e Innsbruck il viaggio in treno passerà dagli attuali 80 minuti a circa 25. Per persone e imprese sarà un cambiamento concreto: meno tempo per attraversare le Alpi, più possibilità di scambio, una ferrovia davvero competitiva.

Un beneficio da costruire

Portare più merci dalla strada alla rotaia può ridurre emissioni di CO₂, congestione e rumore nelle valli alpine. Il risultato, tuttavia, dipenderà da quanto traffico si sposterà davvero sui treni, e il vantaggio climatico andrà valutato nel tempo, tenendo conto anche delle emissioni prodotte dal cantiere.

Il tunnel, da solo, non basta. La capacità di spostare il traffico pesante sulla rotaia dipenderà anche dalle tratte di accesso, a monte e a valle. A sud è in corso il potenziamento della linea del Brennero fino a Verona; a nord resta decisivo l’adeguamento dei collegamenti verso Monaco di Baviera. Una galleria di base ad alte prestazioni, collegata a una rete che non regge gli stessi volumi, rischierebbe di restare sotto il suo potenziale.

Il primato prende forma

Secondo BBT SE, sono stati scavati 221 dei circa 230 chilometri dell’intero sistema di gallerie, oltre il 96%. Ma è l’avanzamento degli scavi, non quello dell’opera: restano da completare le lavorazioni residue, l’attrezzaggio ferroviario, gli impianti e i collaudi.

Il 28 luglio 2026 gli scavi italiani e austriaci si sono congiunti nelle due gallerie ferroviarie principali al confine, dopo il collegamento del cunicolo esplorativo del 18 settembre 2025. Sono traguardi importanti, non l’arrivo.

Sul calendario resta un’incertezza. A marzo 2026 l’ANSA riportava l’ipotesi di uno slittamento dell’apertura dal 2032 al 2034, legato alle procedure per l’attrezzaggio ferroviario. Non è una scadenza fissata, ma sostenere l’opera significa anche chiedere chiarezza sui tempi di messa in esercizio.

La sicurezza dentro il progetto

La grandezza dell’infrastruttura impone altrettanta attenzione alle persone che la costruiscono.

Secondo l’ANSA, a marzo 2025 i morti nei cantieri dall’inizio dei lavori erano cinque sul versante austriaco e nessuno su quello italiano. Il numero delle vittime, da solo, non basta a misurare la sicurezza: servono dati su lavorazioni, addetti e ore di esposizione al rischio. La Fillea Cgil segnalava differenze nei turni e nelle procedure tra i due versanti, un tema che merita approfondimento e confronto con committente e imprese.

Dietro l’avanzamento delle gallerie ci sono famiglie colpite e colleghi che hanno visto spezzarsi una vita sul lavoro. Prevenzione, formazione e controlli devono accompagnare ogni fase del cantiere: la sicurezza è parte della qualità dell’opera, quanto la sua affidabilità tecnica.

Il confine e la memoria

Il Brennero porta con sé una storia che precede questo progetto. Dopo l’8 settembre 1943, lungo la sua ferrovia passarono convogli diretti ai campi nazisti. Alla fine della guerra la stessa direttrice vide il ritorno dei sopravvissuti: a Balconi di Pescantina furono organizzati soccorso e accoglienza per chi rientrava dalla prigionia e dalla deportazione.

Per molti italiani il Brennero fu anche il passaggio verso il lavoro all’estero. Io lo attraversai il 1° settembre 1972, per emigrare in Germania. L’autostrada non era ancora ultimata: l’A22 sarebbe stata percorribile per intero soltanto dall’11 aprile 1974.

È anche per questo che guardo alla nuova galleria con interesse e fiducia. Su quella direttrice è passata una parte della mia vita; sotto quelle montagne si prepara un collegamento che servirà altre generazioni.

Il Brennero merita di diventare un simbolo della capacità europea di costruire insieme. Il suo successo si misurerà nei collegamenti migliori, nelle merci trasferite sui treni, nell’adeguamento delle tratte di accesso, nella tutela delle valli. E dovrà comprendere la responsabilità verso ogni lavoratore, perché tornare a casa, alla fine di un turno, è il primo risultato che un grande cantiere deve garantire.

Questo articolo è stato reso possibile grazie alle relazioni istituzionali del Rotary Club di Frosinone, che desidero ringraziare per il sostegno e per l’attenzione dedicata al tema.

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