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ONU, Bachelet si ritira: sulla successione a Guterres pesa l’incognita dei veti di Pierangelo Panozzo

ONU, Bachelet si ritira: sulla successione a Guterres pesa l’incognita dei veti

di Pierangelo Panozzo

Michelle Bachelet lascia la corsa, ma la successione ad António Guterres resta aperta. Sabato 19 settembre l’ex presidente cilena ha annunciato su Instagram il ritiro della candidatura a Segretario generale delle Nazioni Unite. La decisione è arrivata all’indomani del terzo sondaggio informale del Consiglio di Sicurezza, che aveva confermato il forte indebolimento della sua posizione. Un’uscita di peso, che riduce il numero dei concorrenti senza risolvere il problema decisivo: trovare un nome capace di superare lo scoglio dei veti. Reuters

Secondo i risultati circolati sulla consultazione, Bachelet avrebbe raccolto un solo voto di incoraggiamento, undici di scoraggiamento e tre indicazioni di «nessuna opinione». Lanciata a febbraio con il sostegno di Cile, Brasile e Messico, la sua candidatura aveva perso già a marzo l’appoggio del governo di Santiago. Il sostegno degli altri due Paesi non è bastato a invertire la tendenza. Bachelet ha comunque rivendicato il valore della propria iniziativa e il contributo al dibattito su una futura guida femminile e latinoamericana dell’ONU. Folha de S.Paulo

In testa resta la costaricana Rebeca Grynspan, con nove incoraggiamenti, cinque scoraggiamenti e una «nessuna opinione». La guyanese Carolyn Rodrigues-Birkett segue con otto, sei e uno. Sono i numeri riferiti da fonti diplomatiche, non risultati pubblicati ufficialmente dal Consiglio. Le due candidate conservano un vantaggio, ma nessuna ha ancora trasformato il proprio consenso in una prospettiva sicura di nomina. Reuters

La distinzione è essenziale. Queste consultazioni sono segrete e non vincolanti: servono a misurare gli orientamenti dei quindici membri del Consiglio e a verificare quali candidature possano avanzare. Uno scoraggiamento non costituisce un veto formale. L’impiego di schede differenziate per i membri permanenti, nelle successive consultazioni, permette di individuare i segnali di una possibile opposizione decisiva.

Per ottenere la raccomandazione del Consiglio occorrono almeno nove voti favorevoli e nessun voto contrario di Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti. La nomina spetta poi all’Assemblea Generale. È questa architettura a rendere insufficiente una semplice classifica: una candidatura numericamente forte può bloccarsi davanti a un solo membro permanente; una meno sostenuta può guadagnare spazio se diventa accettabile per tutti e cinque.

Con il ritiro di Bachelet rimangono sette candidati. Oltre a Grynspan e Rodrigues-Birkett, sono in corsa l’argentino Rafael Grossi, l’ex presidente senegalese Macky Sall, le ecuadoriane Ivonne Baki e María Fernanda Espinosa e l’ugandese Olara Otunnu. Resta possibile l’ingresso di altre figure, soprattutto se le prossime consultazioni dovessero confermare lo stallo.

La presenza di cinque candidati provenienti dall’America Latina e dai Caraibi mantiene centrale la dimensione regionale della successione. Finora soltanto un latinoamericano, il peruviano Javier Pérez de Cuéllar, ha ricoperto l’incarico. Nessuna donna ha mai guidato le Nazioni Unite. Sono elementi di forte rilievo politico e simbolico, che tuttavia non garantiscono l’esito della selezione.

Il mandato di Guterres termina il 31 dicembre 2026. Le prossime consultazioni potranno chiarire se le favorite riusciranno ad ampliare il consenso o se si aprirà uno spazio per un candidato di compromesso.

Il ritiro di Bachelet lascia dunque una domanda che va oltre la sua candidatura: quale leadership sono disposte ad accettare le grandi potenze? Dalla risposta dipenderà anche il margine d’azione del prossimo Segretario generale, chiamato a difendere l’autorevolezza dell’ONU in un sistema internazionale sempre più diviso.

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