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Mar Rosso, sanzioni e riarmo: la sicurezza diventa un fattore industriale Un caccia italiano colpito in Arabia Saudita, la nuova legge americana su Russia e Iran, i miliardi Ue per missili e droni: tre notizie in quarantotto ore. di Pierangelo Panozzo

Mar Rosso, sanzioni e riarmo: la sicurezza diventa un fattore industriale

Un caccia italiano colpito in Arabia Saudita, la nuova legge americana su Russia e Iran, i miliardi Ue per missili e droni: tre notizie in quarantotto ore.

di Pierangelo Panozzo

19 settembre 2026

Nel giro di quarantotto ore, tre notizie apparentemente lontane hanno mostrato quanto la sicurezza sia diventata una variabile economica concreta per l’Italia e per l’Europa.

Nella notte tra il 17 e il 18 settembre la base aerea saudita di Ta’if è stata attaccata e un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare è rimasto danneggiato. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha precisato che nessun militare italiano è stato coinvolto e che il velivolo, a terra, si trovava in un’area decentrata della base. L’autore dell’attacco non è stato indicato ufficialmente; il contesto è la nuova escalation tra Arabia Saudita e Houthi. Non è un episodio isolato: a marzo un drone attribuito all’Iran aveva già distrutto un MQ-9A italiano nella base kuwaitiana di Ali Al Salem.

Intanto la situazione attorno a Bab el-Mandeb si aggrava. Secondo Reuters, gli Houthi hanno conquistato il porto di Mocha e avanzato lungo il tratto meridionale della costa yemenita del Mar Rosso. Roma si prepara a rafforzare la presenza navale, senza aver ancora chiarito quali unità impiegherà. La posta in gioco è alta: secondo Assarmatori, circa il 40% del commercio estero italiano passa da Suez. A luglio, dopo l’annuncio del blocco houthi contro l’Arabia Saudita, i premi assicurativi contro i rischi di guerra per il Mar Rosso meridionale erano saliti da circa lo 0,3% allo 0,75% del valore della nave, con quotazioni superiori all’1%.

Il 18 settembre il presidente Donald Trump ha firmato la legge intitolata a Lindsey Graham, il senatore scomparso a luglio. Il testo amplia le sanzioni contro energia, settore della difesa e flotta ombra russi e autorizza dazi fino al 100% sulle merci provenienti dai Paesi che acquistano energia russa o aiutano Mosca ad aggirare le sanzioni. Sull’Iran non introduce nuove misure, ma proroga fino al 2031 l’Iran Sanctions Act. Il presidente conserva ampia discrezionalità, comprese le deroghe: per le imprese europee il nodo sarà quindi l’applicazione, non il testo. Solo le designazioni operative diranno quali controparti, banche e intermediari finiranno nel mirino.

Sul fronte europeo, l’Unione ha erogato all’Ucraina 3,3 miliardi di euro attraverso l’Ukraine Support Loan, destinati soprattutto ad acquistare missili e droni. Lo stesso giorno la Polonia è entrata nella coalizione nata a luglio con l’Ucraina e altri nove paesi europei per sviluppare un sistema antibalistico più economico del Patriot. Tempi, specifiche e criteri di accesso per i fornitori non sono ancora noti.

Che cosa ne deriva? È una lettura personale, ma i tre fronti convergono su un punto: cresce la domanda di protezione di basi e infrastrutture, di lavorazioni meccaniche di precisione e di componentistica per droni, sensori e contromisure. A beneficiarne, però, saranno soprattutto le aziende in grado di garantire filiere pienamente tracciabili e standard elevati di sicurezza industriale.

Per l’industria italiana la sfida non è solo produrre. È dimostrare da dove viene ogni componente e a chi è destinato.

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