Paestum, la BMTA 2026 guarda al futuro: archeologia, digitale e nuove frontiere del turismo culturale – di Pierangelo Panozzo

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Paestum, la BMTA 2026 guarda al futuro: archeologia, digitale e nuove frontiere del turismo culturale

di Pierangelo Panozzo

PAESTUM – C’è un luogo nel Mediterraneo dove, per quattro giorni, il passato non viene soltanto custodito, ma diventa strumento per immaginare il futuro. È Paestum, l’antica Poseidonia della Magna Grecia, che dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 ospiterà la XXVIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA), uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’incontro tra patrimonio archeologico, turismo culturale, ricerca e sviluppo dei territori.

Direttori di musei e parchi archeologici, istituzioni, archeologi, studiosi, operatori turistici, università, divulgatori e professionisti del settore torneranno a confrontarsi in una manifestazione che negli anni ha saputo trasformare l’archeologia da materia apparentemente riservata agli specialisti in una leva di dialogo internazionale, innovazione e crescita economica.

La cornice è essa stessa parte del racconto. Il cuore della manifestazione sarà ancora una volta il Next ex Tabacchificio di Cafasso, significativo esempio di archeologia industriale a poca distanza dai celebri templi dorici di Paestum. Un luogo che conserva la memoria del lavoro del Novecento e che oggi vive una seconda stagione come spazio dedicato alla cultura e all’incontro.

È proprio questo dialogo tra memoria e futuro a rappresentare una delle chiavi dell’edizione 2026.

Al centro sarà infatti il rapporto tra archeologia e innovazione tecnologica. ArcheoVirtual, la mostra internazionale dedicata alle tecnologie multimediali, interattive e virtuali applicate al patrimonio culturale, celebra quest’anno vent’anni di presenza alla BMTA con il tema “La narrazione del passato attraverso il digitale”.

Realtà virtuale, ricostruzioni tridimensionali, sistemi immersivi e nuovi strumenti digitali stanno modificando profondamente il modo in cui il patrimonio viene studiato, conservato e soprattutto raccontato. Non si tratta di sostituire l’esperienza diretta dei luoghi, ma di ampliarla: rendere comprensibile ciò che il tempo ha cancellato, ricostruire contesti perduti e consentire al visitatore di avvicinarsi alla storia attraverso linguaggi sempre più accessibili.

La dimensione internazionale rimane uno degli elementi distintivi della Borsa. Paestum diventa ogni anno luogo d’incontro tra istituzioni, destinazioni turistico-archeologiche e operatori provenienti da numerosi Paesi, mentre il Workshop professionale mette in relazione l’offerta del turismo culturale con buyer europei e internazionali selezionati dall’ENIT.

Il programma prevede un articolato calendario di conferenze, incontri, workshop, laboratori e momenti di divulgazione, con centinaia di protagonisti chiamati a confrontarsi non soltanto sulla tutela del patrimonio, ma anche sulla sua capacità di generare sviluppo sostenibile, occupazione e nuove opportunità per territori spesso lontani dai grandi circuiti del turismo di massa.

Ed è proprio qui che la BMTA assume un significato che supera i confini dell’archeologia.

Il patrimonio culturale può infatti diventare uno strumento di rigenerazione delle aree interne, favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici e contribuire alla nascita di economie locali fondate sulla qualità, sulla conoscenza e sull’identità dei territori. Ferrovie storiche, itinerari archeologici, piccoli musei, borghi e paesaggi culturali possono così essere collegati in una nuova idea di viaggio, più lenta, consapevole e sostenibile.

Particolare attenzione continuerà a essere dedicata anche all’archeologia subacquea, settore legato alla grande eredità scientifica e culturale di Sebastiano Tusa, e al turismo accessibile, affinché il patrimonio possa essere realmente fruibile dal maggior numero possibile di persone.

Ma Paestum porta con sé anche un messaggio che va oltre il turismo.

Dal 2015 la BMTA promuove l’International Archaeological Discovery Award “Palmyra”, nato nell’anno segnato dalla distruzione del patrimonio archeologico di Palmira e dedicato alla memoria di Khaled al-Asaad, l’archeologo siriano che per decenni aveva custodito e studiato quel sito e che pagò con la vita la propria fedeltà alla sua storia.

Il premio ricorda che il patrimonio culturale non appartiene soltanto al Paese nel quale si trova. È parte della memoria collettiva dell’umanità e, proprio per questo, la sua difesa può diventare uno straordinario strumento di dialogo tra popoli, culture e religioni.

In un Mediterraneo attraversato ancora oggi da tensioni geopolitiche, conflitti e profonde trasformazioni sociali, questa funzione assume un valore particolare.

Paestum, città nata dall’incontro di civiltà diverse, diventa così il luogo simbolico nel quale archeologia, tecnologia e diplomazia culturale possono parlare la stessa lingua.

La XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico non sarà dunque soltanto una grande manifestazione dedicata al passato.

La sfida più interessante sarà esattamente l’opposto: dimostrare come il passato possa diventare una risorsa per costruire il futuro.

Un futuro nel quale innovazione tecnologica e memoria storica non siano antagoniste, nel quale il turismo contribuisca alla crescita dei territori senza consumarli e nel quale la tutela del patrimonio culturale continui a rappresentare un terreno di incontro tra nazioni e generazioni.

Da Paestum, ancora una volta, il Mediterraneo proverà a raccontare la propria storia guardando avanti.

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