BERGAMO, CAPITALE ROTARIANA DELLA PACE
L’ICC World Peace Forum riunisce all’Hotel Life Source i vertici del Rotary Internazionale, le istituzioni civili e religiose della città orobica, e delegati da tutto il mondo
di Pierangelo Panozzo
Inviato a Bergamo
C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che il più grande forum mondiale della pace promosso dal Rotary attraverso i suoi Intercountry Committees — gli ICC, i comitati internazionali che la stessa organizzazione definisce “ambasciate virtuali tra i popoli” — abbia scelto Bergamo per il suo appuntamento più significativo del 2026. Una città che conosce la pace non come formula retorica, ma come conquista sofferta: terra di Giovanni XXIII, papa della Pacem in Terris; terra che il mondo ha imparato a conoscere, nella primavera del 2020, attraverso le immagini dei camion militari che portavano via le bare di un’intera comunità devastata dal Covid. Una città che ha pianto, e poi si è rialzata. Non poteva esserci palcoscenico più adatto per parlare di pace.
Un forum che è anche un passaggio storico
Dal 28 al 31 maggio 2026, l’Hotel Life Source di Bergamo ospita l’ICC World Peace Forum, evento che conclude il biennio presidenziale 2024–2026 dell’ICC Executive Council e apre il ciclo di governance 2026–2028. È un evento atteso, preparato con cura per mesi, che non si esaurisce in una cerimonia: è un momento costitutivo dell’architettura rotariana globale.
Il cuore pulsante del Forum è l’Assemblea Generale dell’ICC Executive Council, convocata venerdì 29 maggio, nella quale viene eletto il Presidente dell’ICC Executive Board per il biennio 2028–2030. Contestualmente, Annemarie Mostert assume formalmente la presidenza per il ciclo 2026–2028, ricevendo il testimone dalla Presidente uscente Nathalie Huyghebaert, che nella sua lettera d’invito ha scritto con quella semplicità disarmante che appartiene solo a chi ha davvero servito: “Speriamo di accogliere molti di voi questo weekend di maggio per condividere momenti di meravigliosa amicizia.”
La firma di Alessandro Pastorini, Coordinatore Nazionale ICC per Italia, Malta e San Marino, e del Governatore Distrettuale del Distretto 2042 Dr. Stefano Artese, accanto a quella di Huyghebaert, chiude il cerchio: il mondo guarda a Bergamo, e Bergamo risponde.
Gli ICC: ambasciatori senza portafolio, costruttori di pace
Per comprendere il significato di ciò che accade in questi giorni, occorre capire cosa sono gli Intercountry Committees. Nati nel 1950 come atto di fede e riconciliazione tra Rotariani francesi e tedeschi, gli ICC si sono moltiplicati fino a diventare una rete capillare di collegamenti bilaterali e multilaterali tra club e distretti di paesi diversi. Non sono organi diplomatici in senso formale: non hanno sedi, non emettono passaporti, non siglano trattati. Eppure operano con la silenziosa efficacia di chi lavora sulle fondamenta — quelle relazioni umane, quei progetti condivisi che costruiscono fiducia tra i popoli molto prima che i governi siedano a un tavolo.
La loro missione è nobile e concreta insieme: favorire la pace globale, la comprensione internazionale e la buona volontà attraverso la collaborazione tra culture diverse. Sono una delle Vie di Servizio fondanti del Rotary — quella del servizio internazionale — resa viva ogni giorno da persone comuni che credono che i confini, alla fine, siano convenzioni.
Il Working Group dell’ICC Executive Council sui Programmes, Institutional and Diplomatic Relations, che coordina dal lato italiano Jenny Elisabeth Bohlin-Panozzo, è uno dei nervi centrali di questo organismo: è lì che si definiscono le linee di sviluppo del network, le relazioni con le istituzioni internazionali, i criteri di accesso ai programmi. Un lavoro paziente, quotidiano, spesso invisibile — e per questo indispensabile.
Il sabato della pace: il Forum in plenaria
Il momento culminante è il sabato 30 maggio. A partire dalle 8:30, l’Hotel Life Source si trasforma in aula di un’assemblea senza confini geografici: delegati da decine di paesi, in rappresentanza di club ICC di ogni continente, ragionano insieme su pace, cooperazione internazionale e futuro delle relazioni tra i popoli. La traduzione simultanea è disponibile in quattro lingue — inglese, francese, tedesco e spagnolo — a testimonianza di una vocazione genuinamente plurale.
Nel pomeriggio, Bergamo Alta accoglie i partecipanti per una passeggiata attraverso la città murata patrimonio UNESCO: le mura veneziane del Cinquecento diventano metafora — perché i muri che nei secoli separavano popoli e città oggi sono beni dell’umanità intera. La sera, la Gala Dinner sulle rive del lago di Lecco chiude la giornata con il calore dei legami che, in questi quattro giorni, si sono consolidati.
L’assegnazione dell’ICC Peace Award corona i progetti che meglio hanno incarnato i valori ICC: impatto misurabile, innovazione, sostenibilità, cooperazione internazionale autentica. Non solo un premio, ma un atto di incoraggiamento verso una pratica di pace quotidiana.
Le istituzioni bergamasche: la città che abbraccia il mondo
La presenza delle principali istituzioni civili e religiose di Bergamo al Forum non è protocollo — è sostanza. È la città che dice: “Questo ci appartiene. Questi valori sono i nostri.”
Mons. Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo dal 2009, è una figura che il mondo ha imparato a conoscere nei mesi del lockdown: la sua presenza silenziosa e ferma accanto ai moribondi, il suo volto nei notiziari di tutto il mondo mentre officiava messe in una cattedrale vuota, hanno fatto di lui il pastore di una comunità ferita che cercava parole di senso. La sua presenza al Forum è un messaggio chiaro: la pace non è argomento di conferenza, è impegno di vita.
Elena Carnevali, Sindaca di Bergamo — prima donna eletta alla guida della città orobica — porta al Forum una vocazione politica nata dal sociale: dalla presidenza dell’Associazione disabili bergamaschi all’assessorato alle politiche sociali, fino alla Commissione Affari Sociali alla Camera. Una sindaca che conosce il significato concreto di inclusione e cooperazione: esattamente il lessico degli ICC.
Il Colonnello dei Carabinieri — Comandante Provinciale di Bergamo — porta al tavolo la dimensione della sicurezza intesa come presidio della legalità democratica e vicinanza ai cittadini. Una presenza che ricorda come la pace non sia un’astrazione: si costruisce ogni giorno anche attraverso le istituzioni e la fiducia tra comunità e forze dell’ordine.
Un ringraziamento doveroso al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. I funzionari del Ministro Antonio Tajani e del Ministro Edmondo Cirielli si sono adoperati con tempestività e professionalità per assicurare il rilascio dei visti ai numerosi partecipanti provenienti da Paesi extra-europei, rendendo possibile la loro presenza a Bergamo nei tempi necessari. Un contributo silenzioso ma essenziale: senza di esso, l’universalità di questo Forum sarebbe rimasta solo un’aspirazione.
Il Governatore Artese: un anno di visione per il Distretto 2042
L’architetto organizzativo di questo Forum è il Governatore Distrettuale del Distretto 2042, Dr. Stefano Artese — avvocato, dottore commercialista, già fondatore del Rotaract Merate, membro del Rotary Club Lecco Manzoni. Il Distretto 2042 è uno dei più grandi della Lombardia settentrionale e centrale: 51 club, circa 2.000 soci, province di Bergamo, Como, Lecco, Sondrio, Varese, Monza e la parte nord di Milano.
Artese ha impresso al suo anno rotariano una cifra precisa: un Rotary che “sa cambiare passo senza perdere l’identità, che agisce con coraggio nei territori, che ascolta e include, che punta su impatto, narrazione e relazioni vere.” Avere Bergamo come teatro del Forum mondiale ICC non è un caso: è il risultato di relazioni, posizionamento istituzionale e fiducia costruita nel tempo dai club locali — dal Rotary Club Bergamo, al Rotary Club Bergamo Città Alta, al Rotary Club Bergamo Nord, al Rotary Club Bergamo Sud e a tutti gli altri club del territorio — che in questi giorni siedono accanto a colleghi da decine di paesi, in un’aula temporaneamente senza confini.
Una città che ha già scelto la pace
Non è un caso che Bergamo, in questo 2026, sia diventata un epicentro del dibattito globale sulla pace. Mentre il Forum ICC si svolgeva all’Hotel Life Source, l’Università degli Studi di Bergamo conduceva parallelamente il suo ciclo Conoscere la pace — con docenti internazionali chiamati a ragionare sul fallimento dell’ordine liberale, sulla storia della pace come pratica contemporanea, sull’imperialismo digitale e l’economia di guerra. Una città che pensa la pace, che la studia, che la organizza, che la celebra.
Bergamo è, in questi giorni di fine maggio, qualcosa di più di una location: è un punto focale. Un luogo dove la storia recente — il lutto del 2020, la resilienza, la rinascita — incontra il progetto del futuro. Dove i Rotariani del mondo si guardano negli occhi, si stringono la mano, bevono insieme un Valcalepio o un moscato di Scanzo, e tornano a casa convinti — forse un po’ di più di prima — che il mondo si può cambiare. Un club alla volta, un progetto alla volta, un’amicizia alla volta.
Era questo, nel 1950, il sogno di quei Rotariani francesi e tedeschi che si incontrarono per la prima volta dopo anni di odio e di sangue. Era questo che si chiedevano: è possibile, malgrado tutto, costruire qualcosa insieme?
Settantasei anni dopo, Bergamo risponde: sì.
NELLA FOTO IN PICOLO
Stefano Artese, Governatore del Distretto Rotary 2042 A.R. 2025-2026; il Vescovo di Bergamo; Gisella Inverardi, Presidente del Rotary Club Bergamo Life Source; il Sindaco di Bergamo; Arturo Lopez, proprietario del Life Source e anfitrione dell’ICC World Peace Forum.
