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Una casa per chi non ne ha una su misura. Domus-B, la scommessa umanitaria che parte dalla Calabria e guarda al mondo – DI Pierangelo Panozzo

Calabria

Una casa per chi non ne ha una su misura. Domus-B, la scommessa umanitaria che parte dalla Calabria e guarda al mondo

La Fondazione Bambino Gesù del Cairo lancia in Italia il primo modulo abitativo bariatrico pediatrico. Dietro al progetto la storia di Mariano, dodicenne calabrese affetto da una patologia rara. E sullo sfondo, una rete globale che converge: da Hospitals Without Borders a Intesa Sanpaolo, passando per il Bambino Gesù di Roma e il Gemelli

di Pierangelo Panozzo     |     Roma, 1 aprile 2026

Ci sono storie che resistono alla retorica. Quella di Mariano, dodicenne originario di Vena di Maida, piccola frazione in provincia di Catanzaro, ha attraversato i media nazionali senza smettere di pesare — nel senso più letterale e nel senso più profondo. Una patologia rara, di origine genetica, lo ha portato a raggiungere quasi duecento chilogrammi. Non una scelta, non una negligenza: una condizione clinica che la medicina conosce, che la scienza sa inquadrare, ma che la società — nelle sue infrastrutture, nelle sue normative, nel suo patrimonio edilizio — non ha ancora imparato davvero ad accogliere. Domus-B nasce qui, da questa lacuna concreta e umana, e si propone di colmarla.

 La Fondazione, Mons. Gaid e la grammatica della prossimità

La Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS è un’istituzione nata per volontà diretta di Papa Francesco, che l’aveva personalmente concepita, benedetta e affidata a una missione precisa: servire l’uomo sofferente, proteggere l’infanzia ferita, difendere la dignità umana senza distinzioni di geografia, fede o condizione sociale. Quella missione, avviata al Cairo tra i bambini delle periferie egiziane, si è nel tempo dilatata oltre i confini originari. Nel 2024, la Fondazione ha distribuito oltre 35.000 pasti e garantito cure mediche, visite specialistiche e medicinali a più di 10.000 bambini e persone vulnerabili.

A presiedere la Fondazione è Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già segretario personale di Papa Francesco. La sua figura non si lascia ridurre al profilo ecclesiastico: è quella di un costruttore di ponti — tra fedi, tra culture, tra mondi che la politica internazionale fatica a tenere insieme. È precisamente da quella visione, e da quel metodo — la prossimità concreta, la rete di fiducia, l’azione prima del comunicato — che prende forma Domus-B.

Quando la storia di Mariano è diventata pubblica, la Fondazione non si è limitata alla solidarietà simbolica. Ha preso in carico il ragazzo: cure mediche, supporto logistico, un pulmino attrezzato su misura per offrirgli autonomia e dignità quotidiana. E poi, rifiutando di fermarsi al caso singolo, ha trasformato quell’esperienza in un progetto strutturato, replicabile, capace di produrre un impatto di sistema. La vicenda di Mariano ha avuto un epilogo di rara intensità simbolica: l’incontro con Papa Leone XIV, accolto insieme a Monsignor Gaid, in udienza privata. Un gesto che sottolinea come la Chiesa, nella sua dimensione più concreta, continui a vedere i volti dove altri vedono statistiche.

 Domus-B: architettura come atto umanitario

Il progetto è formalmente avviato: la Fondazione Bambino Gesù del Cairo ha aperto una raccolta fondi sulla piattaforma For Funding di Intesa Sanpaolo, con un obiettivo di 100.000 euro entro il 31 luglio 2026. Il partner scientifico-clinico è un tandem di primissimo livello: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e il Policlinico Gemelli. Due istituzioni che rappresentano l’eccellenza della pediatria italiana e che portano al progetto non solo il nome, ma la sostanza clinica: protocolli di monitoraggio, formazione dei caregiver, produzione di documentazione scientifica.

Il modulo è un’unità abitativa di 12×3 metri, progettata secondo i criteri dell’architettura assistiva bariatrica pediatrica: accessibilità totale, domotica integrata, sistemi di sicurezza dedicati, arredi pensati per corpi che le case ordinarie non sanno accogliere. Non si tratta di una struttura ospedaliera, né di un alloggio provvisorio: è un ambiente domestico a tutti gli effetti, progettato per restituire normalità a chi ne è stato privato non per scelta, ma per la mancanza di soluzioni adeguate.

Il budget copre costruzione e allestimento, ma anche formazione dei caregiver, monitoraggio clinico continuato e produzione di un documento destinato a cambiare il dibattito nel settore: il primo Libro Bianco sull’abitazione bariatrica pediatrica, open source, con linee guida operative per famiglie, progettisti e istituzioni. Mariano sarà tra i primi beneficiari del modulo e contribuirà alla validazione del modello. La sua storia, da caso mediatico, diventa strumento di ricerca.

 

Il vuoto che Domus-B colma

C’è un dato che merita di essere letto con attenzione, perché rivela qualcosa che la cronaca ordinaria non dice mai: la normativa edilizia italiana non ha mai previsto soluzioni abitative dedicate ai minori con obesità grave e disabilità motoria complessa. Non esistono standard tecnici di riferimento. Non esiste un quadro regolatorio. Non esiste, fino ad oggi, nemmeno un termine normativo su cui costruire un indirizzo progettuale condiviso. Domus-B non colma solo un bisogno abitativo: colma un vuoto normativo che nessuno aveva ancora avuto l’urgenza — o il coraggio — di nominare.

Il contesto epidemiologico amplifica la portata del progetto. Secondo il programma di sorveglianza COSI dell’OMS Europa, nella rilevazione 2024 circa un quarto dei bambini europei tra i 7 e i 9 anni risulta in sovrappeso, con una percentuale di obesità che si attesta all’undici per cento. L’Italia, nonostante un trend in leggera diminuzione rispetto ai picchi del decennio precedente, mantiene tassi tra i più elevati dell’area mediterranea. Le obesità di origine genetica — quelle monogeniche e sindromiche, come la sindrome di Prader-Willi, cui si accompagnano spesso deficit cognitivi, endocrinopatie e gravi limitazioni motorie — configurano una sottopopolazione clinicamente distinta, cui le politiche di prevenzione ordinaria non si applicano e per cui la medicina stessa, secondo gli specialisti, è ancora alla ricerca di protocolli condivisi.

Se non adeguatamente trattata in età pediatrica, l’obesità persiste nell’età adulta nel settanta-ottanta per cento dei casi, con conseguenze gravi sul piano cardiovascolare, metabolico, psicologico e relazionale. La doppia prigionia — quella clinica e quella abitativa — che Domus-B vuole spezzare, è in realtà il riflesso di una tripla assenza: assenza di cure adeguate, assenza di spazi idonei, assenza di un quadro normativo che prenda sul serio la complessità di queste condizioni.

 

Hospitals Without Borders: la rete globale che converge

Domus-B non nasce nel vuoto istituzionale. Dietro al progetto, e intorno a Monsignor Gaid, si muove una rete che merita di essere nominata per quel che è: un’infrastruttura umanitaria globale in costruzione. È qui che entra in scena HWB — Hospitals Without Borders (www.hospitalswithoutborders.org), organizzazione non-profit con sede internazionale a Oakland, California, e ufficio europeo a Roma, che Monsignor Gaid ha contribuito a costruire insieme a un gruppo ristretto di istituzioni, imprenditori, professionisti e volontari di respiro globale. Un’impresa umanitaria unica nel suo genere, già pienamente operativa a livello mondiale.

HWB è stata fondata dall’ingegnere civile Fuad S. Sweiss, figura di lungo corso nella pubblica amministrazione americana: già Executive Director of Public Works per la City of Santa Ana, City Engineer e Senior Policy Advisor per San Francisco, commissario per la California Seismic Safety Commission per tre mandati consecutivi su nomina dei governatori Brown e Newsom, e successivamente membro del State Architects Board per nomina del governatore Newsom nel 2023. Sweiss ha portato la propria esperienza pluridecennale nella progettazione di infrastrutture complesse al servizio di una missione umanitaria: garantire accesso a strutture sanitarie di qualità a ogni comunità nel mondo, indipendentemente da reddito, latitudine o condizione politica.

Il modello operativo di HWB è semplice nella visione e sofisticato nell’esecuzione: progettare, fabbricare, installare e consegnare cliniche e ospedali modulari ovunque nel mondo, in pochi giorni o settimane, là dove la costruzione convenzionale richiederebbe anni. Le unità modulari di HWB — sale operatorie, reparti di isolamento per malattie infettive, unità di produzione di ossigeno, ospedali da campo certificati per aree di conflitto — sono già state deployate in scenari di emergenza, disastri naturali e zone di crisi sanitaria. L’organizzazione opera senza affiliazioni religiose, politiche o di genere: il criterio è il bisogno, nient’altro.

Attorno a Sweiss si è raccolto un Advisory Council e un Board of Directors che riunisce esperti internazionali di costruzione modulare, diplomazia, soccorso umanitario e medicina. Monsignor Gaid porta in questo contesto non solo il peso simbolico e morale di una figura riconosciuta a livello globale, ma la rete concreta che la Fondazione Bambino Gesù del Cairo ha tessuto in anni di lavoro sul campo: contatti istituzionali, credibilità presso le autorità vaticane e civili, e — soprattutto — la capacità di tradurre il bisogno individuale in progetto collettivo. Domus-B ne è la dimostrazione più concreta: un modulo abitativo pediatrico che nasce da una storia calabrese e porta in sé il DNA di un’organizzazione pensata per rispondere a crisi sanitarie su scala planetaria.

 

La sintesi: da Maida al mondo

C’è una coerenza profonda tra la storia di Mariano e la visione che sorregge Hospitals Without Borders. In entrambi i casi, il punto di partenza è un bisogno concreto, non astratto: un corpo che non trova spazio, una comunità che non ha un ospedale, un bambino che non può uscire di casa. E in entrambi i casi, la risposta non è la beneficenza una tantum, ma la costruzione di un modello replicabile, validabile, trasmissibile. Un prototipo, in senso tecnico e morale insieme.

Domus-B è questo: la prima unità abitativa in Italia progettata secondo criteri di architettura assistiva bariatrica pediatrica, destinata a diventare uno standard di riferimento per famiglie, istituzioni e progettisti che non sanno ancora dove guardare. E allo stesso tempo è il capitolo italiano di una narrazione più ampia, quella di chi crede che la modularità — di un ospedale, di un’abitazione, di un sistema di cura — sia la risposta più dignitosa e scalabile alle disparità che il mondo non ha ancora imparato a correggere.

La raccolta fondi su For Funding di Intesa Sanpaolo è aperta fino al 31 luglio 2026. L’obiettivo è 100.000 euro. Mariano aspetta. E con lui, migliaia di famiglie italiane che vivono la stessa doppia prigionia senza sapere che esiste già qualcuno che sta costruendo la porta d’uscita.

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