RUGBY – Cape Town, quei pochi metri tra spettacolo e tragedia
di Pierangelo Panozzo
Due Embraer di Airlink, uno verde per gli Springboks, uno nero per gli All Blacks, hanno sorvolato il DHL Stadium di Cape Town sabato 29 agosto, pochi istanti prima del fischio d’inizio del secondo Test di “Rugby’s Greatest Rivalry”. Sotto, circa 55.000 spettatori. Sopra, un margine di sicurezza che i dati di Flightradar24 riducono a poco più di dodici metri.
Il servizio di tracciamento voli ha reso pubblica la propria lettura: l’altitudine ADS-B più bassa registrata è stata di 50 piedi a pressione standard, corretta in circa 205-210 piedi sul livello del mare tenendo conto della QNH locale di 1019 hPa. Con lo stadio alto circa 164 piedi, ne deriva una stima di margine di 41-46 piedi, ovvero 12,5-14 metri, tra la quota del tetto e la quota stimata dell’aeromobile. È bene precisarlo: si tratta di una stima ricavata dai dati disponibili, non di una misurazione diretta della distanza tra velivolo e struttura.
Le immagini, trasmesse in diretta televisiva e rilanciate all’infinito sui social, hanno restituito la sensazione di un quasi-incidente: il primo velivolo appare radente al tetto, e la sensazione di prossimità aumenta ulteriormente nel momento in cui cabra per allontanarsi. Un effetto ottico che, secondo alcuni osservatori dell’aviazione, può essere stato amplificato dalla prospettiva della telecamera, dall’assetto dell’aeromobile e dalla fase di cabrata — ma non per questo meno impressionante per chi guardava dal basso.
Airlink non si è sottratta al confronto. In una nota diffusa domenica, la compagnia ha riconosciuto le preoccupazioni emerse online, precisando che la manovra ha richiesto “pianificazione e prove approfondite”, essendo stata condotta a bassa quota e a circa 150 nodi, sotto la supervisione della South African Civil Aviation Authority e dei servizi di navigazione aerea sudafricani. Ogni equipaggio, ha aggiunto la compagnia, era composto da tre comandanti senior nei ruoli di comandante, co-pilota e responsabile tecnico-sicurezza. I dati di volo registrati a bordo, secondo Airlink, confermano il rispetto dei limiti di quota e velocità approvati e provati in precedenza dall’autorità aeronautica.
Resta, tuttavia, il nodo del margine. Chi solleva perplessità nel settore aeronautico osserva che, per quanto meticolosa sia la pianificazione, un volo condotto a distanza molto ridotta da una struttura affollata non lascia spazio a errore: una perdita accidentale di anche solo pochi metri di quota — per raffica di vento, per un ritardo nella correzione di rotta — avrebbe potuto trasformare lo spettacolo in tragedia.
Il sorvolo si inserisce comunque in una tradizione sudafricana consolidata, che affonda le radici nel passaggio di un Boeing 747 della South African Airways sopra l’Ellis Park, pilotato dal comandante Laurie Kay, prima della finale della Rugby World Cup del 1995 — anch’essa contro gli All Blacks. Una liturgia sportiva che il pubblico sudafricano conosce e attende. Ma la distanza molto ridotta di sabato scorso, rispetto alla coreografia degli anni Novanta, pone una domanda che va oltre l’entusiasmo del pre-partita: quanto margine è lecito sacrificare, in nome dello spettacolo, quando sotto ci sono decine di migliaia di persone?