La regola e la cura: i due volti del Diritto Internazionale Umanitario nella Croce Rossa Italiana
Sorella Emilia Bruna Scarcella e Alessandra Lazzari raccontano, da prospettive diverse, come le norme umanitarie diventino formazione, disciplina e assistenza sul campo.
di Pierangelo Panozzo
Mentre a Villa Ormond è in corso la Sanremo Round Table on Current Issues of International Humanitarian Law, giunta alla 49ª edizione e dedicata quest’anno alle trasformazioni della guerra contemporanea e alle nuove sfide poste al Diritto Internazionale Umanitario, sono presenti anche Sorella Emilia Bruna Scarcella e la dottoressa Alessandra Lazzari: due figure che, in ambiti diversi, contribuiscono a rendere ogni giorno concreto quel diritto, nella formazione, nella disciplina e nella pratica quotidiana della Croce Rossa Italiana.
Ci sono organizzazioni che, per statuto, non possono permettersi di scegliere da che parte stare. La Croce Rossa Italiana è tra queste: centosessant’anni di storia costruiti sull’unico principio che nessun conflitto è mai riuscito a cancellare, quello dell’Umanità. Ma oltre la dimensione commemorativa, fatta di cerimonie, riconoscimenti e anniversari, esiste un lavoro quotidiano, meno visibile e più esigente, che tiene insieme due dimensioni essenziali della missione della Croce Rossa: l’assistenza alle persone vulnerabili e la diffusione della conoscenza e del rispetto del Diritto Internazionale Umanitario (DIU).
Sorella Scarcella e le Infermiere Volontarie: l’ordine come principio operativo
Dal 2019 Sorella Emilia Bruna Scarcella è Ispettrice Nazionale del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, le “Crocerossine”. Nate nel 1908, sono presenti da allora in ogni scenario in cui l’Italia abbia dovuto portare soccorso: dai due conflitti mondiali ai terremoti di Messina, Belice, Friuli, Irpinia e L’Aquila, fino alle missioni internazionali a Baghdad, Nassiriya, in Kosovo, in Libano, in Afghanistan e ad Haiti. Sorella Scarcella ha fatto di “Ordine e Armonia” il proprio imperativo categorico, come lei stessa ha avuto modo di definirlo in una intervista rilasciata alla stampa di settore. Non è solo disciplina di caserma: è applicazione pratica dei sette Principi Fondamentali del Movimento — Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontarietà, Unità e Universalità — nel momento più delicato, quello in cui il diritto smette di essere norma astratta e diventa gesto. L’assistenza al ferito, la vicinanza ai familiari nell’attesa di notizie, la presenza silenziosa negli ospedali da campo.
Per il suo impegno durante la pandemia, il Presidente Nazionale della CRI le ha conferito la benemerenza “Tempo della Gentilezza” nella categoria Eccellenza, riconoscimento condiviso con altre personalità distintesi per coerenza e dedizione in quei mesi drammatici. Ma è nella continuità del suo mandato — dagli incontri periodici con le Ispettrici Regionali fino alle missioni di pace più recenti, comprese quelle a sostegno della popolazione ucraina — che si misura il valore reale del Corpo: un Corpo ausiliario delle Forze Armate, con una propria specifica identità umanitaria e sanitaria, che applica il DIU senza mai smettere di essere, prima di tutto, un corpo di cura.
Alessandra Lazzari e la diffusione del DIU: la regola che precede e accompagna l’azione
Se le Infermiere Volontarie rappresentano l’applicazione del DIU sul terreno, la dottoressa Alessandra Lazzari, Delegata Tecnica ai Principi e Valori Umanitari del Comitato CRI di Bologna, ne incarna la trasmissione culturale e giuridica. Tra le figure più attive nella diffusione del Diritto Internazionale Umanitario sul territorio bolognese, Lazzari cura da anni corsi rivolti a volontari, cittadinanza, Forze Armate e professionisti del diritto — tra cui un aggiornamento nazionale accreditato con i massimi crediti formativi dall’Ordine dei Giornalisti, segno di quanto la conoscenza del diritto applicabile ai conflitti armati sia ormai ritenuta indispensabile anche per chi racconta i conflitti, non solo per chi li combatte o li subisce.
È stata lei, lo scorso maggio, a curare la cornice culturale delle celebrazioni per i 160 anni del Comitato di Bologna, in occasione dello svelamento del primo Scudo Blu della provincia — il simbolo che identifica i beni culturali protetti dal diritto internazionale in caso di conflitto armato — affisso sulla facciata di Palazzo d’Accursio alla presenza del sindaco Matteo Lepore. E sempre a Lazzari si deve, insieme alla Delegata di Sede Locale Silvia Marani, l’organizzazione degli incontri pubblici sul ruolo della Croce Rossa “in pace e in guerra”, nei quali i Trend Umanitari e il concetto di Umanitarismo 2.0 vengono spiegati non come esercizio accademico, ma come strumento concreto per comprendere i conflitti ibridi del presente.
Due pilastri, un solo mandato
Non è un caso che il DIU nasca, storicamente, dallo stesso impulso da cui nasce la Croce Rossa: la battaglia di Solferino, il gesto di Henry Dunant, la prima Convenzione di Ginevra del 1864. Da allora il Movimento ha sempre camminato su due gambe — la cura di chi soccorre e la regola di chi istruisce — che si tengono insieme senza mai sovrapporsi. Le storie di Sorella Scarcella e della dottoressa Lazzari, per quanto distanti per ruolo e per linguaggio, raccontano la stessa cosa: che il Diritto Internazionale Umanitario non è un capitolo residuale del diritto internazionale pubblico, ma la condizione minima perché, anche nel disordine della guerra, resti qualcosa di umano da proteggere.
