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Il patto nucleare Londra-Tokyo: la sfida dei mini reattori avanzati di Pierangelo Panozzo

intesa energia nucleare

Il patto nucleare Londra-Tokyo: la sfida dei mini reattori avanzati

di Pierangelo Panozzo

 Londra e Tokyo hanno scelto Downing Street per sigillare, domenica 14 giugno, un’intesa che ridisegna le coordinate della cooperazione energetica tra le due potenze. Alla presenza della premier giapponese Sanae Takaichi e del primo ministro britannico Keir Starmer, la Japan Atomic Energy Agency, il National Nuclear Laboratory britannico e Rolls-Royce hanno firmato due memorandum trilaterali destinati ad accelerare lo sviluppo dei reattori modulari avanzati raffreddati a gas ad alta temperatura, noti come Amr, e del combustibile di nuova generazione necessario al loro funzionamento.

L’accordo non nasce dal nulla. Amplia una cooperazione già avviata tra il National Nuclear Laboratory e Rolls-Royce da un lato, e tra lo stesso laboratorio britannico e l’agenzia giapponese dall’altro, ma la novità sta nel salto di scala: per la prima volta le tre realtà si impegnano insieme su un orizzonte temporale preciso, la costruzione di un reattore demo nel Regno Unito entro la metà degli anni Trenta. Tokyo metterà a disposizione i dati di sicurezza accumulati in decenni di test sul proprio reattore ad alta temperatura raffreddato a gas, una tecnologia che il Giappone sperimenta da tempo ma che non ha mai raggiunto la maturità commerciale. Londra, dal canto suo, offre l’infrastruttura industriale e regolatoria per trasformare quella sperimentazione in un prodotto vendibile.

Sul piano tecnico, il reattore Amr di Rolls-Royce punta a una potenza compresa tra i 25 megawatt elettrici e i 75 megawatt termici per unità, con la possibilità di aggregare più moduli in micro-reti capaci di alimentare siti isolati dalla rete principale: fabbriche, centri dati, basi militari. Il combustibile previsto è il Triso, particelle ceramiche rivestite considerate intrinsecamente più sicure rispetto al combustibile nucleare convenzionale, perché in grado di raffreddarsi autonomamente anche in assenza di sistemi di emergenza attivi. È una caratteristica che pesa sia per l’uso civile sia per quello a duplice valenza, difensiva e industriale, esplicitamente richiamato dalle stesse parti firmatarie.

Resta da chiarire chi pagherà. Rolls-Royce ha già intavolato colloqui con il governo britannico su un possibile sostegno pubblico che potrebbe comprendere prestiti garantiti dai contribuenti, finanziamenti tramite debito e investimenti diretti del National Wealth Fund, il fondo sovrano costituito da Londra per orientare capitali verso le infrastrutture strategiche. È un dettaglio che merita attenzione: la corsa globale alla commercializzazione degli Amr, alla quale partecipano oggi diversi paesi e diverse aziende, si gioca tanto sulla tecnologia quanto sulla capacità degli Stati di mobilitare risorse pubbliche per abbattere il rischio finanziario dei primi impianti dimostrativi.

C’è infine un paradosso che la cronaca giapponese non può ignorare. Mentre Tokyo esporta la propria competenza sui reattori ad alta temperatura e si propone come partner tecnologico di riferimento per Londra, il suo parco nucleare domestico resta in larga parte fermo: degli oltre trenta reattori convenzionali costruiti nel paese, solo una minoranza è oggi operativa, eredità diretta del trauma di Fukushima e della cautela che ha segnato la politica energetica giapponese nell’ultimo decennio. L’accordo con il Regno Unito permette dunque a Tokyo di proiettare all’estero un know-how che fatica a tradursi in consenso interno, mentre consente a Londra di rafforzare la propria autonomia nucleare in un momento in cui sicurezza energetica e sicurezza nazionale si sovrappongono sempre più nell’agenda dei governi occidentali. La partita degli Amr, più che una semplice intesa industriale, segna l’apertura di un nuovo fronte nella competizione tecnologica tra potenze alleate, dove la cooperazione bilaterale diventa lo strumento per colmare in tempi rapidi un divario che nessuno dei due paesi potrebbe permettersi di affrontare da solo.

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