VALERIA MARINI: «LA BELLEZZA È UN ATTO DI CORAGGIO, LA SOLIDARIETÀ È UN ATTO D’AMORE»
Intervista esclusiva di Pierangelo Panozzo
Gran Galà delle Margherite, XXXVI edizione — Westin Excelsior, Via Veneto, Roma
I saloni del Westin Excelsior brillano di luci e conversazioni quando Valeria Marini fa il suo ingresso. Non passa inosservata — non potrebbe, anche se lo volesse. Ma questa sera, nella cornice del Gran Galà delle Margherite giunto alla sua trentaseiesima edizione, c’è qualcosa di diverso nel suo sguardo. Meno il personaggio, più la donna. E la donna ha molto da dire.
Valeria, trentasei edizioni del Gran Galà delle Margherite. Cosa rappresenta per lei una serata come questa?
Rappresenta tutto ciò che Roma sa essere quando si ricorda di avere un’anima. Via Veneto, il Westin Excelsior, questa luce — è come tornare a casa in una casa che non hai mai abitato ma che riconosci. E poi c’è Biancamaria, che ogni anno riesce a fare qualcosa di straordinario: trasformare l’eleganza in generosità. Non è una cosa facile. Non è una cosa scontata.
Quest’anno i fondi vanno al Villaggio Don Bosco di Tivoli. Il tema della solidarietà verso i giovani le è vicino?
Moltissimo. Io sono una donna che ha costruito tutto su sé stessa, con sacrificio, con cadute e risalite che il pubblico ha visto e che non ha visto. E so cosa significa avere qualcuno che crede in te quando tu stessa fai fatica a crederci. Questi ragazzi di Tivoli meritano quella mano tesa. Meritano di sapere che qualcuno li vede. Una serata come questa non è mondanità — è un gesto concreto. E i gesti concreti cambiano le vite.
Franco Nero è il testimonial di questa edizione. Che cosa rappresenta per lei una figura come la sua?
Franco è l’Italia che il mondo ha amato. È quella generazione di artisti che non aveva bisogno dei social media per essere immortale — bastava il talento, la presenza, la disciplina. Lo guardo e penso che certi valori non invecchiano mai. Anzi, diventano più rari e quindi più preziosi.
Lei è presente questa sera insieme all’editrice russo-americana Ekaterina Shevliakova. Un incontro inaspettato?
La vita mi ha insegnato che gli incontri più belli non si pianificano. Ekaterina è una donna di grande cultura e visione internazionale — il tipo di persona che in una stanza illumina una conversazione senza alzare la voce. Mi ha colpita subito. Credo che tra donne che hanno scelto di costruire qualcosa di proprio nel mondo, ci sia un riconoscimento immediato. Una sorta di rispetto silenzioso che non ha bisogno di spiegazioni.
Parliamo di lei. Valeria Marini è stata spesso raccontata attraverso le lenti dell’apparenza. Come convive con questo?
Con ironia, ormai. Ho capito da tempo che chi si ferma all’apparenza dice più di sé stesso che di me. Io sono una donna che lavora da trent’anni, che ha attraversato momenti difficilissimi senza smettere di sorridere — non per finzione, ma perché ho scelto la vita. Il sorriso non è debolezza. È la forma più alta di resistenza.
Un messaggio per chi la guarda e pensa che la sua vita sia sempre stata facile?
Dico loro: la bellezza vera non è quella che vedi. È quella che costruisci ogni giorno nonostante tutto. Nonostante le delusioni, i tradimenti, le cadute. Io sono caduta. Mi sono rialzata. E ogni volta che mi sono rialzata ho capito qualcosa in più di me stessa. Questa è la vita. Stellare, sì — ma soprattutto vera.
La serata continua. I saloni del Westin Excelsior avvolgono conversazioni, sorrisi, promesse di solidarietà. Valeria Marini si alza, stringe una mano, sorride alla telecamera di qualcuno. È ancora lei — inconfondibile, luminosa, sorprendentemente profonda. Come questa serata.
